Idee
L’assemblea dell’Onu rimane ancora, nonostante i tentativi di indebolirla, una sede istituzionale di livello mondiale da cui si attendono segnali buoni per la casa comune. Capita tuttavia, come è accaduto dal 21 al 25 settembre, che il microfono finisca nelle mani di qualcuno che manda segnali di segno contrario.
Parole, gesti ed espressioni di volti hanno confermato un bullismo maschile e femminile “in giacca e cravatta” di cui la società e soprattutto le nuove generazioni non avvertono alcun bisogno.
Non è necessario ripetere nomi e cognomi: sono più che noti così come sono noti i loro mantra: “abbiamo scritto una pagina di storia”, “siamo a una svolta epocale”, “nessuno prima di noi ha fatto…”.
La storia insegna che non è così: non sono loro, i bulli, a indicare strade di pace e di giustizia, non solo loro a lasciare tracce di bene, non sono loro a disegnare percorsi di fiducia e di stima vicendevole.
La storia “maestra” è scritta da uomini e donne miti che hanno posto fine a guerre, hanno accompagnato i loro Paesi verso la riconciliazione, verso la ricostruzione fisica e morale, verso la solidarietà di fatto.
In questi giorni in terra europea, alcuni di loro, Robert Schuman, Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer, sono tornati alla mente ascoltando il discorso di papa Leone XIV sull’Europa prima della celebrazione della messa nella cattedrale di Metz.
Una cattedrale simbolo di riconciliazione che il poeta francese Paul-Marie Verlaine aveva definito una “lanterna di Dio” per le stupende vetrate che lasciano entrare e lasciano uscire la luce di Dio.
L’immagine del poeta parla all’oggi in cui il bullismo si esprime anche nell’affermare che la tecnologia e la scienza sono in grado di rispondere a tutte le domande dell’uomo e quindi di Dio non c’è bisogno.
Il delirio di onnipotenza che si esprime in forme, in luoghi e con strumenti diversi continua ad alimentare il bullismo.
La ribellione disarmata degli umili a questa deriva è già in corso in molti angoli del mondo e consente di dire, parafrasando le parole del bimbo della favola di Andersen, “I vestiti nuovi dell’imperatore”, che il bullo è nudo,.
Una nudità che è nell’assenza di ascolto dell’altro, nella presunzione di risolvere le controversie con le armi e con i soldi, nel ricorso a parole ostili o volgari, nella mancanza di un pensiero che non sia solo quello orizzontale.
All’assemblea dell’Onu si sono avvicendati al microfono così come avviene altrove: lanterne spente che non rischiarano i passi dell’umanità.
Forse ignorano o fingono di ignorare che le parole credibili non sono le loro. Sono quelle di uomini e donne che nel “sogno” di un mondo migliore non vivono una fuga dalla responsabilità ma colgono la chiamata a pensare e a realizzare, là dove vivono, percorsi dove fede e ragione sono alleate nella custodia della persona umana. Lanterne accese, come la cattedrale di Metz.