Idee | Pensiero Libero
C’è un manipolo di anziani, pazzi, comunisti, bevitori, bestemmiatori e anticlericali. Questi “signori” vivono in una frazione di Forte dei Marmi e si guardano bene dall’entrare in chiesa. Vivono in una frazione del Comune e, siccome sono tutti fratelli la loro via è divenuta un villaggio: “Benvenuto al villaggio Mancini. Vietato entrare”, recita il cartello all’ingresso.
Chi tra i nostri lettori si è già imbattuto in quel bellissimo romanzo che è Il mare dove non si tocca di Fabio Genovesi (in questi giorni voce del Giro d’Italia che illustra arte e cultura lungo il percorso) forse ha già capito dove vogliamo andare a parare, per tutti gli altri ecco qualche altra riga in più. Sì, perché succede che, a un certo punto, i fratelli Mancini (tutti con nomi che iniziano per A, compreso il defunto Arolando…) in chiesa ci finiscono davvero. Ma non per una conversione, un funerale o una celebrazione importante, perché si trattava di vincere il concorso dei presepi tra le quattro parrocchie del paese. Meglio, per vendicarsi di quelli della parrocchia del centro che l’anno prima avevano vinto clamorosamente, non senza un tocco di malizia.
È così che la rappresentazione della natività diventa quindi una gara furiosa a chi fa di più e meglio. E finisce per valere tutto, bene che il presepe lo costruisca chiunque, a patto che risulti il migliore, non che sia l’espressione di ciò che quella comunità può fare. Anzi, i parrocchiani nemmeno sanno ciò che sta prendendo forma nella loro chiesa, troppo intenti la notte di Natale a tracannare punch in piazza in attesa della commissione presepi composta dal vescovo e dal sindaco, tra gli altri.
Una scena questa che, letta in controluce, assume forme diverse e più sostanziali. Dietro il gruppo di macchiette con il loro nipotino Fabio (la loro vittima) e dietro allo spigoloso parroco padre Domenico, possiamo intravvedere molti di noi, quelli che vivono le nostre comunità cristiane, se non altri.
Il grande presepe, per rimanere nella metafora, è una tentazione per molti. Fare, fare sempre meglio, fare per essere premiati, o forse potremmo dire riconosciuti. C’è, in alcuni casi, nelle nostre parrocchie, la sindrome del fare, non sempre a ragion veduta, con una consapevolezza chiara, la cosa importante è fare e magari misurare con le presenze il successo dell’iniziativa. Altre volte, al contrario, prevale la sensazione che raggiungere un obiettivo sia impossibile, troppo alto, troppo complesso, e questa presunta impossibilità diventa un alibi per rimanere immobili o all’interno dei binari sicuri dell’«abbiamo sempre fatto così». Alla fine dei conti, il rischio è sempre lo stesso: guardare al risultato finale e non al percorso che si è fatto per raggiungerlo. Il percorso, sembra ovvio specificarlo, è assai più importante del punto in cui si giunge, perché è nel cammino condiviso (che significa Sinodo, peraltro…) che si cementano le relazioni, che si sperimenta la vicinanza e la condivisione – di vissuti, di idee, di fede – mentre il punto d’arrivo non è altro che uno step nella nostra crescita, un traguardo volante dal quale si riparte per continuare a imparare. Molti di questi aspetti non valgono solo per la parrocchia, valgono personalmente anche per ciascuno di noi e per le nostre famiglie e la vita comunitaria è proprio il luogo dove le persone si incontrano e moltiplicano i loro interessi, i loro contributi, i loro pensieri per un bene superiore.
C’è un cammino che sta per partire nella nostra Diocesi che si trova proprio al crocchio tra il vissuto personale e il tessuto comunitario. In queste settimane, un centinaio di parrocchie stanno individuando i candidati ai ministeri battesimali: una chiamata vocazionale per i singoli che verranno chiamati dai loro consigli pastorali, una sfida di futuro per le comunità che sono chiamate a riconoscere la responsabilità di questi laici. Sarà molto interessante vedere le equipe ministeriali al termine dell’anno formativo 2026-2027, ma sarà molto più bello il tragitto condiviso dei prossimi mesi.
Se poi volete sapere chi ha vinto il concorso dei presepi di Forte dei Marmi, non vi resta che leggere Fabio Genovesi.