Idee
L’audacia della pace. Dialogo e preghiera, insieme, a Berlino
Nella capitale tedesca si sono dati appuntamento rappresentanti di culture e religioni differenti per trovare soluzioni alternative alla guerra in Ucraina
IdeeNella capitale tedesca si sono dati appuntamento rappresentanti di culture e religioni differenti per trovare soluzioni alternative alla guerra in Ucraina
Pace. Peace. Mir. Salam. Sono centinaia i cartelli con la scritta “pace” in diverse lingue nello scenario suggestivo della Porta di Brandeburgo, accompagnati dalla musica struggente del quartetto d’archi della Youth Simphony Orchestra of Ukraine. A sollevarli in alto uomini e donne credenti di diverse religioni, rappresentanti della cultura, della politica e delle istituzioni internazionali, che a Berlino, dal 10 al 12 settembre, si sono dati appuntamento su invito della Comunità di Sant’Egidio e delle Chiese cattolica ed evangelica di Germania per l’incontro di dialogo e preghiera per la pace nello “spirito di Assisi”. Nella capitale tedesca, «una città dove la storia parla di tanta sofferenza, ma anche della forza della speranza», ha osservato il presidente della Comunità di Sant’Egidio Marco Impagliazzo, il convegno “L’audacia della pace” ha affrontato temi etici, politici, religiosi e sociali: la pace, l’intelligenza artificiale, l’ambiente, l’ecumenismo, l’educazione, l’invecchiamento della popolazione europea, le migrazioni, la crisi delle democrazie. In apertura, il fondatore di Sant’Egidio Andrea Riccardi ha affermato che di fronte a tante guerre terribili, come quella in Ucraina, «non basta più la prudenza, pur necessaria, occorre l’audacia, che ci porta oltre il possibile di fronte a cui ci siamo arrestati. Audacia della pace significa credere che c’è un’alternativa. Che si deve investire di più nel dialogo e nella diplomazia, nell’incontro per soluzioni giuste e pacifiche». Presente all’assemblea inaugurale anche Zohra Sarabi, ragazza afghana, giunta in Italia grazie ai corridoi umanitari. Dando voce alla sofferenza delle sue connazionali, che «non possono studiare e neanche uscire di casa da sole senza uomini», ha osservato: «L’accoglienza fa bene al cuore di chi deve dimenticare la sofferenza ma anche al cuore di chi accoglie». Presenti nella tre giorni berlinese, i cardinali Miguel Ángel Ayuso Guixot, Reinhard Marx, Matteo Zuppi, il presidente della Conferenza episcopale tedesca Georg Bätzing, il grande imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb – con cui papa Francesco aveva firmato l’importante Dichiarazione sulla fratellanza umana nel 2019 – il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier e il cancelliere Olaf Scholz, il ministro degli esteri italiano Antonio Tajani. Toccante è stata la testimonianza di Olya Makar, responsabile di Sant’Egidio in Ucraina, che insieme a una folta delegazione di giovani da Kiev, Leopoli e Ivano-Frankivsk, ha attraversato l’Europa per esprimere il suo desiderio di pace, finora inascoltato per il suo Paese. Non è stato un vertice a porte chiuse, ma un evento aperto alla città, a cui hanno partecipato migliaia di persone provenienti da tutta Europa e tantissimi studenti liceali di Berlino. Anche dal Veneto diverse decine di persone hanno scelto di unirsi a questo itinerario di pace e dialogo. In silenzio, davanti alla Porta di Brandeburgo, i partecipanti hanno ascoltato il messaggio del pontefice, che ha invitato «all’insistenza della preghiera, la prima forma di audacia» e a «diventare mendicanti di pace, unendoci alle sorelle e ai fratelli delle altre religioni, e a tutti coloro che non si rassegnano all’ineluttabilità dei conflitti». A far eco alle parole del santo padre, Angela Kunze-Beiküfner, testimone della caduta del Muro con una comunità evangelica. Raccontando le veglie, i digiuni e le azioni non violente in quell’indimenticabile autunno del 1989, ha affermato: «Le preghiere hanno un potere trasformativo, possono accelerare il cambiamento pacifico delle società e abbattere i muri». Da Berlino i credenti di diverse religioni, con più audacia, hanno aperto nuove vie di pace.
Mirko Sossaicomunità sant’Egidio in Veneto, da Berlino
Giovanni Paolo II coniò il termine “spirito di Assisi” per indicare un modello di dialogo tra religioni basato sulla fraternità, sperimentato nell’incontro del 27 ottobre 1986. All’incontro c’erano i massimi rappresentanti delle Chiese cristiane, e sessanta rappresentanti di altre religioni.
«Il grande inganno del muro è l’identità e la sicurezza. Un’identità con i muri è fragile, debole, per di più con la globalizzazione è paradossale. La sicurezza non è mai data dal muro e impedisce il dialogo».