Idee | Pensiero Libero
A sei mesi dal giorno in cui si sono spenti i riflettori sulle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali di Milano Cortina 2026, le montagne e le città che hanno ospitato l’evento stanno lentamente tornando alla loro quotidianità. Sul piano strettamente sportivo, l’evento ha indubbiamente raggiunto i suoi obiettivi, regalando emozioni e ribalte internazionali. Tuttavia, come spesso accade quando si spengono le luci della festa, il mattino porta con sé il momento del bilancio. Un bilancio che, stando al quarto report della rete civica Open Olympics 2026 (di cui fanno parte organizzazioni come Libera e Legambiente), intitolato significativamente “All’indomani dei Giochi”, si presenta denso di ombre, interrogativi e nodi irrisolti che gravano sui territori.
La parabola dei grandi eventi in Italia sembra purtroppo ripetere un copione già visto, con l’entusiasmo iniziale che cede il passo a una realtà fatta di costi lievitati e cantieri infiniti. Il Piano delle opere mappato da Simico ha raggiunto la cifra monumentale di 3,62 miliardi di euro, registrando un aumento di ben 210 milioni rispetto a due anni fa. Ma il dato che più deve far riflettere riguarda la natura di questa spesa e lo stato dell’arte. Appena un quarto delle risorse impegnate (890 milioni) si riferisce a interventi effettivamente conclusi. Il resto? Un enorme 58 per cento – pari a 2,1 miliardi di euro – riguarda opere non ancora terminate, o addirittura ferme alla fase di gara o persino di progettazione.
Quasi un’opera su tre non è ancora entrata nella fase di cantiere e per l’81,8 per cento dei progetti si registrano ritardi significativi, con uno slittamento mediano che supera i sette mesi. Ci troviamo così di fronte a un paradosso civile: l’ultimo cantiere legato alle Olimpiadi del 2026 dovrebbe chiudersi, secondo le stime correnti, il 29 dicembre 2033. Sette anni dopo il passaggio della torcia olimpica. Davanti a questi numeri non possiamo non interrogarci sul senso della parola legacy, l’eredità che lasciamo alle generazioni future. Che tipo di sviluppo stiamo offrendo alle vallate montane (e in generali e quelle che chiamiamo aree interne) se i costi aumentano soprattutto per le opere post-evento, mentre mancano ancora i dati sull’impatto ambientale dei cantieri e il dettaglio sui subappalti?
La cura della “casa comune” richiede trasparenza e limpidezza assoluta. Una richiesta che si fa ancora più urgente esaminando le pieghe finanziarie dell’organizzazione. Il portafoglio del Commissario straordinario per le Paralimpiadi è salito a 542,8 milioni di euro, con consistenti erogazioni avvenute proprio a ridosso della chiusura dei Giochi, sollevando dubbi sulla reale destinazione di fondi che dovrebbero tutelare l’inclusione sportiva e che invece sembrano aver coperto costi organizzativi di soggetti terzi. Altrettanto preoccupante è lo scenario della Fondazione Milano Cortina 2026, soggetto che gestisce l’evento, che è di diritto privato ma gode di garanzie pubbliche: il bilancio 2025 evidenzia un debito di oltre 1 miliardo di euro, a fronte di una perdita d’esercizio di quasi 40 milioni e un deficit patrimoniale di 176,5 milioni.
Quando la collettività è chiamata a farsi garante, la trasparenza non è un optional burocratico, ma un preciso dovere morale. Le cinque indicazioni per i prossimi grandi eventi proposte da Open Olympics – sapere con chiarezza chi paga, imporre una moratoria sulle opere non ancora avviate per valutarne la reale utilità nei territori, pubblicare i dati sull’impronta ecologica e riformare la governance dei grandi eventi – non sono rivendicazioni di parte. Sono, al contrario, un richiamo alla responsabilità e all’etica della buona amministrazione. I Giochi sono finiti, ma la responsabilità verso i cittadini e l’ambiente resta aperta. Tenere i riflettori accesi sui conti e sui cantieri non significa essere contrari al progresso, ma pretendere che il progresso sia a misura d’uomo e rispettoso delle risorse di tutti. Fino a quando l’ultima opera non sarà conclusa, la vigilanza civica dovrà continuare per evitare che la grande bellezza dello sport si traduca in un lungo inverno per i bilanci pubblici e per la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.