Idee
Le frasi e i giudizi calunniosi, denigratori, deplorevoli e sconcertanti pronunciati da Trump contro papa Leone XIV hanno un’eco mondiale. «Papa Leone è un debole. Dovrebbe darsi una regolata e usare il buon senso, smettere di assecondare la sinistra radicale e concentrarsi sull’essere un grande papa, non un politico». Il nome Leone ci dice che il papa non è affatto debole e le sue parole lo fanno comprendere: «Non ho paura di Trump e della sua amministrazione, non voglio un dibattito con lui, continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra». Si è opposto con energia contro tutte le guerre, in Ucraina, in Palestina, in Iran, in Libano e in altre parti, perché «troppa gente sta soffrendo. Troppi innocenti continuano a essere uccisi. è la via della pace che indico a tutti i leaders del mondo, perché fermino le armi». Trump ha riformulato contro papa Leone l’accusa che alcuni pronunciarono contro papa Giovanni XXIII e contro papa Francesco: di essere comunista.
Papa Leone sin dagli inizi dell’azione apostolica non ha avuto bisogno dell’incoraggiamento ironico di Trump di concentrarsi sull’essere un grande papa, e non un politico. Infatti, il santo padre gli ha confermato: «Io parlo del Vangelo. Non sono un politico. Il messaggio è lo stesso: la pace. Non penso che il messaggio del Vangelo debba essere abusato come alcuni stanno facendo». Leone XIV ha saputo confermare in tutti i suoi atti e in tutte le sue proposte ciò che Gesù ha chiesto: «Date a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio!». Trump, invece, ha abusato del Vangelo, ma anche della figura di Gesù e del papa. Da dove hanno origine questi atti abnormi che rasentano il patologico e risultano incresciosi sia per chi li ha subiti, sia per lui che li ha fatti? Si deve entrare necessariamente nell’indagine dell’interiorità del presidente Trump. E la delicatezza della questione deve renderci prudenti nel giudicarne atti e parole. Egli ha posto sé stesso al centro di tutto. Egocentrismo ed egoismo lo dominano e lo dirigono nella ricerca smodata del potere e della ricchezza. All’arroganza segue la presunzione altrettanto marcata di volersi assicurare ogni diritto sugli altri. Chi non è con lui, è oggetto della sua ira e del suo rancore. Egli si attribuisce ogni merito, anche della elezione di papa Leone. Ma noi restiamo vicini a Leone XIV e affidiamo Donald Trump alla misericordia di Dio, che è Padre.