Mosaico
Per oltre mezzo secolo è stato uno dei luoghi del cuore di Padova. Con i suoi 746 posti nella sala principale, ai quali si aggiunsero successivamente i 235 del cinema Mignon, l’Altino ha accompagnato generazioni di padovani, accogliendo la grande stagione del cinema italiano e poi internazionale e diventando molto più di una semplice sala cinematografica. Tra le sue poltrone si sono dati appuntamento migliaia di giovani e anziani, sono nate amicizie, si sono intrecciate storie d’amore e si è costruita una parte importante della memoria collettiva della città.
Da vent’anni però il cinema Altino era chiuso: un’assenza pesante nel cuore di via Altinate, resa ancora più evidente dal valore architettonico dell’edificio progettato da Quirino De Giorgio e impreziosito dai graffiti di Amleto Sartori, inaugurato nel 1951 su un’area prima devastata dai bombardamenti della guerra. Oggi quella che molti consideravano una ferita aperta nel tessuto urbano della città si avvia finalmente a essere sanata: lo scorso 5 giugno la Fondazione Chiara e Francesco Carraro ha presentato il progetto di recupero e riqualificazione dell’ex cinema, destinato a trasformarsi in un nuovo centro culturale ed espositivo. Nell’occasione lo spazio è stato aperto per due giorni alla cittadinanza, accolta dall’installazione multimediale Afterglow dell’artista sloveno Atej Tutta, pensata per dialogare con gli ambienti del cinema e anticiparne la futura vocazione culturale.
Il nuovo centro ospiterà una parte significativa della collezione d’arte costituita nel corso di decenni da Francesco Carraro e dalla moglie Chiara. Fondatore del gruppo omonimo – una delle principali realtà industriali italiane nel settore della meccanica e dei sistemi di trasmissione per l’agricoltura, che ancora oggi conserva la sede a Campodarsego e impiega oltre quattromila lavoratori tra Italia, India, Cina e Stati Uniti – Francesco Carraro coltivò per tutta la vita una profonda passione per la musica e l’arte. Da questa sensibilità nacque una delle più importanti raccolte private del Veneto, parte della quale è oggi conservata a Ca’ Pesaro, a Venezia.
La collezione attraversa alcune delle stagioni più significative dell’arte italiana del Novecento, con opere di Antonio Donghi, Giorgio Morandi, Giorgio de Chirico, Arturo Martini e Adolfo Wildt, accanto a lavori di Gino De Dominicis, Mario Schifano e Gino Severini, presente con il monumentale Polittico Garagnani.
«Più che celebrare un traguardo, oggi iniziamo un percorso», ha sottolineato Enrico Carraro, presidente della Fondazione. I lavori, che dureranno circa due anni, interesseranno l’intero complesso e avranno come obiettivo non soltanto il recupero dell’edificio, ma la creazione di un nuovo luogo di incontro per la città. La futura struttura manterrà la ricchezza e la varietà degli spazi originari: in particolare la sala Mignon sarà recuperata come ambiente polifunzionale con una forte vocazione cinematografica, mentre la sala grande diventerà il cuore espositivo dedicato alla collezione permanente e alle mostre temporanee. Una terrazza aperta alla città, capace di accogliere fino a duecento persone, completerà il complesso. Non solo arti visive, dunque, ma anche musica, performance e nuove forme di produzione culturale, in un dialogo costante con il tessuto urbano circostante.
Particolarmente emozionato il sindaco Sergio Giordani, che ha ricordato il legame affettivo di generazioni di padovani con il cinema di via Altinate, mentre per l’assessore alla cultura Andrea Colasio il recupero si inserisce nella migliore tradizione del mecenatismo cittadino. L’amministrazione comunale ha garantito la massima collaborazione a un’iniziativa che restituisce alla città uno spazio simbolico e identitario.
A pochi passi dalla cappella degli Scrovegni, dai Musei Civici e dal Museo della natura e dell’uomo, ma anche dalla Fondazione Bano di via Zabarella e dalla Fondazione Alberto Peruzzo di via Dante, il nuovo centro della Fondazione Carraro andrà ad arricchire una rete sempre più articolata di istituzioni pubbliche e private impegnate nella valorizzazione dell’arte contemporanea.
Torna nella Sala degli Specchi di villa Albrizzi in via San Pietro 4 a Este, il Festival della musica classica. Organizzato dalla Pro Este, con la direzione artistica di Lisa Celeghin, prende avvio l’11 con il Quartetto Athestino. Poi prosegue con due serate intitolate “Caro Johannes” dedicate a Brahams: il 13 con Pierpaolo Maurizzi (pianoforte), Giacomo Tesini (violino) e Tommaso Tesini (violoncello); il 14 giugno con Elisabetta Bocchese, Pierpaolo Maurizzi e il Quartetto Tesini. Il 19 è il momento degli allievi dell’indirizzo musicale dell’istituto comprensivo G. Pascoli di Este. Il 20 giugno Marta Renier Zen al pianoforte e Federica Della Vista al violoncello propongono Brahms, Schumann e Ferdinand Hiller. Si chiude il 21, Giornata Europea della Musica, con i pianisti Filippo Barbugian e Federico Crocco e un repertorio da Chopin a Piazzolla.
Info: 0429-3635.