Chiesa
“Non sappiamo ancora cosa dirà, ma proprio per questo dobbiamo prepararci ad ascoltarlo e a vivere questo evento come un dono che ci viene fatto. Accogliere il successore di Pietro è un momento di straordinaria importanza”. Usa la parola “entusiasmo”, il cardinale Jean-Marc Aveline, arcivescovo di Marsiglia e presidente della Conferenza episcopale di Francia, presentando oggi a Parigi, ai giornalisti il viaggio di Papa Leone XIV in Francia dal 25 al 28 settembre. “È un’occasione per essere incoraggiati e rafforzati dal papa – ha aggiunto -, ma anche per ricevere da lui un orientamento che ci permetta di proseguire il nostro cammino in comunione con tutte le Chiese attraverso il suo ministero. Quando il Papa visita un Paese, naturalmente è un evento importante per la nazione che lo accoglie. Tuttavia, le sue parole vanno ben oltre i confini del Paese visitato. Durante un viaggio apostolico, infatti, il Papa può pronunciare messaggi di grande rilevanza per il mondo intero. Questo ci affida anche una grande responsabilità nella preparazione e nel lavoro che stiamo svolgendo”.
Riguardo al motto scelto per questo viaggio apostolico, “Affinché il mondo abbia la vita”, il cardinale ha raccontato l’iter che ha portato i vescovi e il papa a sceglierlo ed ha detto che è un richiamo alla prima enciclica di Papa. “Leggendo Magnifica Humanitas, emerge chiaramente come essa sia una difesa della dignità della vita umana. In tutte le situazioni in cui questa dignità può essere minacciata, e oggi purtroppo ve ne sono molte, la tutela della vita umana e della sua dignità rappresenta, in definitiva, uno degli elementi centrali del suo messaggio. Come questo tema verrà affrontato dal papa durante la sua visita in Francia? Lo vedremo. Ma sappiamo già che la questione della vita e del rispetto della vita, non soltanto dal punto di vista etico ma nelle sue molteplici dimensioni, occupa un posto centrale nel magistero del Papa e richiama con forza il messaggio del Vangelo”. “Tuttavia, credo – aggiunge il cardinale – che le parole del Papa toccheranno soprattutto una questione più profonda: la vocazione della Francia. Guardando anzitutto alla sua storia, ci accorgiamo che si tratta di una storia di santità. È lì che possiamo riconoscere le tracce di una vocazione, attraverso le donne e gli uomini che hanno segnato la vita del Paese nel corso dei secoli”.
“Rileggere questa storia, riconoscervi le tracce della vocazione della Francia oggi, invitarla a proseguirla, a svilupparla in modo creativo nel contesto del mondo di oggi: questa – dice Aveline – è la vera sfida del cammino che abbiamo davanti”.
Un giorno e mezzo a Parigi, sei diverse tappe, circa un milione di persone. “Forse saranno un po’ di più, forse un po’ di meno, ma l’ordine di grandezza è questo”. A dare una primissima previsione numerica sulla partecipazione alla visita di Papa Leone XIV a Parigi è il generale Hervé Wattecampes, coordinatore del comitato organizzativo del viaggio del Papa nella sua prima tappa in Francia. “Quando l’arcivescovo mi ha affidato questo incarico, a metà maggio – ha detto -, la sfida era organizzare in appena quattro mesi, compreso il periodo estivo, la visita del Santo Padre a Parigi”. La sfida è accogliere tutte le persone “nel miglior modo possibile” e permettere a “tutti coloro che si sposteranno, di vedere il Papa”. Per questo sono stati scelti “i luoghi più emblematici di Parigi” e gli unici spazi all’altezza delle dimensioni previste erano gli Champs-Élysées, Place de la Concorde, l’Arco di Trionfo e, probabilmente, altri luoghi ancora, vista la crescente mobilitazione che stiamo registrando”. Secondo quanto affermato dal coordinatore, “ad oggi si registrano ogni giorno circa 8.000 persone per partecipare alla Messa. Ci sono molti elementi da tenere sotto controllo e, per noi organizzatori, la situazione è diventata quasi vertiginosa. Entro la metà della settimana dovremo aver definito ogni dettaglio dell’organizzazione”.
Rispondendo ad una domanda circa le polemiche che ha suscitato in Francia la celebrazione di una messa su suolo pubblico, in nome della “laicità” dello Stato, mons. Laurent Ulrich, arcivescovo di Parigi, ha detto: “Per quanto riguarda Place de la Concorde e gli Champs-Élysées, è chiaro che viviamo in una Repubblica laica che, come ha ricordato il Ministro dell’Interno alcuni giorni fa, non riconosce né privilegia alcuna religione. Tuttavia, essa garantisce la libertà di espressione pubblica delle religioni, in quanto manifestazione della fede e delle convinzioni di una parte dei cittadini. In questo quadro, l’espressione pubblica dell’appartenenza religiosa è pienamente legittima e noi abbiamo seguito la stessa procedura prevista per qualsiasi altro evento di questo tipo. Quando si organizza una processione o una manifestazione in uno spazio pubblico, è necessario richiedere l’autorizzazione alle autorità competenti. Lo abbiamo fatto e tale autorizzazione ci è stata concessa. Questa è la risposta che possiamo dare su questo tema”.
Parigi si appresta comunque ad accogliere il Papa con un clima di festa. E’ l’arcivescovo Ulrich ad assicurarlo, auspicando un clima di accoglienza fin dal suo arrivo all’aeroporto di Orly dove lungo un percorso di oltre due chilometri e mezzo passando in papamobile dal Boulevard du Montparnasse al Boulevard Saint-Michel, ci sarà il primo incontro del “popolo di Parigi” con Leone XIV. “Speriamo che la partecipazione sia numerosa e che molti siano presenti per dargli il benvenuto. Quel giorno e a quell’ora chiederemo che le campane della città suonino in tutta Parigi, per segnare questo momento d’incontro e invitare alla gioia il popolo parigino e quello francese”.
In conferenza stampa si è parlato anche dell’atteso incontro del Papa al Santuario di Lourdes con un piccolo gruppo di 7 persone, vittime di abusi sessuali. “Fin dall’inizio è apparso evidente che il Papa avrebbe dovuto incontrare persone vittime di abusi sessuali, alla luce del contesto che tutti conosciamo, sia all’interno della Chiesa sia, più in generale, nella società”. E’ mons. Pierre-Antoine Bozo, portavoce della Conferenza episcopale di Francia, a parlare di questo incontro. Sottolineando l’impegno dei vescovi a “prendersi cura di queste persone e, allo stesso tempo, mantenere la massima vigilanza sul fronte della prevenzione, affinché la Chiesa possa essere quella “casa sicura” che desideriamo costruire. Per questo – aggiunge – era naturale prevedere un incontro con alcune vittime. La questione riguardava piuttosto le modalità di questo incontro”. Si sono infatti sollevate polemiche circa la partecipazione delle vittime ritenuta troppo ristretta ad un incontro con il Papa. A questo proposito, il portavoce ha spiegato: “A guidare la scelta è stato il desiderio espresso dallo stesso Santo Padre, che ha voluto un momento realmente personale e improntato al dialogo diretto. Questo ha comportato necessariamente un numero ristretto di partecipanti. Si è quindi optato per un incontro con sette persone. L’alternativa sarebbe stata quella di un gruppo più ampio, composto da una cinquantina di persone, con uno scambio di interventi e discorsi che, evidentemente, non avrebbe avuto la stessa portata né la stessa intensità”. In ogni caso, non era questa “la volontà di Papa Leone XIV”.
Le sette persone sono state individuate attraverso un lavoro congiunto della Conferenza episcopale francese e della Conferenza dei religiosi e delle religiose di Francia, che hanno preparato insieme questo momento di circa un’ora, previsto a Lourdes. La selezione è stata effettuata sulla base di criteri semplici ma significativi: la presenza sia di uomini sia di donne; di persone che hanno subito abusi da minorenni e da adulte; di vittime provenienti da diversi contesti ecclesiali, tra cui il mondo religioso, quello diocesano, l’ambiente scolastico e quello parrocchiale. “L’obiettivo – tiene a precisare mons. Bozo – era garantire una rappresentatività il più possibile equilibrata e fedele alle diverse esperienze vissute”. Il portavoce fa infine sapere che tutte le persone, i gruppi e le associazioni che hanno manifestato il desiderio di partecipare all’incontro potranno trasmettere al Papa le proprie riflessioni e testimonianze attraverso un documento scritto, che sarà consegnato personalmente al Santo Padre. Infine, nel mese di dicembre è previsto un momento di restituzione e condivisione sull’esperienza vissuta. Vi prenderanno parte non solo coloro che avranno partecipato direttamente all’incontro, ma anche tutte le persone che avevano manifestato interesse a esservi coinvolte.