Idee | Lettera.D
Si vive di ansia: lo stato ansioso è l’algoritmo che provvede a collegare le nostre pretese, aspettative e desideri con quello che in pratica sono disposte a offrirci la realtà e la vita; direbbe Freud: fra il principio di piacere e quello di realtà.
Tale meccanismo è fisiologico quando la vita tranquilla richiede solo piccoli aggiustamenti tra i comuni desideri e gli inciampi, e si procede con dilazioni, compromessi, compensazioni. È invece patologico quando il contrasto è forte, l’incertezza e l’agitazione pervadono l’animo completamente e in modo tale che la vita ne è disturbata, la calma svanisce e le forze si concentrano su quello che deve avvenire o si teme che avvenga.
Questi due livelli d’ansietà sono collegati, anzi spesso il secondo è figlio del primo. Che fare? Attivare una terapia personale e pratica per sfuggire preventivamente alla prima fase, al fine di scongiurare la seconda, che è più grave e complicata, richiedendo altri mezzi. Come? Procurandosi il dominio di sé e delle proprie reazioni, sul primo stato ansioso, processo che una volta avviato, agisce poi anche sulle forze più potenti del secondo, seguendo delle semplici sorveglianze sui semplici difetti, affezioni al momento in cui si manifestano: inquietudini, assilli, ghiribizzi, coazioni a ripetere.
L’esperienza dice che, con la perseveranza, si arriva a liberarsi di leggere patologie senza compromissione e aggravamento di altre manifestazioni. La liberazione da un tic, da un disturbo, da una fobia… non comporta di per sé un mutamento nello stato generale, tanto meno alleggerisce lo stato ansioso, ma costituisce un tirocinio benefico, attiva la consapevolezza del proprio disturbo, abitua alla sorveglianza benevola dei moti involontari, condizione che è la base e la premessa per un piano di risanamento progressivo e generale.
Infatti il superamento anche di un lieve disturbo ansioso attiva la consapevolezza di essere capaci di dominio di sé, di non essere succubi, ma di poter aver ragione del problema. Questo produce la fiducia necessaria, restituisce lentamente la padronanza di se stessi, e attiva pian piano tecniche personali, che nascono con l’esperienza, tali da aumentare sempre più il controllo cosciente di sé con l’altra parte incontrollata del sé. È una testa di ponte che può essere considerata come il principio della riscossa.
A questo punto, solo una piccola parte di se stessi si oppone nella minuscola barricata che si è costruita contro il deserto dell’ansia. Bisogna mantenere la conquista e attaccare, tra i disturbi rimasti, quello più debole e procedere con la stessa tecnica acquisita, perfezionandola sempre più. Lentamente la personalità si ricostituirà nella parte bonificata dell’animo e farà sempre più pressione sul territorio ansioso, finché tutto il complesso psicologico si organizzerà e si metterà contro la zona patologica, acquistando sempre più terreno bonificato e più coscienza del proprio potere.
Probabilmente il processo di superamento dell’ansia distrugge anche gli effetti consolidati di un trauma originario che prima l’ha prodotta, creando nel soggetto la convinzione di non potersene liberare.
Questo repertorio, volendo attivare una semplice e leggera autoterapia, va letto come se si studiasse una carta geografica del territorio nemico, riportando sempre a sé ogni manifestazione, rendendosi consapevoli del disturbo e delle manifestazioni.
Ciò permette di formulare l’ulteriore strategia d’azione, di disegnare un piano da seguire costantemente, studiare il modo d’arrivare a ottenere successive piccole vittorie di modeste battaglie, che però addestrano alla lotta, consolidano e formano l’insieme delle forze che si collegano progressivamente operando per la liberazione.
L’importante è una continuità, leggera ma determinata, nel mutare l’atteggiamento della persona nei confronti della propria patologia, trasformandolo da passivo in attivo. Il patologico gesto assurdo deve diventare un elemento di disturbo, d’incomodo, un ospite sgradito.
Quando il disagio si aggrava gli interventi sono più drastici, più perturbanti e comportano altre complicazioni e azioni di carattere medico sull’organismo psichico. Dunque è meglio pensarci per tempo, anche con quei semplici accorgimenti che l’esperienza ha dettato nei secoli e sono rimasti ancora nelle memorie della tradizione orale.
Tale fortificazione dello spirito è ancora più necessaria oggi che la mente deve sempre più fare i conti con forze della tecnica, della logica, della meccanica, dell’intelligenza artificiale, forze che sono meno provvide, meno dolci di quelle della natura che sono più benevole e più indulgenti.