Fatti
Una rivoluzione che procede… a passo lento. Un «mosaico con alcune tessere ancora da collocare al posto giusto», secondo Stefania Bon dell’Ordine degli assistenti sociali del Veneto; «un tavolo a cui manca una gamba», secondo la consigliera regionale Chiara Luisetto.
La riforma che introduce anche in Veneto gli Ats, gli Ambiti territoriali sociali, compie due anni ma l’avvio previsto nell’aprile di quest’anno è stato rimandato. Lasciando ai Comuni veneti, accorpati in 24 Ats che devono coordinare gli interventi di carattere sociale, la possibilità di procedere con ritmi diversi. Se infatti l’Ats 4 Alto Vicentino, che riunisce 32 Comuni con capofila Thiene, ha pubblicato l’avviso pubblico per la raccolta di candidature per il primo Consiglio di amministrazione dell’Ats che ha scelto di costituirsi nella forma dell’azienda speciale consortile, avviando la fase operativa, altri territori sono più indietro nel percorso.
Una riforma decisa con la legge regionale 9/2024 che si sta rivelando più complessa di quanto immaginato, come dimostra la scelta dell’assessora regionale al sociale e all’abitare, Paola Roma, di avviare un confronto istituzionale e l’accompagnamento costante dei soggetti coinvolti nei territori, «nella convinzione che solo facendo squadra tra tutti gli attori coinvolti si possa arrivare al risultato finale».
Dopo alcuni incontri tecnici e di approfondimento sull’assetto organizzativo è emersa «l’esigenza di estendere i tempi previsti per l’implementazione dei nuovi modelli organizzativi». Spiega l’assessora Roma: «La Regione ha disposto il posticipo di 12 mesi del termine per la costituzione degli Ats, ad aprile 2027. A oggi tutti i 24 Ats hanno già individuato la forma giuridica: 15 si costituiranno in azienda speciale consortile, cinque in consorzio e quattro mediante convenzione». Per sostenere una trasformazione che cambia l’approccio della risposta ai bisogni sociali e chiede a tutti i soggetti coinvolti di immaginare e mettere in atto strategie nuove rispetto al passato, l’assessore ha scelto di appoggiarsi alla società Lattanzio Kibs: «Tre linee principali di intervento – spiega l’assessora Roma – con l’obiettivo complessivo di accompagnare i territori in un percorso graduale, condiviso e sostenibile, assicurando continuità dei servizi e rafforzando la capacità del sistema di risposta ai bisogni sociali e di welfare delle comunità locali». Formazione per consiglieri regionali e amministratori locali, per diffondere la conoscenza del nuovo welfare territoriale integrato da una parte, tre tavoli tematici (uno su funzioni, materie e interventi, il secondo su amministrazione condivisa e rapporto con il Terzo settore e un terzo sulla gestione del personale) dall’altra, infine percorsi formativi per tutte le figure professionali sia tecnico-sociali che amministrative degli Ats. Un obiettivo e una scadenza l’assessora Roma li fissa: «Un tema centrale è rappresentato dalle funzioni strategiche di pianificazione e programmazione, che trovano attuazione nei Piani di zona e che dovranno essere, già dal prossimo anno, sviluppati dagli ambiti».
«Siamo pronti a offrire il nostro contributo competente a questo percorso di cambiamento, per realizzare una rete integrata di servizi che metta al centro la persona, la famiglia e la comunità, rispondendo ai loro bisogni e sviluppandone le potenzialità», assicura Stefania Bon, presidente del Consiglio dell’Ordine degli assistenti sociali del Veneto. L’approccio partecipativo che si sta affermando riconosce l’importanza del dialogo con la categoria che riunisce 3.500 professionisti assistenti sociali impegnati ogni giorno nei servizi sociali, socio-sanitari e sanitari. «Assieme al rinvio per l’attivazione formale degli Ats, la Giunta regionale ha deciso l’avvio per ciascuna provincia di tre tavoli di confronto. Per quelli che hanno il compito di individuare per ogni territorio, le materie da gestire in forma associata e le criticità, è espressamente prevista la presenza di una rappresentanza dell’Ordine e di assistenti sociali del territorio. Riteniamo che questo riconoscimento e invito alla partecipazione costituisca una buona opportunità per rappresentare la complessità e le potenziali criticità di questa delicata fase».
La presidente degli assistenti sociali chiarisce, inoltre, che «la riforma degli Ambiti territoriali sociali è un passo in avanti importante, ma perché sia davvero incisiva ed efficace, ogni tessera del mosaico deve incastrarsi al suo posto. Solo con l’integrazione tra ambito sociale e sanitario, la partecipazione attiva dei professionisti e la condivisione di obiettivi comuni si potrà costruire un sistema che risponda in modo unitario, equo e sostenibile ai bisogni dei territori e dei cittadini».
«Il mancato accompagnamento della Regione in questi due anni nel percorso di formazione degli Ats ha portato alla situazione attuale di totale disorientamento dei territori che si sono organizzati con geometrie variabili. Alcuni Ats hanno già passato lo statuto con l’approvazione nei diversi consigli comunali e adesso devono definire le pratiche successive, per esempio il bando per la nomina del direttore, altri sono più indietro», sottolinea la consigliera regionale Chiara Luisetto, che imputa alla Regione una mancanza nel non aver accompagnato il percorso. Se la proroga apre una nuova fase, Luisetto ritiene sia ancora da rivedere la dimensione degli ambiti, che arrivano anche a 370 mila abitanti quando le indicazioni nazionali suggerivano di attestarsi sui 100 mila abitanti per garantire insieme economie di scala e prossimità. Inoltre contesta la scarsità di risorse messe a disposizione per l’organizzazione amministrativa e gestionale (2 milioni e 200 mila euro per tutti e 24 gli ambiti) e ricorda che in Veneto manca il Piano sociale regionale e dal 2023 è scaduto il Piano socio-sanitario.