Idee
La storia è piena di documenti, alcuni più significativi di altri, qualcuno persino rivoluzionario se non nei fini, sicuramente nel linguaggio usato. E poi ci sono quei documenti capaci di avviare un processo, sancire l’inizio di un cammino conferendone al tempo stesso un significato e una direzione. Laudato si’, l’enciclica di papa Francesco di cui in questo 2025 ricorre il decennale, è sicuramente parte di questo gruppo e a ricordarlo è il seminario “Custodire la casa comune: pratiche politiche e sociali di ecologia integrale”, secondo appuntamento promosso da Fondazione Lanza nel pomeriggio di giovedì 4 dicembre nella sala biblioteca del Centro studi e ricerche Filippo Franceschi.
«Anni fa era quasi impensabile ma la consapevolezza che i temi ecologici non sono marginali rispetto alla fedeltà al Vangelo è comune, oggi, in ambito cattolico – chiarisce don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Cei e tra i relatori dell’appuntamento – Questo ha dato origine anche a una sorta di dialogo tra mondo cattolico e mondo laico. Senza dimenticare le comunità Laudato si’ che hanno rappresentato una significativa presa di posizione di far propria quell’enciclica e alcune istanze presenti in essa».
Un percorso “trasformativo”, raccolto dalle Settimane Sociali di Taranto 2021, che hanno ribadito l’attenzione delle comunità verso fenomeni nuovi come le comunità energetiche rinnovabili, in cui diocesi e parrocchie hanno creduto anche anticipando i tempi rispetto alla burocrazia e ai chiarimenti del legislatore. È il caso delle Diocesi di Treviso, Cremona, Faenza-Modigliana, Forlì, Rimini, solo per citarne alcune, che sono state presentate al 5° Corso nazionale verso l’ecologia integrale, organizzato da Fondazione Lanza con Focsiv e Caritas Italiana. Anche a Padova molte realtà parrocchiali hanno già aderito a Cer avviate nel territorio, mentre la Diocesi insieme con il Comune, la Provincia, la Camera di Commercio e l’Università è tra i soggetti promotori della costituenda Comunità energetica rinnovabile e solidale “Padova 2030”.
«I vescovi hanno accolto sempre di più il messaggio del papa per il Tempo del Creato – riflette ancora il direttore Bignami – E lo stesso vale anche per la Giornata del Ringraziamento e il tema del lavoro, il 1° maggio, con i vari messaggi che i vescovi italiani hanno scritto in questi ultimi dieci anni. La sensibilità germogliata dalla Laudato si’ la vediamo molto presente e ha rappresentato una svolta e un impegno nuovo verso le tematiche ambientali».
Un impegno concreto, tangibile, che però si deve confrontare con le sfide di un mondo complesso, caratterizzato da confini non sempre nitidi, soprattutto quando si parla di investimenti. «Dobbiamo entrare di più nella logica di un percorso costellato di scelte che sono opportune e importanti ma che necessitano di tempo. Serve un cambio di mentalità, avendo ben chiaro che l’orizzonte è la conversione ecologica e che la conversione richiede un continuo discernimento della storia – continua don Bruno Bignami – Dichiarare il disinvestimento non costa nulla, è facile, poi però essere fedeli è complicato. Più che fare affermazioni, ciò che dobbiamo fare sono scelte coerenti che portano a evolvere l’agricoltura, l’economia, il lavoro e la società».
Le scelte a parole non compromettono, mentre, come suggerisce il presule, noi abbiamo bisogno di impegnarci compiendo azioni concrete. Un esempio in questo senso sono iniziative come quelle intraprese dal Vaticano, la cui più famosa è sicuramente il Borgo Laudato si’, e da tante realtà anche laiche in Italia. «In occasione di cataclismi come quello della tempesta Vaia c’è stata una reazione più pronta da parte delle comunità che non dalle amministrazioni. Alcune regioni e province autonome hanno risposto benissimo e si sono subito prese cura, come direbbe la Laudato si’, di quello che era successo – chiosa Marco Marchetti, presidente della Fondazione Alberitalia, docente presso l’Università Sapienza di Roma, presente all’incontro – È complesso, a tratti triste, pensare che abbiamo bisogno di fenomeni estremi per acquisire consapevolezza».
Una consapevolezza che, ammette il docente, manca quando si tratta di altri eventi come gli incendi boschivi, verso i quali si tende ancora e solo a rispondere in termini “tecnocratici” invece che di prevenzione e cura. «Ciò che mi auguro – continua Marchetti – ed è anche l’unica cosa che può darci speranza, è che riusciamo a non gestire più soltanto l’emergenza, ma a farci carico e quindi a ipotizzare la cura e la custodia anche del territorio. Come per casa nostra allo stesso tempo, quando parliamo di beni comuni, dobbiamo prevenire e adattarci a quello che in ogni caso succederà: questo surriscaldamento climatico è destinato soltanto a continuare e non potrà mai regredire».
Una consapevolezza, questa, che è emersa chiaramente nel corso della recente Cop30 di Belém: «Sulla difesa della foresta amazzonica – conclude Marco Marchetti – si sente l’eco non solo della Laudato si’ del 2015 ma anche della Querida Amazonia del 2019. Gli accordi di Parigi del novembre 2015 non sarebbero mai stati possibili senza la stessa enciclica».
Accordi e obiettivi ambiziosi, quelli di Parigi, a volte rinnegati – è il caso degli Stati Uniti – e altre volte mancati in tutto o in parte, ma indispensabili per costruire quel contrasto ai cambiamenti climatici verso cui non possiamo permetterci il lusso di rassegnazione o indifferenza.