Fatti
Negli ultimi anni il morbillo, una malattia che molti consideravano ormai sotto controllo nei Paesi ad alto reddito, è tornato a far registrare un aumento significativo dei casi. Dopo un lungo periodo di bassa circolazione, il 2025 e l’inizio del 2026 hanno mostrato una ripresa in diverse aree del mondo, inclusa l’Europa. Questo andamento ha riacceso l’attenzione delle autorità sanitarie e degli epidemiologi, perché segnala un indebolimento dell’immunità di popolazione e la presenza di lacune vaccinali accumulate nel tempo.
Il morbillo è una delle malattie infettive più contagiose conosciute: il virus si trasmette per via aerea e può diffondersi rapidamente in ambienti chiusi o in comunità con un numero anche limitato di persone suscettibili. Prima dell’introduzione del vaccino rappresentava una delle principali cause di malattia e mortalità infantile a livello globale. Oggi esiste una protezione altamente efficace: due dosi di vaccino contro morbillo, parotite e rosolia garantiscono un’efficacia vicina al 97 per cento. Tuttavia, perché la trasmissione venga interrotta è necessario che la copertura vaccinale resti stabilmente molto elevata, con percentuali comprese tra il 92 e il 95 per cento della popolazione.
I dati più recenti mostrano che questo obiettivo non è sempre raggiunto. A livello globale, una quota rilevante di bambini non riceve entrambe le dosi di vaccino previste, e milioni di persone restano quindi parzialmente protette o del tutto suscettibili. In Europa, pur in presenza di un calo rispetto ai picchi degli anni precedenti, nel 2025 sono stati segnalati decine di migliaia di casi, con una circolazione del virus che prosegue anche nel 2026. Situazioni analoghe sono state osservate in altre regioni del mondo, comprese le Americhe.
Un aspetto particolarmente rilevante è che i casi non riguardano soltanto bambini non vaccinati. In molti Paesi una quota consistente delle infezioni interessa adolescenti e giovani adulti, persone che spesso non hanno completato il ciclo vaccinale o non sono certe del proprio stato immunitario. In contesti dove il morbillo era stato dichiarato eliminato, il progressivo accumulo di individui suscettibili – dovuto al calo delle coperture, all’esitazione vaccinale, alla disinformazione e a interruzioni temporanee dei servizi sanitari – ha creato le condizioni per la ricomparsa di focolai.
Sebbene il morbillo venga talvolta percepito come una malattia “banale”, le sue complicazioni possono essere serie. Polmonite, encefalite e, nei casi più gravi, esiti fatali colpiscono soprattutto neonati, bambini piccoli, adulti non immuni e persone con sistemi immunitari fragili. Anche quando decorre senza gravi conseguenze, la diffusione del virus comporta un forte impatto sui servizi sanitari e sulla vita sociale, richiedendo misure di contenimento e tracciamento dei contatti.
Il ritorno del morbillo ricorda che l’eliminazione di una malattia infettiva non è mai definitiva se non vengono mantenuti nel tempo alti livelli di protezione collettiva. Rafforzare la vaccinazione di routine, recuperare chi non è adeguatamente immunizzato e contrastare la disinformazione restano le strategie fondamentali per prevenire nuove ondate epidemiche e proteggere sia i singoli sia la comunità nel suo insieme.