Idee
In questi giorni la cronaca ha riportato una triste notizia: «Un ragazzo di 15 anni ha ucciso il padre». Quando sento queste notizie provo tanta ansia per i sentimenti che provano le mamme che piangono la perdita del marito e insieme provano avversione per il figlio condivisa da tanto amore materno.
È difficile formulare un giudizio sul sistema di vita della nostra gioventù, però mi sento di affermare che non tutti i giovani sono da rimproverare.
Recentemente durante una breve vacanza a Riccione ho goduto una serata straordinaria per l’intervento di due bravi ragazzi.
Mi ricordo che io e mia moglie eravamo seduti su una banchina del lungomare di Riccione. Mia moglie aveva fatto una telefonata a nostro figlio, poi ripose il telefono nella borsa ma inavvertitamente questo è scivolato sulla panchina. Subito dopo abbiamo ripreso la nostra camminata e siamo rientrati alla nostra destinazione. Dopo un po’ di tempo ho sentito suonare il mio telefono da una chiamata che proveniva dal telefono di mia moglie, mi sono meravigliato e sorpreso di sentire la voce di un ragazzo: «Abbiamo trovato il suo cellulare, noi ora ci troviamo a Misano se Lei ci dà il suo indirizzo noi fra mezz’ora le porteremo il suo telefonino».
Puntuali, sono arrivati al nostro recapito due ragazzini di 16-17 anni che con tanta cortesia hanno restituito a mia moglie il suo cellulare. Sono seguiti i nostri ringraziamenti e a ogni segno di ricompensa ci siamo sentiti dire: «Un bicchiere di qualcosa di fresco». Sorpresi da tanta semplicità e naturalezza abbiamo iniziato una bella conversazione. Il primo ci ha raccontato che frequenta un istituto tecnico al penultimo anno e ci ha raccontato che la sua scuola nel mese di marzo ha organizzato una gita d’istruzione per tre giorni sull’Altopiano dei Sette Comuni per conoscere le vicende della Grande guerra 1915-1918 in quel territorio. Per noi che siamo vicini e conosciamo bene quei posti, siamo stati sorpresi di sentire con quale emozione descriveva le trincee e i luoghi di battaglia. È stata forte l’espressione che ha usato: «Non trovo giusto che tanti giovani della nostra età abbiano consumato la loro vita in tante trincee».
Il secondo ragazzo ha voluto anche lui dare un segno della sua vita: «La scuola non mi piaceva, ho cominciato a lavorare come gommista, ora dobbiamo andare a casa perché domani mattina sono al lavoro». Non abbiamo mai conosciuto ragazzi con questa stoffa. Abbiamo raccomandato di salutare i loro genitori da parte nostra e riportare il nostro parere: hanno due bravi e meravigliosi ragazzi.
Considerando quanto sopra, abbiamo cambiato la nostra visione sui giovani ed è proprio vero il proverbio che dice: «Fa più rumore una foresta che cade che quella che cresce».
Sergio Bonotto
Thiene
Gentile sig. Bonotto,
la ringrazio per aver condiviso la sua esperienza estiva, assai significativa. «Questa gioventù è marcia nel profondo del cuore. I giovani sono maligni e pigri. Non saranno mai come la gioventù di una volta». Pare che queste parole siano state scolpite su un vaso di argilla dell’antica Babilonia (5 mila anni fa) e sono lì a testimoniare come la nostra necessità di catalogare persone e fatti, per poter affrontare la complessa realtà in cui siamo immersi, spesso si scontra con preziose testimonianze di una sconvolgente umanità