Fatti
Un viaggio per capire che la legalità si conquista giorno per giorno, a volte con scelte coraggiose, spesso con l’impegno costante per il diritto a un futuro libero dall’oppressione del pregiudizio. Un’opportunità per incontrare persone che della lotta per il rispetto delle leggi hanno fatto la scelta fondante della loro vita, biografie di giovani che hanno pagato con la vita la denuncia di comportamenti illeciti. E insieme, un percorso di maturazione per tanti giovani padovani che del fenomeno mafioso rischiano di conoscere solo la narrazione fatta da serie tv o canzoni, insomma “una botta di realtà”.
Racchiude tante letture insieme l’iniziativa del Progetto giovani del Comune di Padova che per l’anno scolastico in corso ha arricchito le sue proposte con il Viaggio della legalità. In due turni, dal 19 al 21 marzo e dal 9 all’11 aprile, 64 studentesse e studenti di nove diversi istituti superiori padovani sono accompagnati in un’esperienza di conoscenza diretta di alcune delle innovazioni sociali, culturali ed economiche che negli ultimi decenni si sono sviluppate a Napoli per contrastare atteggiamenti e mentalità mafiose. Ragazze e ragazzi con i loro docenti possono così conoscere esempi di rigenerazione urbana, lotta alla camorra, integrazione sociale e culturale attraverso la valorizzazione del territorio.
Sullo stile del consolidato Viaggio della memoria, questa nuova proposta del Progetto giovani del Comune di Padova, co-finanziato con i contributi ricevuti dal Ministero dell’interno nell’ambito del “Fondo per la legalità e per la tutela degli amministratori locali vittime di atti intimidatori”, è strutturata in una tre giorni densa di appuntamenti. Il primo gruppo che ha vissuto l’esperienza è stato composto da studentesse e studenti di Selvatico, Duca d’Aosta, Maria Ausiliatrice e Leonardo da Vinci. Nel secondo turno del Viaggio della legalità la delegazione sarà composta da alunni di Marchesi, Tito Livio, Enaip, Calvi e Modigliani.
L’intenso programma del primo viaggio si è aperto con l’incontro presso il Comune di Napoli dove la delegazione padovana è stata accolta dal presidente del Consiglio comunale Enza Amato e da due assessori, Chiara Marciani per le politiche giovanili e Antono De Iesu che come referente per la legalità ha illustrato le difficoltà nel rendere i beni confiscati alle organizzazioni criminali di nuovo disponibili per la collettività. Nella trasformazione fondamentale è la collaborazione tra Terzo settore ed enti pubblici, come hanno spiegato Renato Quaglia della Fondazione Focus ed Enrico Tedesco della Fondazione Polis, non solo per recuperare il bene, ma per trasformarlo in opportunità per cittadini fragili di fare parte attiva della vita dei quartieri nei quali i beni si trovano. «Ho trovato molto interessante anche per gli studi che vorrei fare in futuro il tema del riutilizzo dei beni confiscati alle organizzazioni criminali», sottolinea Chiara della delegazione del Maria Ausliatrice, mentre Agnese e Giovanna, del Selvatico, sono rimaste colpite dalle tante modalità con le quali le associazioni cercano di aiutare il prossimo nonostante l’ambiente risulti a volte pericoloso.
Toccante l’appuntamento con Paolo Siani, fratello di Giancarlo, giornalista ucciso nel 1985 per aver svelato il rapporto tra cosa nostra siciliana e la camorra napoletana. Dopo aver visto il murale dedicato a Giancarlo Siani e sostato nel luogo dell’omicidio, i ragazzi sono stati catturati dalla testimonianza del fratello, a cui hanno rivolto decine di domande. «Ci ha colpito particolarmente quando ha spiegato perché non se n’è andato da Napoli – confessano Emma e Ludovica del Duca d’Aosta – poiché nonostante vivere in città significasse stare a stretto contatto con il ricordo del tragico evento, ha scelto di rimanere per portare avanti la sua memoria, anche ai ragazzi di oggi. “Andarmene sarebbe stato da vigliacchi, dopo tutto il coraggio che mio fratello aveva dimostrato” ci ha detto Paolo Siani».
«Porterò con me la storia di Giancarlo Siani, e per questo ho già comprato un libro per approfondire, l’incontro con il fratello è stata esperienza unica – aggiunge Ludovica del Selvatico – Il viaggio è stata una “botta di realtà”, una rivalutazione del nostro contesto natale fortunato rispetto a chi vive in condizioni meno agiate che forse è più stimolato a reagire per volontà di riscattarsi come abbiamo visto con le cooperative La paranza e La sorte che gestiscono le catacombe e il museo Jago o il Moss a Scampia», dicono Sophie, Elena e Sara del Duca d’Aosta.
Rebecca del Da Vinci, colpita dal numero di omicidi che venivano compiuti ogni anno a Scampia si porta a casa la nota positiva della «forza del Terzo settore che si è speso tanto per sconfiggere il fenomeno malavitoso e senza il quale forse intere aree sarebbero ancora coperte di spazzatura».
Ha stimolato tante domande l’incontro con Silvia Vigilante, educatrice dell’istituto penale minorile di Nisida, che ha lasciato il segno «per la sua tenerezza e il senso di protezione con cui parlava dei ragazzi detenuti», ricorda Noemi del Da Vinci, per la «sensibilità rispetto alle tematiche affrontate» per Serena e Lucrezia del Duca d’Aosta.
«Mi resta l’incontro di sabato a Scampia con Mario, un ragazzo del posto. Vedere come il quartiere sia riuscito a riscattarsi mi ha messo i brividi, ma ancora di più dover constatare che la popolazione sia ancora priva di quelli che dovrebbero essere i servizi essenziali, per i quali deve spostarsi a Napoli», rileva Nesa del Da Vinci. «Porto con me oltre a tutte le testimonianze anche il rapporto con studenti, professori, rappresentanti del Comune che hanno reso speciale questa esperienza», conclude Linda del Selvatico che sottolinea come esperienze così siano un modello di scuola a cui aspirare.
Oltre 400 studenti delle scuole superiori padovane (Duca d’Aosta, Kennedy, Caro, Jacopo da Montagnana, Calvi, Bernardi, Modigliani, Rolando da Piazzola, Educandato San Benedetto, Nievo, Cattaneo Mattei) hanno assistito, lo scorso 19 marzo, allo spettacolo teatrale L’ultima estate, dedicato a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, nell’ambito delle iniziative per la Giornata della memoria e dell’impegno contro le mafie. La rappresentazione racconta gli ultimi mesi di vita dei due magistrati, restituendone non solo il ruolo simbolico ma anche la dimensione umana, tra coraggio, responsabilità e senso dello Stato. Promosso dalla Provincia di Padova, l’evento ha offerto un’occasione di riflessione e crescita civile, stimolando una maggiore consapevolezza sul valore della legalità e sul contributo di ciascuno per una società più giusta.

Tra gli interventi che si sono susseguiti sul palco, sabato 21 marzo c’è stato anche quello di don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, che ha ricordato come ancora l’80 per cento dei familiari non conosce ancora la verità sulla morte dei propri cari per mano della criminalità organizzata: «La verità è un diritto: il diritto di sapere, di non essere ingannati, di non essere manipolati dai poteri forti, dalle parole vuote, dai silenzi complici». Poi un pensiero alle donne: «La sub-cultura mafiosa è profondamente patriarcale. Le donne, in quel mondo, sono figure subalterne: servono, ma non contano. Devono obbedire, non pensare, subire, non ribellarsi. Eppure, quante donne hanno pagato con la vita il coraggio di dire no? Quante sono state uccise perché hanno rotto gli schemi, perché hanno alzato la testa, perché hanno voluto, hanno preteso, di essere libere?».