Chiesa
Da un paio d’anni in Diocesi di Padova è attivo il progetto “Io speriamo che me la cavo”, realizzato grazie a Caritas italiana e a fondi dell’8 per mille alla Chiesa cattolica. Coinvolge sei parrocchie: tre del quartiere Arcella (Santissima Trinità, San Bellino, Buon Pastore) a cui si uniscono Pontevigodarzere, Crocifisso, Don Bosco.
«Il progetto, della durata di tre anni, nasce come evoluzione di uno precedente, “È per te”, incentrato sempre sulla povertà educativa, e si focalizza principalmente sull’attività del doposcuola parrocchiale – evidenzia la psicologa Federica Bruno, che con la collega Giulia Piovan segue il programma – È stato notato, infatti, che è proprio in questa realtà che è possibile individuare e intervenire sui bisogni di bambini e ragazzi; a volte nelle famiglie sono presenti povertà economiche, ma non c’è solo questo, mancano opportunità per i piccoli. Ultimamente, per esempio, abbiamo visto la complessità sul fronte degli strumenti digitali, sia perché alcuni di loro li utilizzano per troppo tempo, sia perché altri presentano un gap di conoscenza sul modo di usarli. Nel doposcuola, dove incontriamo bambini inviati direttamente dagli istituti scolastici sia per problematiche di tipo didattico che di altra natura, interveniamo in modo operativo».
Le figure professionali si occupano di sostenere le attività attraverso consulenze ai volontari, fornitura di materiale didattico, supporto pratico e formativo. «All’Arcella, per esempio, lavoriamo con il “Protocollo di rete” per alcuni processi educativi che, oltre a noi, coinvolgono servizi del Comune, associazioni e altre realtà territoriali. A Don Bosco invece, abbiamo proposto eventi formativi nell’ambito del digitale rivolti sia ai volontari che ai genitori dei ragazzi: ogni luogo ha esigenze diverse e il nostro contributo ne niente conto. Oltre alle attività collettive, ci occupiamo di lavorare anche con singoli nuclei familiari, seguendoli più da vicino, prevalentemente con quelli che hanno il desiderio di offrire opportunità ai figli, ma che per qualche motivo fanno fatica a soddisfare. L’impegno è inoltre nel fornire contatti e relazioni sul territorio affinché queste famiglie siano in grado di essere maggiormente autonome».
Il doposcuola permette ai piccoli di riappropriarsi di strumenti utili.
In alcuni territori dialoga direttamente con gli istituti scolastici, come a Madonna Pellegrina dove insegnanti e volontari si stanno impegnando a individuare, per ciascun alunno, le priorità educative didattiche su cui intervenire.