Chiesa
Con il tempo pasquale si riprende a celebrare i Battesimi, dopo che, tradizionalmente, la Chiesa ne ha sospeso l’amministrazione per tutta la Quaresima. Già durante la Veglia Pasquale può esserci capitato di partecipare al Battesimo di catecumeni adulti che arrivano al sacramento nella notte del Sabato Santo dopo un codificato percorso di avvicinamento nei mesi precedenti a cui assiste anche tutta la comunità parrocchiale. È un rito molto suggestivo che, pur non mettendo in discussione il battesimo dei neonati, pone in evidenza la consapevolezza e la volontà del catecumeno e invita tutti ad una riflessione. La maggior parte di noi deve il suo Battesimo ad una scelta dei genitori. Viene un tempo in cui il padre e la madre sono chiamati a rendere ragione ai propri figli della loro decisione di battezzarli. Il tempo della gioia pasquale si presta a questa trasmissione della fede da una generazione all’altra. Sarebbe bello che si creassero delle occasioni di incontro in cui, raccontando della loro scelta, i genitori e i figli si confrontino sul senso e sul valore del Battesimo, rendendosi reciprocamente più consapevoli del significato di questo Sacramento. Morire con Cristo al nostro peccato e risorgere con Lui ad una vita nuova. È un’esperienza di Grazia che, per quanto si spieghi a parole, mantiene una sua dimensione di mistero che va accolta nella preghiera e nella contemplazione. Quello che è certo è che se crediamo alla trasformazione che il Battesimo opera in noi allora possiamo proprio parlare di una rinascita, un ingresso alla vita eterna e allora va da sé che quel giorno diviene fondamentale per la nostra vita. Ma noi sappiamo il giorno del nostro Battesimo? Molti dovranno ammettere di ignorarlo e sono invitati ad andare a recuperarlo. Ma anche quelli che lo hanno memorizzato possono dire di aver mai festeggiato quel giorno come quello del compleanno? Non paia una proposta bigotta quanto piuttosto una sfida provocatoria che metterebbe in evidenza quanto crediamo all’importanza del Battesimo vissuto non come una data del passato che non ha più niente da dirci, ma come un evento che continua a sviluppare la sua energia – la Grazia appunto – senza assolutamente esaurirsi con il passare del tempo. Se si prendesse l’abitudine di festeggiare l’anniversario del proprio Battesimo c’è da immaginare che dovrebbero essere coinvolti il padrino e la madrina. Queste ultime sono figure importanti, che i nostri genitori hanno scelto ritenendole adatte ad affiancarsi nel cammino di vita e di fede del loro figlio. Spesso si tratta di parenti o di amici intimi, persone che – tranne rare occasioni – non si perdono di vista, anche col passare degli anni e che di solito, se la scelta è stata ponderata e lungimirante, mantengono un legame speciale col loro figlioccio. Sono in grado di ascoltarlo, lo seguono nel suo percorso di vita, hanno l’autorevolezza dettata dall’affetto di dare consigli e suggerimenti. Anche quando non vi è consanguineità il padrino e la madrina divengono davvero persone intimamente legate alla storia della famiglia ed è fruttuoso interpellarle e coinvolgerle nelle diverse fasi della vita. Un’occasione di condivisione e comunione fraterna potrebbe essere, proprio in coincidenza con la data di anniversario o in un altro giorno significativo, quella di recarsi insieme al fonte battesimale in cui è stato conferito il Battesimo e lì fare un momento di memoria e di preghiera di ringraziamento. L’augurio, in ogni caso, è che anche assistendo ai battesimi che si vivranno in comunità nel corso dell’anno, ci si senta tutti partecipi quali membra dell’unico corpo di Cristo che è la Chiesa. La Grazia del nostro Battesimo è quella che ci rende davvero fratelli e sorelle e quanto più sappiamo valorizzarla tanto più potremo crescere nella comunione e nell’amore reciproco.