Mosaico
La vita delle persone o la guerra infinita? La medicina che cura tutti o il business delle armi di distruzione di massa?
Gino Strada lascia in eredità la stessa alternativa che lo ha spinto a fondare nel 1994 Emergency – Life Support for Civilian War Victims. E continua ad ammonirci: «Non è una questione di risorse che mancano, ma di scelte che non si fanno. È arrivato il momento di decidere che priorità ci diamo come società».
Elio Germano con Theo Teardo portano in scena il suo libro Una persona alla volta con la drammaturgia La guerra com’è, in cartellone al Teatro della Pergola di Firenze fino a domenica (disegno luci Alberto Tizzone, fonico Francesco Fazzi, scene Andrea Speranza, video Gianluca Meda e Filippo Rossi, una produzione Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini per Infinito e Argot).
Molto più di uno spettacolo, come testimonia l’entusiastico applauso finale del pubblico (finalmente, anche con molti giovani fra platea e palchi).
Le sonorità di Teardo s’illuminano, mentre Germano mira all’anima degli spettatori. Il sipario si alza sulla goccia che risuona nel cilindro: diventerà rosso sangue. È perché Gino Strada rinuncia alla carriera negli Usa e comincia a veder sfilare nel tavolo operatorio d’emergenza gli orrori prodotti dalle mine anti uomo. La scena avvampa di luci, mentre Germano contabilizza l’effetto dell’11 settembre 2001: alle vittime delle Torri Gemelle si sommano quelle, sempre civili, dell’Afghanistan.
La guerra com’è rivela che nei conflitti tecnologici, sofisticati, virtuali il rischio della morte per i militari è sempre più basso. Al contrario, aumenta la strage della popolazione, insieme all’esodo indotto dalla guerra.
Elio Germano (sei David di Donatello, un Orso a Berlino e miglior attore a Cannes) confessa: «Non esiste un modo solo di fare l’attore: il modo migliore è essere più liberi possibile in scena. Fondamentale è riuscire comunque a dare qualcosa agli altri, donare un’emozione allo spettatore raccontando qualcosa. Amo fortemente gli spettacoli dal vivo: l’idea della gente che si riunisce insieme per condividere uno spettacolo».
È perfettamente riuscito al Teatro della Pergola, con la sintonia fra ciò che racconta, invoca, pretende Gino Strada e gli attuali scenari della “terza guerra mondiale a pezzi”.
Così Germano può evidenziare il prezioso lascito del chirurgo di Sesto San Giovanni: «Il libro è forte ma semplice nel linguaggio, il modo di dire di una persona molto competente che ha vissuto esperienze importanti e non può fare a meno di raccontarle, senza retorica. Il racconto di chi la guerra l’ha vissuta dalla parte di chi ricuce, di una persona che non è interessata ai colori degli schieramenti, ma a rimettere insieme pezzi di umanità scomposta, è una cosa forte e rivoluzionaria in questo momento storico».