Idee
Le guerre di aggressione che segnano il presente – dall’Ucraina al Medio Oriente – occupano il centro della comunicazione mediatica e politica. La devastazione che producono in termini di vite umane, diritti calpestati, inquinamento e territori distrutti è sotto gli occhi di tutti. Eppure, mentre i governi moltiplicano dichiarazioni e stanziamenti per la sicurezza e la difesa, un’altra emergenza globale continua a essere affrontata con lentezza colpevole e compromessi al ribasso: la crisi climatica. Non si tratta di una distrazione secondaria, ma di una responsabilità diretta: i governi che invocano stabilità e sicurezza continuano a sostenere un modello energetico fondato sui combustibili fossili principale causa di instabilità, disuguaglianze, guerre e aumento della temperatura globale.
In questo scenario si colloca il Manifesto promosso dalle Chiese del Sud globale con le Chiese di Europa e Oceania “Verso la pace con la creazione: un appello urgente per una transizione giusta oltre i combustibili fossili”. Il documento, frutto di un lavoro condiviso, intende rafforzare la pressione morale e politica sui governi, ma anche sul mondo economico e finanziario, affinché si acceleri una transizione energetica giusta. Andare oltre i combustibili fossili non è solo un imperativo ecologico: è una condizione per la pace “disarmata e disarmante” a cui si appella papa Leone XIV.
Tra i punti centrali vi è la richiesta di un Trattato sui combustibili fossili cioè di un quadro globale e giuridicamente vincolante per fermare, da subito, i nuovi progetti di esplorazione e produzione di carbone, petrolio e gas, gestire il declino e l’eliminazione graduale della produzione esistente, garantire un passaggio equo e inclusivo alle energie rinnovabili. Le Chiese chiedono inoltre un impegno concreto per garantire che la transizione energetica non lasci indietro le comunità più vulnerabili, spesso situate proprio nei Paesi del Sud globale, che pur contribuendo in misura minore alle emissioni subiscono gli effetti più devastanti del riscaldamento globale. Viene perciò ribadita l’urgenza di cancellare o ristrutturare il debito dei Paesi più fragili, liberando risorse da destinare alla transizione ecologica e alla protezione delle popolazioni.
Il Manifesto evidenzia oltre al ruolo spirituale delle Chiese, quello più profondamente politico di chi sta a fianco delle persone e delle comunità più vulnerabili e marginalizzate nei confronti delle quali la crisi climatica è prima di tutto una questione di giustizia e dignità umana. In questo quadro, il documento denuncia apertamente l’ipocrisia di molte politiche energetiche nazionali, che da un lato sottoscrivono impegni climatici e dall’altro continuano a finanziare infrastrutture fossili. Dovrebbero invece investire nella diffusione su larga scala di modelli energetici rinnovabili, decentralizzati e partecipativi, capaci di generare benefici diffusi e duraturi, creare opportunità di riqualificazione professionale e occupazionale, rafforzare la protezione e l’inclusione sociale.
In questo tempo l’appello delle Chiese del Sud globale rappresenta una voce potente di responsabilità e di speranza nella direzione di una profonda trasformazione socioeconomica e culturale per promuovere nuovi stili di vita e modi di produzione capaci di coniugare giustizia sociale e salvaguardia del pianeta. Il tempo stringe, ma un mondo libero dai combustibili fossili, giusto e in pace, è possibile e necessario.
L’energia è sempre più un affare di prossimità, capace di ridistribuire potere decisionale e benefici economici direttamente sul territorio. «E questa cosa è dirompente – chiosa Arturo Lorenzoni – l’abbiamo visto in Italia con l’interesse crescente per le comunità energetiche, ma accade anche in India, che nel suo nuovo piano energetico è passata dai grandi impianti a carbone sulla costa ai piccoli impianti fotovoltaici nei villaggi rurali. È una rivoluzione che mette insieme aspetti climatici ed economici, ma anche profondamente sociali». Come tutte le rivoluzioni, però, finisce anche per polarizzare l’opinione pubblica, alimentando resistenze e dubbi. «Bisogna reagire con forza alla disinformazione che dice che i cambiamenti climatici non esistono, che le automobili elettriche siano un rischio costante d’incendio o che il sistema Ets faccia male alle imprese europee – conclude Lorenzoni – nonostante i fortissimi interessi in gioco che difendono il sistema degli idrocarburi, gli investimenti nelle rinnovabili vanno avanti veloci, spesso anche senza bisogno di incentivi statali. Le persone continueranno a installare impianti fotovoltaici sui tetti e ad acquistare auto elettriche per un motivo essenziale: perché convengono».