Idee
Studenti aggressivi. Si potrebbe sintetizzare così una serie di episodi che sono stati raccontati dalle cronache, episodi che hanno visto come vittime alcuni docenti. Si ricorderà il caso gravissimo nella Bergamasca, con una docente accoltellata e a rischio vita in ospedale e un suo studente che mentre la aggrediva filmava ogni cosa col telefonino. Recentemente ha fatto scalpore l’episodio di uno scontro fisico avvenuto in un parco vicino all’ITIS di Parma: tre giovani studenti, tutti minorenni, avrebbero aggredito due professori in seguito ad un rimprovero per un atto di vandalismo. Il condizionale è d’obbligo, perché sono ancora in corso le indagini per comprendere la reale dinamica dell’accaduto, peraltro anche in questo caso ripreso dagli smartphone.
Immediatamente dopo il caso parmense le cronache riferiscono di un altro fatto estremamente inquietante: uno studente undicenne durante le lezioni, si è alzato dal banco e ha cercato di colpire con un coltellino il professore di educazione tecnica. L’agenzia Ansa riferisce che “lo studente avrebbe indossato un casco integrale nel tentativo di non farsi riconoscere, poi avrebbe ripreso la scena con il cellulare e trasmesso il tutto in diretta video su un gruppo Telegram. Lasciando sotto choc i compagni di classe che hanno assistito alla scena, tanto che alcuni si sono sentiti male”.
Dalle prime ricostruzioni sembrerebbe che a scatenare la violenza – avvenuta in una scuola del Trapanese – sia stato un insuccesso scolastico, la rabbia per un brutto voto, un 4, preso a un’interrogazione. Fortunatamente l’aggressione non ha avuto risultati gravi e a fermare l’undicenne sarebbe stato lo stesso docente di educazione tecnica: per lui solo pochi graffi.
Naturalmente sugli episodi – ci riferiamo in particolare la caso di Parma e a quello trapanese – indagano le forze dell’ordine anche per valutare responsabilità e conseguenze. Gli studenti di Parma, intanto, sono già stati sospesi dalla scuola, mentre i docenti aggrediti hanno fatto sapere di non voler sporgere denuncia ritendo che non si tratti di un gesto educativo nei confronti dei ragazzi.
Questa convinzione è stata criticata dallo stesso ministro Giuseppe Valditara. il quale ha indicato la necessità di non minimizzare l’accaduto, affermando che è necessario superare il giustificazionismo e applicare con fermezza le norme disciplinari e penali previste. Senza incertezze la solidarietà ai docenti, ma insieme fermezza nel promuovere l’assunzione di responsabilità e rispettare le norme.
Al di là della cronaca resta un profondo senso di disagio di fronte a fatti come quelli ricordati. Disagio per il malessere che evidentemente coinvolge i più giovani e disagio anche per il mondo della scuola che si trasforma da occasione di incontro, partecipazione, crescita personale e collettiva, in tragico scenario di drammi che partono da lontano e che proprio tra le aule finiscono per esplodere. La scuola diventa non di rado il luogo in cui si fanno evidenti le emergenze, in cui si manifesta la fragilità delle nuove generazioni. Si tratta di fenomeni che la scuola non può affrontare da sola.
Allora vale la pena di rimettere nel mirino il tema della comunità educante, della formazione dei più giovani come impegno condiviso da tanti soggetti: dalle famiglie, dalle molte agenzie educative operanti nei nostri territori. Più consapevolezza e partecipazione sono indispensabili. E non è scontato.