Mosaico
Nel villaggio di Banama e in quelli vicini nella Diocesi di Mongo, in Ciad, nel luglio scorso è scoppiato il colera, un’epidemia che ha coinvolto circa 50 mila persone: «Grazie al pronto intervento della Caritas di Mongo con materiale sanitario e all’utilizzo della varechina prodotta con i nostri dispositivi messi a disposizione da padre Franco Martellozzo, a settembre il colera è stato debellato. Un episodio che ricorda quanto avvenuto anni prima nella città di Mongo, dove le massime autorità civili hanno riconosciuto che l’uso della varechina prodotta dai nostri impianti, ha contribuito in maniera decisiva a salvare migliaia di vite, arrestando il colera» racconta Mosè Pagnin nel sito di Fraternità missionaria, l’associazione di volontariato nata nel 1996 nella parrocchia di San Bonaventura a Cadoneghe.
Il dispositivo per produrre varechina è stato progettato e realizzato, per conto di Fraternità missionaria, dal socio Giorgio Ferro e dall’allora presidente Dario Bedin, sulla base del procedimento ideato da Mimmo Peruffo. L’80 per cento delle malattie dei cosiddetti Paesi in via di sviluppo si trasmette attraverso l’acqua non potabile: tifo, colera, salmonellosi, gastroenteriti e purtroppo la popolazione beve acqua di pozzi aperti, stagni, fiumi. L’uso dell’ipoclorito di sodio – la candeggina – rende l’acqua potabile perché è un potente germicida e quindi indispensabile per la disinfezione di carne, ortaggi e frutta, ma anche di piaghe, ferite, ambienti di vita, utensili pentole. Il dispositivo è stato concepito e realizzato per essere utilizzato in modo semplice. Nel 2011 a Mongo un’epidemia di colera è stata debellata grazie all’utilizzo della varechina, prodotta in grande quantità da più dispositivi messi in funzione per 24 ore. Al 31 Agosto 2022 i dispositivi donati erano 237 in 25 Paesi: Angola, Brasile, Burkina Faso, Burundi, Camerun, Ciad, Congo Brazzaville, Ecuador, Etiopia, Ghana, Guinea Bissau, Isole Capo Verde, Kenya, Liberia, Madagascar, Mozambico, Nepal, Papua Nuova Guinea, Paraguay, Repubblica Centro Africana, Repubblica Democratica del Congo, Sierra Leone, Uganda, Tanzania, Thailandia. Uno strumento semplice, ma prezioso.
L’impegno di Fraternità missionaria punta su “sanità, alimentazione e formazione”, con l’obiettivo di far vivere i progetti in modo continuativo per aiutare le popolazioni coinvolte a superare le fasi di sopravvivenza e di sottosviluppo: «Forniamo aiuto ai missionari, contribuendo alla realizzazione di progetti concreti, per migliorare le condizioni di vita delle popolazioni più svantaggiate del Sud del mondo – spiega il presidente Sergio Mirandola – in Ciad abbiamo contribuito a costruire dighe e pozzi con padre Franco Martellozzo. Con l’acqua le donne coltivano gli orti mentre i mariti sono poco presenti e sempre in Ciad, a Koumra, con il contributo della Regione Veneto abbiamo costruito un pozzo che serve una scuola diretta dal vescovo Samuel, pozzo necessario perché l’acqua dell’impianto idrico arriva male e così adesso l’acqua piovana viene raccolta e utilizzata dalla scuola. Grazie al contributo di una signora di Cadoneghe abbiamo realizzato un pozzo in Camerun. Riuscire a dare un contributo per migliorare le condizioni di vita di chi è svantaggiato è il nostro obiettivo. Grazie al lavoro dei missionari siamo presenti anche in altre aree del mondo: in Brasile, a Belem, don Benedetto Giampieri sta seguendo una fazenda che aiuta ragazzi drogati e in India don Bimal si occupa di una scuola lebbrosario».