Storie
Ore 4.30, stazione di Padova, 26 agosto. Tra poco meno di un’ora partirà, dal binario 1, un treno con dodici vagoni. Ha le cabine in legno, il velluto color porpora e i finestrini che si possono aprire a mano, e un sapore indubbiamente romantico. Nonostante il sonno interrotto troppo presto, l’allegria di chi sta ultimando i preparativi è contagiosa. Si tratta del treno di Unitalsi (Unione nazionale italiana trasporto ammalati a Lourdes e Santuari internazionali), che incomincia il suo pellegrinaggio a Lourdes. 133 persone, tra passeggeri, volontari e malati della sottosezione di Padova – ai quali si uniranno i passeggeri delle sottosezioni di Treviso e Bergamo – si apprestano a partire. Il giorno dopo altre 80 persone, con un volo aereo, si uniranno alle 133.








Il viaggio è lungo, circa 30 ore, che, sommate a quelle di ritorno e distribuite in soli 6 giorni, (il ritorno è fissato per il 1° settembre) si preannunciano faticose. Man mano che si accolgono le persone nelle stazioni di Treviso, Castelfranco, Vicenza, Verona e Rovato, ci si rende conto della dimensione organizzativa del pellegrinaggio. Gli ultimi due vagoni in fondo sono attrezzati con letti, servizi igienici su misura e uno staff sanitario che accoglierà 38 malati, alcuni dei quali con gravi disabilità fisiche. Serve perciò un’attenzione non solo ospedaliera, ma ricca di affetto e vocazione, per rallegrare lo spirito e le fatiche di persone che, durante l’anno, si trovano a vivere in strutture dedicate. Per loro è un gettare lo sguardo oltre il finestrino, osservare il paesaggio che cambia, arrivare con gli occhi colmi di stupore alla grotta di Lourdes o allo spettacolo di candele della processione aux flambeaux.
Al centro del treno un vagone è adibito a cappella, per celebrare le funzioni durante il viaggio, poco prima c’è quello predisposto alla preparazione dei pasti, gestito da cuochi della sezione di Napoli. Ci sono 39 sorelle, vestite di bianco, che assistono e curano i malati e 28 barellieri, di cui quattro seminaristi, che accompagnano le carrozzine dalle strutture ricettive a tutti gli appuntamenti di Lourdes. Sono vestiti impeccabilmente in giacca blu, camicia bianca e cravatta. La gentilezza e la battuta di spirito sono alla base del loro lavoro, ogni carezza o sorriso è sincero. Quando si arriva alla stazione di Lourdes il ritmo incalza. Squadre spagnole di scout sono pronte a ricevere i pellegrini e accompagnarli ai pullman che li porteranno al Salus, la struttura adibita all’accoglienza dei malati. Il resto dei passeggeri si accomoda nei vari alberghi diffusi nella città.
Ogni spostamento è scandito da ferrei orari. Non possono esserci particolari ritardi, altrimenti il programma di pasti, funzioni e appuntamenti ne risentirebbe. L’organizzazione di Lourdes non può che essere efficiente, considerata l’accoglienza di migliaia di delegazioni da tutto il mondo durante l’anno. Ed è pertanto facile che, nel trambusto di tutte le cose da fare, possa accadere qualche fraintendimento. E invece no, l’Unitalsi mantiene sempre uno spirito gioioso, pur sapendo che l’impegno richiesto è enorme, l’attenzione ai malati dura tutte le 24 ore del giorno, poiché, finita la giornata al santuario, il lavoro continua al Salus. Colazione, pranzo e cena vengono preparati e serviti dai volontari in un refettorio dove musica, parrucche colorate e un po’ di sana allegria cementano la convivialità. Nello stesso piano c’è l’infermeria dove medici e infermieri, anch’essi volontari, sono pronti per visite e cure. E poi le camere, ampie e dotate di ogni necessità, dove i malati sono accuditi e lavati dalle sorelle.
La mattina, dopo colazione, i barellieri impugnano le carrozzine e si mettono in ordinata fila per iniziare la giornata al complesso del santuario. C’è chi ha freddo, e dunque si prende subito una coperta, chi chiede informazioni sul programma, chi prega e spera in una grazia per sé stesso o i propri cari. Le sorelle accompagnano il corteo soddisfacendo tutte le esigenze finché, come ad esempio accade il primo giorno, arrivati di fronte alla grotta di Massabielle, il senso del viaggio prende forma. Passare sotto la nicchia dove è comparsa la Madonna, toccare l’acqua santa che sgorga a gocce, recitare il rosario a voce alta, ma composta, e immaginare cosa ha rappresentato e rappresenta quel luogo, scuote la spiritualità di ciascuno. Pochi metri più in là il bagno nelle piscine è un evento intimo e privato, pazientemente si aspetta il proprio turno pregando. Al termine chi esce ha il viso illuminato, gli occhi quasi di un colore più chiaro. Il Gave de Pau, il fiume che bagna Lourdes, scorre davanti alle piscine e, attraversandolo, si giunge subito alla piccola casa adibita al gesto dell’acqua, dove i fedeli si lavano mani e viso e, bevendo, ricordano ciò che la Vergine Maria chiese a Bernadette Soubirous nel 1858: «Andate a bere alla sorgente e lavatevi lì». Durante la giornata ci sono inoltre gli appuntamenti delle sezioni di Unitalsi Padova e Treviso, come la messa e momenti di preghiera, officiati da sei sacerdoti e quattro seminaristi. Quando ci si unisce alla sezione di Treviso, oltre ai loro sacerdoti, c’è anche il vescovo, monsignor Michele Tomasi, sempre sorridente e attento alle richieste dei malati e, talvolta, la sera, durante i momenti di convivio, con in braccio la chitarra assieme ai giovani della propria Diocesi.
Ogni sera l’Esplanade (il grande viale di accesso al santuario) ospita la fiaccolata mariana, così come la processione eucaristica pomeridiana. Al tramonto migliaia di pellegrini accendono le proprie fiaccole e percorrono lentamente il viale, accompagnando la statua della Madonna sorretta dai barellieri. Lungo il cammino si recita il rosario in più lingue fino al canto finale, l’Ave Maria con le fiaccole rivolte al cielo. Quando i pellegrini rientrano indugiano a risalire in camera, fermandosi per qualche minuto davanti agli hotel, elaborando riflessioni di fede e pensieri personali.
La domenica mattina un grande prato cela la basilica sotterranea San Pio X, in grado di ospitare fino a 25 mila fedeli, dove tutte le delegazioni scendono per la messa internazionale.
Giliola Secco, presidente della sottosezione Unitalsi di Padova, controlla che tutto funzioni senza mai perdere il sorriso. La riuscita del pellegrinaggio dipende proprio dalla stretta collaborazione del personale, che riesce a restituire un senso di umanità ai pellegrini e, soprattutto, ai malati.
Durante il viaggio di ritorno la stanchezza è inevitabilmente molta, ma è sorretta da un’intensa esperienza personale e collettiva appena trascorsa. Essere stati a stretto contatto dà il via a nuove relazioni, maggiore fiducia verso sé stessi e gli altri, in una dimensione spirituale rinnovata. Tra i volontari di Unitalsi, invece, si scorge nei loro occhi la soddisfazione che tutto, tra migliaia di ipotetici imprevisti, sia andato a buon fine e la consapevolezza che l’organizzazione del prossimo pellegrinaggio comincerà immediatamente il giorno dopo, tanto è il lavoro da fare.
L’ Unitalsi affonda le sue radici nel 1903, quando Giovanni Battista Tomassi, affetto da artrite deformante irreversibile, vive a Lourdes una profonda conversione spirituale. Tomassi non guarisce, ma capisce l’importanza del messaggio mariano di conforto e speranza per chi soffre. Dalla sua intuizione nasce un’opera di carità che trova subito forte eco nei territori, dove il servizio ai malati diventa missione condivisa. Un ruolo centrale in questo cammino è giocato dall’Unitalsi Triveneta, fondata nel 1908 da mons. Giovanni Prosdocimi. Questa presenza strutturata permette di organizzare con continuità e devozione i pellegrinaggi verso i santuari internazionali.
In questo vitale tessuto regionale si distingue la sottosezione di Padova, la cui storia ha radici profonde: il primo pellegrinaggio padovano risale infatti al 1934, sotto la guida del primo presidente mons. Francesco Della Zuanna. Una tradizione di accoglienza e vicinanza alla sofferenza che continua a rinnovarsi nel tempo, come documentato dalle recenti ricerche storiche promosse dalla presidente Giliola Secco, a testimonianza di un impegno che unisce fede, servizio e comunità sul territorio padovano.