L’Ave Maria dietro le sbarre

Una poesia nata nella sezione femminile del carcere di Lecce trasforma l’Ave Maria in grido di rabbia, pentimento e richiesta di libertà. Tra versi, sovraffollamento e nuove misure alternative alla detenzione, emerge una domanda essenziale: la pena può punire senza cancellare la persona e la sua possibilità di cambiare davvero?