Le parole trasfigurate del canto dicono il Verbo fatto carne
Il Coro San Prosdocimo guida la città in un viaggio teologico e sonoro verso la Natività
Intorno alla culla nascosta nel buio, l’evangelista Luca ci racconta l’assieparsi di una miriade di angeli che cantano lo stupore del cosmo davanti alla misericordia di un Dio che si fa piccolo e povero: uomo mortale. Solo un canto, parole trasfigurate dall’amore, può dire il Verbo fatto carne senza che la ragione si scandalizzi. Così, con la dolcezza di un canto che attraversa le epoche e gli stili, ci invita a vivere il Natale il Coro San Prosdocimo, cappella musicale della Cattedrale diretta dal maestro Alessio Randon, che offrirà un’elevazione musicale, sabato 20 dicembre alle 21 in Cattedrale, dal titolo “Gloria in excelsis Deo”. Il proposito è che si possa riuscire a cogliere le dimensioni del mistero del Natale senza l’aridità del pensiero astratto; eppure, tutto è teologia, a partire dall’Ave Maria di Bonaventura Somma (1893-1960). Mentre intravediamo le mani sante della Vergine protendersi verso il Bambino in fasce, non possiamo non sentire con trepidazione dolorosa che quelle fasce sono già le bende in cui verrà avvolto il corpo del Signore nel silenzio del Sabato santo. Puer natus est nobis, un bimbo è nato per noi: ce lo ricorda Anton Diabelli (1781-1858), con il linguaggio musicale dei primi dell’Ottocento, e Santo Spinelli (1902-1944), in pieno Novecento, non può che ribadirlo, ed è il traboccare della speranza che riesce a cantare più forte della disperazione. L’ultimo brano nella scaletta dell’elevazione musicale è sempre, ogni anno, Adeste fideles, nell’articolazione potente che gli ha dato Domenico Bartolucci (1917-2013), con l’organo del maestro Alessandro Perin che soffia tutto il suo fiato per chiamare ogni persona a esultare per l’unica vera novità felice della storia. (A. V.)