Idee
Non un prodotto da comprare, ma un’apprendista da formare. Non una rivoluzione calata dall’alto delle big tech, ma un percorso che nasce dal basso, dal tessuto delle piccole e medie imprese. È la prospettiva con cui l’Ucid di Padova – l’associazione di imprenditori, dirigenti e professionisti che cercano di applicare la dottrina sociale della Chiesa nella vita quotidiana e nel lavoro – ha chiuso venerdì 20 febbraio il ciclo di cinque incontri sull’intelligenza artificiale.
A tracciare la rotta è stato il presidente della sezione padovana Guido Zanovello, partendo da una notizia fresca: un articolo di Avvenire secondo cui ChatGpt avrebbe fornito in dodici ore un contributo originale di fisica teorica su un tema su cui gli scienziati si confrontano da decenni. Ma il cuore della sua introduzione era altrove: nel discorso «per certi versi rivoluzionario» che papa Leone XIV ha rivolto alla Fondazione Centesimus Annus. «La dottrina non è semplicemente l’insieme delle idee proprie di una religione: è imparare ad affrontare i problemi soprattutto col dialogo, è il frutto di una ricerca che cerca di trasmettere conoscenza affidabile, ordinata e sistematica». Il modo con cui affrontiamo i problemi secondo princìpi etici, ha sottolineato Zanovello, è più importante delle risposte che possiamo dare. Siamo chiamati a «fornire chiavi di dialogo fra scienza e coscienza, fra tecnologia e intelligenza umana».
Questa la bussola che ha orientato la serata. Lorenzo Pinosa, ingegnere informatico specializzato in IA e cofondatore di Aptiva, ha smontato l’idea dell’intelligenza artificiale come soluzione pronta all’uso: «Il 95 per cento dei progetti di IA generativa non dà un risultato tangibile – ha ricordato citando un rapporto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti – Il problema non è mai l’IA in sé: è l’approccio».
La sua proposta è un modello che chiama “apprendista digitale”: non un oracolo, ma un neoassunto brillante al quale serve un maestro esperto che incarni il know-how aziendale e la responsabilità umana delle decisioni. Il metodo si regge su tre pilastri: standard, strumenti e collaudo. «Senza standard, uno strumento è una teoria. Lo strumento senza esami è una roulette». Ogni caso reale diventa un nuovo test, ogni correzione rende il sistema più robusto, in un ciclo virtuoso che genera un asset di valore crescente. Pinosa ha anche lanciato un allarme: «In Europa c’è solo Mistral che tenta di eguagliare americani e cinesi. Se domani chiudessero le porte, resteremmo molto indietro».
Antonio Boccia, amministratore delegato di Aptiva, ha portato la voce dell’imprenditore. L’idea è nata da un problema concreto: liberare i commerciali dalle telefonate ripetitive di qualificazione. La soluzione – un agente vocale intelligente – ha triplicato le conversioni. Boccia ha mostrato campi di applicazione concreti: gestione chiamate, conferme di appuntamenti, solleciti di pagamento – fino a un’impresa edile che usa l’agente per ricordare ogni mattina ai capocantiere il programma della giornata. A rendere tutto tangibile, una dimostrazione dal vivo: l’IA ha simulato scenari, gestito domande impreviste e quando le è stato chiesto quando fosse nato Napoleone ha risposto senza esitazione: «Il 15 agosto 1769». «L’unico limite è la fantasia», ha detto Boccia. E sui costi: «Un’intelligenza artificiale costa un quarto rispetto a un dipendente». Alla domanda che attraversava la sala – l’IA sostituirà posti di lavoro? – i relatori hanno risposto con i dati: la tendenza non è alla sostituzione ma alla conversione delle competenze. Quando un imprenditore dal pubblico ha chiesto «Ma io, da dove comincio?», la risposta è stata disarmante: «Prenda uno strumento gratuito e gli chieda in cosa può aiutarla. Già le sa rispondere».
Le conclusioni sono toccate a don Alberto Giacomello, consulente ecclesiastico dell’Ucid che ha tenuto insieme riconoscimento e vigilanza. Da un lato, nessuna nostalgia: «Non mi sono stracciato le vesti quando il TomTom ha sostituito
la Zanichelli stradale». Dall’altro, un’analisi lucida: quello che sta accadendo è paragonabile all’arrivo di un neoassunto brillantissimo che, imparata la mentalità dell’azienda, scalza chi c’era prima. «Stavolta parliamo di un’intelligenza molto grande: non scalzerà le piccole intelligenze, subentrerà a grandi intelligenze». Citando fra Paolo Benanti, ha avvertito che «inizia la sostituzione dei processi cognitivi e creativi complessi». Poi ha aperto il documento del Dicastero per la dottrina della fede sul rapporto tra IA e intelligenza umana: «Non si deve cercare di sostituire sempre più il lavoro umano con il progresso tecnologico. Bensì occorre adoperarsi per la sua promozione». Ma ha chiuso con un appello: «Non basta spendere ventimila euro per un po’ di intelligenza artificiale. Bisogna reinventare l’azienda».
Il cerchio si è chiuso là dove Zanovello lo aveva aperto: nel dialogo tra scienza e coscienza. Un percorso in cui il punto è tenere lo human in the loop: l’essere umano dentro il circuito, non fuori.
Mistral AI è una startup francese specializzata in intelligenza artificiale, fondata a Parigi nell’aprile 2023 da ex ricercatori di Meta e DeepMind (Google). È considerata una delle principali realtà europee a poter “fronteggiare” OpenAI e rivali.