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La testimonianza. La disabilità è stata l’imprevisto diventato opportunità
Damiano Marini di Bosco di Rubano è ingegnere, ha scritto un libro e sogna le Olimpiadi con l’handbike
IdeeDamiano Marini di Bosco di Rubano è ingegnere, ha scritto un libro e sogna le Olimpiadi con l’handbike
«La disabilità è entrata nella mia vita in modo imprevisto e ha cambiato il corso degli eventi. Non in modo risolutivo, in fondo sono ancora qui, ma l’incidente ha modificato il modo in cui ho dovuto pensare a quale senso dare alla mia vita». Si racconta con una semplicità naturale, e quasi con serenità, Damiano Marini, 40enne di Bosco di Rubano, laureato in ingegneria, appassionato di sport da sempre, costretto in sedia a rotelle dopo un incidente stradale, oggi atleta paralimpico di livello nazionale, con il sogno di vestire la maglia azzurra in una competizione di handbike come racconta sul suo profilo Facebook. La sua è una serenità raggiunta per gradi, con tappe impervie da superare e periodi difficili. «Non che non abbia pensato che tutto fosse finito, dopo l’incidente. Entrando in sala operatoria ho incrociato lo sguardo dei miei genitori e mi ha attraversato il pensiero che potesse essere l’ultima volta che li vedevo. Poi, un po’ alla volta, se si riesce a guardare la propria vita dalla giusta prospettiva, si può anche scoprire che gli ostacoli possono trasformarsi in opportunità. Io ho scoperto che di fronte alle difficoltà ti trasformi e scopri di risorse che non sapevi di avere. Ho compreso meglio la parabola dei talenti, perché ho capito che si ha il dovere di fare fruttare anche un solo talento. Fermo restando le difficoltà oggettive». Che Marini oggi interpreta con uno spirito nuovo, esemplare; tanto da essere chiamato spesso a portare la sua testimonianza nelle scuole. Sempre senza voler apparire come un “eroe”.
«Spesso gli ostacoli sono frutto della nostra paura e se affrontiamo le sfide con paura vedremo ostacoli, anche quando non ci sono. Certo, i limiti esistono, sta a noi scoprirli e poi provare a superarli o ad aggirarli, rischiando anche di farci male. Ma l’illusione è un diritto, la speranza è anche un percorso di crescita».
Cosa significa per lei una “Giornata per le persone con disabilità”?«È un bene che si parli di chi ha difficoltà, le giornate dedicate a categorie di persone ci dicono che non siamo ancora del tutto pronti a un mondo inclusivo, ma possiamo riconoscere che il tasso di inclusività sta crescendo in modo veloce anche se rimane da fare molto sul piano culturale: la rampa che rende accessibile un luogo non equivale a vera inclusività e vedo ancora persone che mi guardano con pietismo o come quello che “ha avuto sfiga”. In un mondo dominato dall’idea del fare, dobbiamo arrivare all’essenzialità dell’essere e io sono uno che ha subìto un imprevisto e lo affronta. E affronto anche la sofferenza come fanno in tanti».
E adesso è arrivato anche un libro, La musica è nella mia testa, che si può ordinare online.«Una vera avventura che mi sta aprendo tante strade, incontri e opportunità. Due motivi che mi hanno spinto a scrivere una storia in cui chiunque può ritrovarsi, oltre alla passione che ho sempre avuto per la scrittura. Andando nelle scuole a raccontare non sempre si ha il modo di approfondire, di sviluppare le sfaccettature. E serviva qualcosa in più, qualcosa su cui tornare che anche i ragazzi chiedevano. Il secondo motivo è che ho scoperto che la crescita nasce dalla condivisione e che condividere la mia storia poteva aiutare altri a trovare la forza per perseguire i propri obiettivi».
Ecco, la forza. Lei dove l’ha trovata?«Alla base del processo di guarigione, dell’anima perché la lesione spinale non si guarisce, c’è la forza delle relazioni. Tante che non sapevo nemmeno di avere e che ho riscoperto dopo l’incidente, in famiglia, in parrocchia, nel mondo dello sport. Le relazioni sono una rete che ci salva. Poi l’ironia che mi porta a sorridere della mia disabilità, senza banalizzarla e una forza interiore che bisogna trovare. E infine la fede, che mi ha accompagnato anche quando mi sono chiesto “perché è successo a me?” e mi sono risposto lasciando spazio all’intervento di Dio. Entrando in sala operatoria mia mamma ha trovato un santino con la preghiera dell’abbandono di Charles de Foucauld e l’ho fatta mia».
Lo sport ha un posto centrale nella sua vita.«Mi è sempre piaciuto, sono un agonista nato. Oggi è fondamentale perché mi piace fare fatica, sentire il fisico superare certi limiti. Lo sport ti mette alla prova, ti insegna a non arrenderti. E poi è inclusivo, lo puoi praticare in tante forme diverse e se lo fai come lo faccio io in compagnia, ti diverti anche!».
Uno come lei non può non avere altri sogni…«Coltivo il sogno ambizioso delle Olimpiadi con la maglia dell’Italia, ma anche quello di portare il libro oltre i confini del Padovano. E quello di diventare papà, per continuare a crescere».