Lontani dallo stadio, ma non per questo sono dimenticati
Tifoso dell’Union Berlin, costretto a letto dalla sindrome da stanchezza cronica dopo il Covid, ha fondato il gruppo “Empty Stands”: una rete di appassionati che trasformano i seggiolini vuoti degli stadi in un segno di solidarietà e sensibilizzazione.
Una stanza luminosa in un condominio di Friedrichshain, a Berlino. Karl è sdraiato su un letto ampio, sostenuto da due cuscini. È pallido, molto magro, e fissa lo schermo del cellulare. Sta guardando un video girato durante la sua ultima partita vissuta allo Stadion An der Alten Försterei, lo stadio dell’Union Berlin: i cori, l’inno, il rosso e il bianco sugli spalti. «Quando lo rivedo mi vengono ancora i brividi – dice a bassa voce – Quell’atmosfera ti travolge. Riviverla dal vivo sarebbe tutto». Karl ha 37 anni ed è tifoso dell’Union Berlin. Da oltre due anni, però, andare allo stadio è impensabile. Dopo una seconda infezione legata al Covid, nell’autunno del 2023, non si è più ripreso. Troppo debole per alzarsi, la sua vita si svolge quasi interamente sul letto, in casa. Soffre di Me/Cfs, la sindrome da stanchezza cronica: anche gesti minimi possono costargli giorni di peggioramento. Purtroppo spesso questa diagnosi viene ignorata, banalizzata, lasciando i pazienti soli e senza cure efficaci. Vi racconto la sua storia perché oltre a essere anch’io appassionato dell’Union Berlin (ed è per questo che ne sono venuto a conoscenza), sono affascinato di come il tifo tedesco riesca a generare bei progetti anche al di fuori dal calcio. Da questa solitudine di Karl, infatti, è nata un’idea. Un anno fa ha fondato il gruppo di auto-aiuto “Empty Stands” (Tribune vuote): una rete di appassionati di calcio colpiti da Me/Cfs che non possono più occupare il loro posto sugli spalti. Oggi sono circa cento, tifano oltre una cinquantina di club differenti – non solo in Germania – si sostengono a distanza e usano il calcio (tramite striscioni, magliette e adesivi) per sensibilizzare l’opinione pubblica e raccogliere fondi per la ricerca. I seggiolini vuoti diventano un simbolo visibile di una malattia invisibile. La forza, però, Karl la trova soprattutto nei momenti più piccoli. Come quando sua figlia di quattro anni si siede sul letto e gli chiede di guardare una partita insieme. Un giorno, spera di tornare allo stadio insieme a lei. Se conoscete qualcuno nella stessa situazione, è possibile trovare altre informazioni su www.emptystands.me