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Interrogativi aperti. Scuola, ripartiamo dagli alunni
Di fronte al nuovo anno riemerge la necessità di mettere gli studenti al centro, dalla capacità di ascoltare le loro istanze e il loro mondo. Ecco la vera priorità
IdeeDi fronte al nuovo anno riemerge la necessità di mettere gli studenti al centro, dalla capacità di ascoltare le loro istanze e il loro mondo. Ecco la vera priorità
Ci siamo lasciati alle spalle la pandemia, ma non gli interrogativi sulla scuola e la sua funzione sociale, accentuati da episodi di cronaca che hanno animato a lungo il dibattito al temine dello scorso anno scolastico. La questione del voto in comportamento assegnato agli studenti che avevano usato violenza contro una loro prof e successivamente condiviso il gesto sui social; il problema dell’orientamento scolastico e della funzione affidata a un curricolo specifico e a un docente tutor; ancora, i diffusi fenomeni di bullismo, violenza giovanile e devianza, dentro e fuori della scuola: tutti elementi che concorrono a far sorgere una domanda circa la capacità della scuola, ma non solo, di educare, oltre a istruire. Com’è possibile che la cultura e la formazione scolastica non si trasformino anche in educazione civica, senso di responsabilità, sensibilità, capacità di costruire comunità? All’interno degli istituti scolastici sono molteplici i segnali di una difficoltà dell’istruzione di parlare alla vita dei ragazzi, che apprendono ma senza partecipazione; imparano, ma in modo nozionistico; comprendono e memorizzano, ma senza che questo produca esiti apprezzabili nei comportamenti e negli stili di vita. Non solo, una cultura diffusa e pervasiva, costruita sui modelli indotti dai social e mass media, ben più radicata e incisiva, sembra rendere superficiale e non determinante il contributo offerto dalle discipline di studio, prevalendo spesso atteggiamenti improntati al disinteresse, all’individualismo, all’edonismo, alla competitività, all’esclusione, spesso alla esplicita celebrazione della violenza. In questo panorama colpisce la solitudine dei ragazzi, la loro incapacità di ascoltare e ascoltarsi, la smania che pongono in tanti comportamenti, l’instabilità, la difficoltà a fermarsi, concentrarsi, riflettere; la loro condizione di essere costantemente connessi eppure soli, continuamente sollecitati eppure annoiati, in un universo che gli adulti faticano ad abitare e comprendere. Viene allora da chiedersi se le priorità che le nostre scuole hanno individuato per innovarsi, non siano solamente dei maquillage di facciata, non costituiscano semplicemente delle risposte riflesse, che non considerano realmente le difficoltà della scuola, immaginando soluzioni più adeguate e forse radicali. Viene ancora da chiedersi se l’attenzione alla dimensione orientativa, le derive comportamentali, le difficoltà a motivare e rendere efficace e produttivo l’apprendimento non segnalino invece una carenza della dimensione educativa, che l’innovazione tecnologica e organizzativa, da sole, non potranno sostituire. Ripartire dagli alunni, dall’ascolto delle loro istanze e del loro mondo, renderli protagonisti, liberarli da paure e condizionamenti; essere capaci di relazioni e proposte, di una cultura autentica, che nella consegna di competenze celebri il rapporto fecondo fra cultura e vita; restituire alla scuola la dimensione di una comunità che educa, non preoccupata solo di efficienza e formalismo; credere nella funzione educativa dei docenti, non spegnere la bellezza del loro lavoro in pratiche e preoccupazioni burocratiche, aiutarli a sviluppare il potenziale formativo della cultura quando è nutrita di esperienza, professionalità e umanità; rimettere al centro la cura per la didattica, quella costruita dal basso, sperimentata fra colleghi e sui banchi di scuola, come capacità tecnica e professionale di rendere appassionante l’avventura di apprendere; inaugurare una scuola del dialogo e della ricerca, per costruire insieme un sapere maturo, critico, sempre in divenire, a servizio dell’umano e capace di orientare nella vita: questo è il compito della scuola, quello che anche quest’anno docenti e personale scolastico si troveranno a interpretare, con attenzione e cura per il pieno sviluppo di ogni persona.