Fatti
Non solo malaria e malnutrizione: in Tanzania crescono silenziosi anche diabete e ipertensione. Un fenomeno che sorprende chi associa l’Africa alle sole malattie infettive, ma che oggi pesa per il 33 per cento dei decessi complessivi. Per rispondere a questa sfida, l’Azienda ospedale dell’Università di Padova ha sottoscritto un protocollo d’intesa con Medici con l’Africa Cuamm, rafforzando un legame storico e avviando un sostegno concreto all’ospedale di Tosamaganga, nella regione rurale di Iringa.
Qui, dal 2016, è attiva una clinica per le malattie croniche non trasmissibili, diventata punto di riferimento per oltre tremila pazienti. «Per anni si è pensato che fossero patologie del mondo occidentale – spiega il dott. Giovanni Torelli, program manager in Tanzania – In realtà oggi il 70 per cento della popolazione adulta è ipertesa e oltre il 15 per cento ha il diabete. Il problema è che pochissimi sono diagnosticati e ancora meno seguono cure continuative».
La trasformazione degli stili di vita, l’urbanizzazione e l’aumento dell’aspettativa di vita hanno cambiato il profilo sanitario del Paese. Ma nelle aree rurali le distanze restano enormi: villaggi a oltre 100 chilometri dall’ospedale, strade difficili, costi insostenibili. «Una delle barriere maggiori è la distanza – continua Torelli – Per questo abbiamo decentralizzato le cure nei centri di salute periferici, formando infermieri e personale locale e portando farmaci e supervisioni mensili». Le visite sono gratuite; esami e medicinali hanno costi accessibili. Ma la nuova frontiera riguarda i casi più complessi: diabete di tipo 1, che richiede insulina quotidiana, e anemia falciforme, malattia genetica che in Tanzania colpisce ogni anno circa ventimila neonati, molti dei quali non superano i cinque anni. «Queste sono le patologie più fragili e costose. Servono farmaci, reagenti di laboratorio, personale formato. Senza fondi, rischiamo di non garantire continuità terapeutica».
È qui che si inserisce il progetto padovano, nato nell’ambito del Giubileo dei sanitari. «Per anni la collaborazione con il Cuamm è stata affidata all’iniziativa dei singoli professionisti – osserva Camillo Barbisan, che sta curando i rapporti tra l’Azienda e il Cuamm – Oggi abbiamo una cornice istituzionale: un protocollo d’intesa firmato dal direttore generale Giuseppe Dal Ben e da don Dante Carraro». Una delegazione di medici, tecnici e amministrativi ha visitato Tosamaganga per comprendere i bisogni. Attualmente sono 66 i dipendenti coinvolti nella promozione del progetto. Oltre alla raccolta fondi interna, l’accordo prevede formazione, scambio di operatori, supporto tecnico alla progettazione di strutture sanitarie e accoglienza a Padova di tirocinanti africani. L’obiettivo è raccogliere 50 mila euro per garantire farmaci (insulina e idrossiurea), test di laboratorio e formazione. «Non è solo un aiuto economico – conclude Barbisan – ma un’alleanza che mette in comune competenze e responsabilità. La salute globale ci riguarda tutti».
L’obiettivo della raccolta fondi è raccogliere 50 mila euro per sostenere la clinica NCDs di Tosamaganga (Tanzania), con particolare attenzione a diabete, anemia falciforme, pazienti cronici ricoverati in terapia intensiva, formazione al personale sanitario e attività di educazione.
È possibile donare tramite Banca Popolare Etica all’Iban
IT32C05018121 01000011078904, intestato a: Opera San Francesco Saverio Cuamm Medici con l’Africa, con la causale: “Progetto Cuamm e Aoup – malattie croniche Tosamaganga”.