Chiesa
Cinque anni impegnativi, ma molto è stato seminato. Si può sintetizzare così, anche se non dice tutto, il mandato del consiglio di amministrazione dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero di Padova, in scadenza il prossimo 30 aprile. «L’obiettivo primario dell’Idsc – spiega don Paolo Rizzato, presidente del cda – è ricavare risorse per il sostentamento del clero dal patrimonio che ci è stato affidato. La crisi economica degli ultimi anni, a causa del Covid e della guerra, ha creato delle difficoltà nel corso del mandato. Nonostante questo, le scelte e gli orientamenti del consiglio di amministrazione – che ha raccolto anche il frutto del lavoro di progettazione del cda precedente – hanno dato stabilità alla gestione primaria dell’Istituto, cioè la locazione di immobili».
L’Idsc amministra il patrimonio immobiliare proveniente dagli ex benefici parrocchiali, che nel 1985, con la nascita dell’Istituto, sono stati accorpati e affidati all’ente. «La creazione degli Istituti diocesani in Italia – continua don Rizzato – è un segno concreto della comunione tra tutti i sacerdoti ai quali, anche attraverso i profitti generati dagli Idsc, è dato quanto necessario per il loro sostentamento».
Alla crescente redditività derivante dalla progressiva ottimizzazione degli introiti dai fabbricati è seguita, in particolare in questo ultimo mandato del cda, la ricerca di una migliore valorizzazione delle aree agricole, la cui coltivazione diretta è estremamente in crisi in questi ultimi anni, per le importanti difficoltà climatiche e per i prezzi decrescenti dei prodotti riconosciuti a chi produce.
«Quanto si può ottenere con l’affitto delle aree agricole – evidenzia il presidente – rende insufficienti le aspettative reddituali, soprattutto se le dimensioni dei terreni sono estremamente frazionate. Con un progetto di riconversione patrimoniale, alienando una serie di terreni non redditizi e creando le risorse economiche sufficienti, abbiamo avviato un progetto vitivinicolo e oleario. Ci siamo dati come obiettivo la valorizzazione di aree agricole di pregio, dove sono stati piantati vigneti e oliveti».
Le aree individuate sono quelle Doc (Denominazione di origine controllata) nei Colli Euganei e Dop (Denominazione di origine protetta) su Euganei e Berici. «Siamo convinti che investire non significa solamente trarre profitti economici e finanziari, ma riconsegnare bellezza alle comunità da cui provengono i patrimoni. Impegnarci in questo progetto, vuol dire recuperare un patrimonio storico, risanare e custodire ambienti naturali, anche generando una importante ricaduta economica, sociale e culturale».
L’investimento più significativo del quinquennio si riferisce a una tenuta a Torreglia – Villa Maggioni, acquisita nel 2023 – dove è in corso il recupero di una villa di fine Ottocento, e si sta ridisegnando tutta l’area intorno con impianti a vigneto e a oliveto. Alcuni oliveti si trovano anche ad Arquà Petrarca, a Cortelà (Vò), a Valnogaredo (Cinto Euganeo), a Valle San Floriano (Marostica) e nella zona di Borso del Grappa. La parte più ampia dei vigneti, già in produzione, è a Rovolon, in località Costigliola. Alcuni sono stati acquisiti recentemente nella parte alta di Castelnuovo (Teolo), sempre nell’ambito del progetto di ricomposizione patrimoniale.
Nell’autunno del 2024 è iniziato il restauro di villa Maggioni, a Torreglia, e il recupero di tutta l’area agricola. Ora si sta intervenendo sugli annessi rustici, destinati a cantina e ricovero attrezzi. «Nell’arco dei prossimi dodici mesi tutti i lavori dovrebbero concludersi. Vigneti e oliveti saranno produttivi, rispettivamente, in tre e sette/otto anni». Così viene recuperato un territorio ricco di risorse e di storia, che sarà portato a reddito nei prossimi anni, tempo necessario alla terra per restituire con generosità.
Per la gestione delle aree agricole, l’Istituto di Padova ha dato vita a una società ad hoc – una srl, società a responsabilità limitata – di cui è socio unico. «È lo strumento con cui possiamo intervenire per la gestione e la commercializzazione dei prodotti – vino e olio – nel rispetto delle norme che regolano il settore agroalimentare. La società agricola agisce in piena sintonia con l’Idsc: gli utili che potrà generare, nel rispetto di ogni normativa, anche fiscale, saranno trasferiti all’Istituto per il sostentamento del clero».
Nel corso dei cinque anni del mandato che sta per concludersi, l’Idsc di Padova, insieme con altri sette Istituti diocesani d’Italia (o società agricole collegate) – di Arezzo, Bologna, Firenze, Forlì-Cesena-Rimini, Montepulciano-Chiusi-Pienza, Vercelli e Vittorio Veneto – ha dato vita alla “Rete agricola Istituti diocesani”, un segno concreto e uno strumento moderno per la cooperazione. La “Rete” ha partecipato al V bando del Pnrr-Contratti di filiera e distretto del settore agroalimentare, promosso dal Ministero dell’agricoltura, finalizzato a incentivare progetti integrati a rilevanza nazionale (investimenti in produzione, trasformazione e commercializzazione). «Con questo nuovo strumento, gli Istituti diocesani possono collaborare impegnandosi nel sostegno reciproco. La “Rete agricola” nasce per far sì che ogni Istituto, che nell’ambito delle proprie attività agricole gestisce e commercializza dei prodotti, possa creare con gli altri una sorta di paniere e di promozione commerciale attraverso un unico marchio. Vino, olio, riso, noci, farine: questi e altri prodotti, viaggeranno con il marchio “Nostra Madre Terra”, nome ispirato all’enciclica Laudato si’ di papa Francesco».
Don Paolo Rizzato conclude così: «Il progetto di ricomposizione patrimoniale, condotto negli anni, è giunto al suo primo traguardo di valorizzazione patrimoniale. Con gli interventi in atto, e i futuri, desideriamo riconsegnare alla comunità ciò che le appartiene, senza rinunciare al nostro scopo di generare utili per la vita dei sacerdoti, usando i beni materiali per creare relazioni e solidarietà, ed essere sempre strumento di fraternità tra i presbiteri, con tutta la comunità cristiana e – perché no! – con uno sguardo attento anche alle esigenze di tutela e custodia del territorio che interessano tutta la comunità umana».
L’Istituto diocesano per il sostentamento del clero (Idsc) è stato istituito a seguito della legge 222/85, per assicurare un dignitoso contributo economico al mantenimento dei sacerdoti che svolgono un servizio in tutte le parrocchie e gli enti delle Diocesi italiane. L’avvio dell’Istituto fece seguito all’accordo di revisione del concordato tra Stato e Chiesa del 1929, che sanava il conflitto sorto in seguito all’incameramento dei beni della Chiesa da parte del Governo italiano. Gli Idsc sono regolati da uno statuto emanato dal vescovo, ma si muovono nel cosiddetto “regime pattizio”, ossia degli accordi tra Chiesa e Stato e perciò secondo regole non modificabili unilateralmente. Il loro compito è di amministrare il patrimonio pervenuto dagli ex benefici, in forma razionale e moderna, provvedendo, con i redditi di questo, alle remunerazioni per i sacerdoti.