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La violazione di numerose leggi. «La Russia è uno Stato fuorilegge. E anche noi siamo in guerra». Parla Marco Mascia
L’Unione Europea ha perso l’occasione di assumere il ruolo di parte terza
IdeeL’Unione Europea ha perso l’occasione di assumere il ruolo di parte terza
«Oggi, dopo un anno di guerra, non siamo ancora arrivati al negoziato. È difficile perfino parlare di trattativa. Eppure non c’è alternativa a quella di arrivare a un cessate il fuoco, primo passo per arrivare alla fine della guerra. Non c’è altra via: non è che possiamo continuare a dire “dopo i Leopard diamo gli F-16 e poi gli F-35…” dove vogliamo arrivare? Distruggere l’Ucraina e dopo l’Europa, di cui anche la Russia fa parte? Dobbiamo fermare questa guerra, questa follia, come dice papa Francesco. Dobbiamo chiedere al nostro Governo e all’Ue di fermare l’invio di armi, affermazione che oggi sembra una bestemmia, perché chi sostiene all’invio di armi non ha alcuna strategia per uscire dal conflitto. Non possiamo pensare che Putin si fermi, non abbiamo alcuna fiducia nel dittatore, ma confidiamo in persone capaci di riflettere per avviare un negoziato a Ginevra, sede delle Nazioni Unite, non dall’altro dittatore a Istanbul». È forte e chiara la posizione di Marco Mascia, docente di Relazione internazionali all’Università di Padova e direttore del Centro di ateneo per i diritti umani Antonio Papisca rispetto a quello che va fatto a dodici mesi dall’avvio dell’invasione militare dell’Ucraina da parte della Russia. Di fronte a una situazione complessa, che ha una responsabilità principale che pesa sulla scelta russa di attaccare un Paese confinante, ma anche tante altre corresponsabilità anche nel mondo occidentale, servono scelte forti da parte della comunità internazionale.
Prof. Mascia, a un anno dall’inizio della guerra una via d’uscita non si vede.
«Quello che vediamo oggi è un vero disastro umanitario con 8 milioni di persone fuggite dall’Ucraina, 5,3 milioni di ucraini sfollati interni, 17,6 milioni di persone, quasi il 40 per cento della popolazione ucraina, che hanno bisogno di assistenza. Una tragedia immane che secondo Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, una parte del mondo non vuole fermare. Ma dobbiamo ricordare che questa guerra è iniziata nel 2014 e che si sarebbe potuto evitare di arrivare a oggi se gli accordi di Minsk del 2014- 2015, mai rispettati né da ucraini né da russi, fossero stati imposti da Germania e Francia e da tutta l’Unione Europea. L’Ue invece ha stipulato accordi di associazione con l’Ucraina e ha perso l’occasione di assumere una parte terza, ponendo le premesse per svolgere un ruolo negoziale, e si ritrova schiacciata dentro a questa guerra, appiattita sulle posizioni dell’amministrazione Biden che aveva tutto l’interesse a strumentalizzare il conflitto e di fatto prendendone parte. Perché, ricordiamolo, siamo in guerra anche noi, come tutti i Paesi dell’Ue e della Nato».
I dati drammatici e le immagini quotidiane di distruzioni spingono i Paesi europei occidentali a sostenere l’Ucraina invasa con l’invio di armi. Non le sembra l’unica strada?
«L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia viola tutte le norme del Diritto internazionale pubblico, del Diritto internazionale dei diritti umani e umanitario, del Diritto internazionale penale. Viola i principi cardine della carta delle Nazioni Unite, il divieto dell’uso della forza per la risoluzione pacifica delle controversie internazionali, il principio del rispetto dei diritti umani e dell’integrità territoriale. Insomma, la Russia è uno Stato fuorilegge e l’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite riconosce il diritto all’autotutela, che dovrebbe però essere temporaneo, fintantoché interviene il Consiglio di sicurezza, che è bloccato dal veto russo. La guerra continua senza che l’Onu possa svolgere il ruolo di pacificatore. È giusto quindi difendere l’Ucraina, come è giusto difendere qualsiasi popolo che lotta per la sua libertà, i palestinesi, i curdi, le donne iraniane. Ma il continuo invio di armi è il modo giusto per difendere l’Ucraina?».
Quale potrebbe essere, secondo lei, l’alternativa?
«Nel breve periodo noi chiediamo il cessate il fuoco, necessario per avviare una trattativa che porti al ritiro dell’esercito russo dall’Ucraina, al ripristino della legalità internazionale, al rispetto del diritto all’autodeterminazione dei popoli, al riconoscimento e il rispetto delle minoranze in Ucraina, al dispiegamento sul terreno di un’operazione di pace delle Nazioni unite. Abbiamo preparato un documento che dai consigli comunali delle città italiane dovrebbe arrivare fino al parlamento italiano e quello europeo. Nel lungo periodo auspichiamo il rafforzamento dell’Onu, che deve riscoprire i principi per i quali è nato e farci uscire da questa epoca di guerra. Noi pacifisti siamo stati umiliati perché sosteniamo che l’invio delle armi, permesso dal diritto internazionale, non sia il modo giusto per aiutare l’Ucraina».