Fatti
“Il disegno di legge sulla pena di morte, che gode di un ampio sostegno da parte dell’opinione pubblica israeliana, è stato approvato ieri sera alla Knesset. Il Servizio carcerario israeliano ha già iniziato a predisporre strutture apposite per le esecuzioni”. Così la direttrice esecutiva di B’Tselem, Yuli Novak, commenta la legge, approvata con 62 voti favorevoli e 48 contrari, che prevede che nei casi definiti come terrorismo dalla giustizia militare la pena capitale (per impiccagione) diventi, di fatto, la sanzione predefinita per gli imputati palestinesi della Cisgiordania, applicabile entro 90 giorni dalla condanna definitiva. “Israele sta raggiungendo un nuovo punto basso nella disumanizzazione dei palestinesi, sancendo nella legge statale il loro trattamento crudele – stigmatizza Novak -. Già ora uccide sistematicamente i palestinesi senza dover rispondere delle proprie azioni. Sotto la guida dei ministri più importanti, quello israeliano sta diventando giorno dopo giorno un sistema che normalizza l’uccisione e il ferimento degli esseri umani”.
Il voto è arrivato nonostante gli appelli di diverse capitali europee – Berlino, Londra, Parigi e Roma – che avevano invitato Israele a rinunciare a un provvedimento ritenuto lesivo dei principi democratici. L’Associazione per i diritti civili in Israele (Acri) ha presentato ricorso alla Corte suprema definendo la legge “incostituzionale e discriminatoria”. L’introduzione della pena di morte si inserisce in una fase di forti restrizioni contro la popolazione parte di Israele che ha intensificato le misure di controllo sulla Cisgiordania occupata, mentre si moltiplicano gli attacchi dei coloni israeliani contro le comunità palestinesi. Per Israele si tratta di una svolta che segna una rottura con la storia del Paese: la pena capitale era stata applicata solo in due casi, nel 1948 e nel 1962. Per le organizzazioni per i diritti umani, l’approvazione della legge non solo radicalizza ulteriormente il conflitto, ma rischia di aggravare un clima già segnato da violenze quotidiane e dall’erosione delle garanzie giuridiche per la popolazione palestinese.