Fatti
L’Iran usa la condanna a morte per spaventare
Non si fermano le proteste in Iran e tantomeno la morsa repressiva del regime.
FattiNon si fermano le proteste in Iran e tantomeno la morsa repressiva del regime.
Le due esecuzioni di manifestanti avvenute questo mese, con l’intento di terrorizzare la popolazione iraniana, rischiano di non essere casi isolati. Amnesty International segnala che almeno ventisei persone, undici delle quali hanno già ricevuto la sentenza di pena capitale e quindici sono accusate di crimini che la implicano, potrebbero subire la stessa condanna di Mohsen Shekari e Majidreza Rahnavard, i due ventitreenni ritenuti colpevoli di “guerra contro Dio” e messi a morte dal regime. Entrambi, nel corso delle rivolte si erano trovati, a confrontarsi con le forze di sicurezza iraniane che stavano reprimendo i manifestanti e avevano reagito. Mohsen Shekari avrebbe ferito una guardia con un coltello e costruito barricate per la strada, Majidreza Rahnavard avrebbe colpito fatalmente due membri delle milizie paramilitari Basiji e ne avrebbe feriti altri quattro. Ricevendo le notizie riguardo le presunte intenzioni degli Ayatollah di abolire la polizia morale e di rivedere la legge sull’hijab, trapelate a inizio dicembre a media locali iraniani da fonti autorevoli ma mai confermate ufficialmente dal regime, molti avevano sperato che la Repubblica islamica stesse facendo un passo indietro e considerando le richieste dei manifestanti. Invece quattro giorni dopo, l’8 dicembre, Mohsen Shekari veniva impiccato a Teheran e la settimana successiva, il 12 dicembre, Majidreza Rahnavard subiva la stessa sorte a Mashaad. La prima esecuzione si è svolta talmente “in privato” che nemmeno la famiglia del condannato ne era a conoscenza. La madre ha scoperto la morte del figlio solo una volta avvenuta, eseguita appena due settimane dopo il verdetto del tribunale. La seconda esecuzione invece doveva essere “esemplare”, così è stata anche filmata e resa disponibile al pubblico iraniano e mondiale. I manifestanti giurano di non farsi intimorire dalle crudeli dimostrazioni di forza del regime. Organizzano altre proteste, anche se meno frequenti rispetto alle prime settimane, e commemorano i martiri di quella che molti sperano sarà una rivoluzione. (F. C.)
Le proteste scoppiate a settembre sono state brutalmente represse nel sangue dalle autorità dell’Iran. Secondo l’ong Iran Human Rights, 459 persone, inclusi 63 bambini e 29 donne, sono già state uccise dal regime e oltre 18 mila arrestate. Numeri, stando all’analisi della ong, comunque al ribasso rispetto alla realtà.