Le celebrazioni declinano un atto divino con azioni umane
Il culmine della coscienza teologica di cos’è la liturgia si è avuto quando si è arrivati a interpretarla non come un servizio cultuale reso a Dio dai fedeli, quanto come un’azione di Cristo congiunto alla sua “sposa”: la Chiesa
Agli inizi del secolo scorso il Movimento liturgico ha avviato la riscoperta, il rinnovamento e la promozione del rito cristiano, ma il culmine della coscienza teologica di che cos’è la liturgia si è avuto quando si è arrivati a interpretarla non tanto come un servizio cultuale reso a Dio dai fedeli, quanto come un’azione di Cristo stesso eternamente congiunto al suo “mistico corpo”, la sua “sposa”: la Chiesa. Traendo ispirazione dall’enciclica di Pio XII Mediator Dei, il paragrafo 7 della Sacrosanctum Concilium descrive il rito cristiano come l’opera mirabile del Signore in cui egli, Sommo Sacerdote della nuova alleanza, offre se stesso all’eterno Padre associando a sé la Chiesa, amata sposa, perché per mezzo dei segni sensibili essa impari, nell’obbedienza della fede, a unirsi al sacrificio di lode per la gloria di Dio e la santificazione dell’uomo. Questo decisivo passaggio della prima costituzione del Concilio ecumenico Vaticano II è l’“ermeneuta”, l’interprete necessario, di tutta la teologia liturgica. Solo una volta acquisita una simile consapevolezza si potrà considerare in modo opportuno la complessa storia del celebrare cristiano, esaminando correttamente le sue dinamiche legate al tempo e allo spazio, con le vicende che hanno portato allo sviluppo di nuove forme rituali e il differenziarsi dei riti a livello geografico e la nascita di diverse famiglie liturgiche, orientali e occidentali. La liturgia è dunque il luogo in cui si esprime l’“ufficio” sacerdotale di Cristo nell’atto eterno (cioè metastorico e capace di raggiungere ogni angolo dell’universo) di offrirsi al Padre. Questo fondamento cristologico enunciato dalla Sacrosanctum Concilium trova visibilità nelle celebrazioni della Chiesa, che altro non fanno che declinare un atto divino che si manifesta con azioni umane. Esse “funzionano” appunto quando aiutano il popolo di Dio, “per ritus et preces”, per mezzo delle azioni rituali e dei testi poetici delle preghiere, a cogliere nella liturgia i segni dell’agire di Cristo (cfr. SC 48).
OGMR sul sito dell’Ufficio liturgico nazionale
Sul sito dell’Ufficio liturgico nazionale – liturgico.chiesacattolica.it – nella sezione “Libri liturgici”, si può trovare il pdf del testo completo dell’Ordinamento generale del Messale romano.