Fatti
La sanità sotto radiografia, “malata” di cinismo politico-amministrativo
Una metafora, la fotografia e una diagnosi. La sanità italiana, a maggior ragione a causa del Covid-19, è “malata” di cinismo politico-amministrativo.
FattiUna metafora, la fotografia e una diagnosi. La sanità italiana, a maggior ragione a causa del Covid-19, è “malata” di cinismo politico-amministrativo.
Su quotidianosanita.it Ivan Cavicchi, 74 anni che insegna Sociologia dell’organizzazione Sanitaria, all’Università di Roma Tor Vergata, sostiene: «Proprio come il ponte Morandi, il servizio sanitario nazionale rischia la catastrofe, cioè di crollare perché nessuno mai in questi anni ha fatto la manutenzione che serviva. Il Governo Meloni ha ereditato questa situazione, ma ora deve decidere se aggiustare il ponte o se farlo cadere». Ha appena pubblicato Sanità pubblica addio. Il cinismo delle incapacità (Castelvecchi) e sintetizza: «Nel 1992 non ne aveva nessun bisogno tuttavia è stata aziendalizzata. Nel 1999 è stata privatizzata. In sanità si è sempre fatto altro da ciò che sarebbe stato necessario. E pur avendo sofferto la tragedia della pandemia non aveva nessun bisogno di questo mediocre Pnrr. Proprio perché mediocre non risolverà nessuno dei problemi e delle criticità».
C’è la comunicazione più o meno istituzionale, ma le “notizie” non mancano. «In Veneto oggi il numero di assistiti dei medici di medicina generale è salito in media a 1.774, il numero di accessi è di 16 mila all’anno, le zone carenti non vengono coperte nel 40-45 per cento dei casi. Poi il 20 per cento dei giovani iscritti al corso triennale non lo finisce e un altro 20 per cento, una volta finito, non fa il medico di famiglia» afferma Maurizio Scassola, segretario regionale di Fimmg. Il Pronto soccorso? «In Veneto la variabilità del tasso di accesso del codice bianco è tra il 44 e il 65 per cento. E su 840 borse di studio messe a disposizione per l’emergenza-urgenza il 43 per cento va deserto» sottolinea Biagio Epifani, presidente regionale della Società italiana di Medicina d’emergenza. Un’istantanea su liste e tempi d’attesa la offre Gabriele Gasparini della Società italiana Radiologia medica e interventistica, la più grande società scientifica d’Europa con oltre 11 mila soci: «Non è detto che riducendo i tempi d’attesa si riducano anche le liste. Anzi: se una prestazione si ottiene più facilmente, probabilmente più persone la chiederanno. Anni fa scrivevamo che su 100 milioni di esami radiologi eseguiti in Italia, la metà era inappropriata. Un’analisi più recente dice che 8 milioni di esami non servono. Semmai sono dannosi, dato che parliamo di raggi X».
Grazie al nuovo sistema informativo del ministero della Salute, i numeri parlano chiaro. In Veneto le prime visite nel 2019 erano 1.548.608, scese a 963.764 con la pandemia e risalite a 1.289.877 nel 2021. Stesso andamento per le visite di controllo: 2.843.835 nel 2019, 1.976.891 nel 2020 e 2.169.810 nel 2021. Nel 60 per cento dei casi sono prescritte dal medico di base, nel 15 per cento dagli ospedali e appena lo 0,5 per cento dalla guardia medica.
Il rapporto “Osservasalute 2022” parla chiaro: «Nel 2022 la spesa sanitaria pubblica si è attestata a 131 miliardi di euro (6,8 per cento del Pil), la spesa a carico dei cittadini a circa 39 miliardi di euro (2 per cento del Pil). I confronti internazionali evidenziano che l’Italia, a parità di potere d’acquisto, si è mantenuta significativamente più bassa della media Ue, sia in termini di valore pro capite (2.609 euro contro 3.269) che in rapporto al Pil». I medici? Circa 240 mila, ma il 56 per cento con oltre 55 anni d’età. Fino al 2030 andranno in pensione in 113 mila. Nello stesso periodo si iscriveranno a Medicina in 145 mila, ma poco più di 100 mila otterranno la specializzazione.
Lo ha reso noto il presidente Luca Zaia l’11 luglio, parlando di un protocollo che verrà sottoscritto da regione Veneto, prefettura di Venezia (in rappresentanza delle prefetture) e Anci (Associazione nazionale comuni italiani). Il documento prevede di agire in un’ottica condivisa per offrire accoglienza in Veneto a chi scappa da fame e morte. Il modello è quello dell’ospitalità diffusa che coinvolge attori del territorio tra cui parrocchie, Caritas e associazioni. Il governatore ha sottolineato come i numeri degli sbarchi siano in continua crescita, complice la bella stagione, e potrebbero persino raddoppiare rispetto all’anno scorso; è necessario perciò gestire questi arrivi. L’ospitalità diffusa si basa sull’accoglienza da parte dei Comuni di poche persone, così da non creare “ghetti” come avvenuto a Cona e favorire, al contrario, l’integrazione.
P restazioni non erogate: la Regione ha modificato il “piano operativo”, aggiungendo ai 40 milioni di euro stanziati a febbraio 2022 altri 29 milioni e 182 mila euro con la delibera approvata il 4 luglio, su proposta dell’assessore Manuela Lanzarin. La novità è la “Cabina di regia per il Governo delle liste d’attesa ambulatoriali” decisa a marzo dal nuovo direttore della sanità veneta Massimo Annicchiarico. Verifiche sullo smaltimento degli arretrati sono già state programmate il 30 settembre e alla fine dell’anno. All’Ulss 6 Euganea arriva 1 milione 871 mila e 390 euro, mentre all’Ulss 8 Berica 3,2 milioni di euro e all’Ulss 3 Serenissima altri 3,1 milioni di euro. Ma l’effetto Covid sulle visite resta un’emergenza, per Elena Di Gregorio (Spi Cgil), Tina Cupani (Fnp Cisl) e Debora Rocco (Uilp) che hanno illustrato il questionario raccolto fra 3.296 utenti, intervistati tra il 24 marzo e il 2 maggio scorsi: «Il 70 per cento di chi, negli ultimi sei mesi, ha contattato il proprio Cup, il centro unico prenotazioni, non è riuscito a fissare l’appuntamento. La stragrande maggioranza, il 77 per cento, ha una prescrizione non urgente a 30 giorni, tuttavia non mancano persone che hanno fallito la prenotazione per visite più urgenti: il 65 per cento di chi aveva un’impegnativa entro le 24 ore e il 68 per cento entro dieci giorni». La situazione peggiore è nell’Ulss 4 Veneto Orientale con l’81 per cento dei pazienti in lista d’attesa, con le altre Ulss venete comunque intorno al 70 per cento di richieste inevase. Anna Maria Bigon, del Partito democratico e vice presidente della Commissione sanità in Regione, commenta sconsolata: «L’indagine condotta dai sindacati conferma uno scenario evidente da tempo, di cui solo il presidente Zaia e la sua maggioranza non vogliono ammettere l’esistenza. Non solo ben 7 cittadini su 10 non riescono prenotare una visita, addirittura, tra i pochi “fortunati”, poco più della metà riesce a ottenerla nei tempi prescritti dal medico. Col risultato che, disperatamente, un numero crescente di utenti si rivolge al privato. Una situazione, dunque, incivile».