Idee
L’attenzione del papa non è sulla macchina e non è sugli algoritmi, «ma sull’uso che noi ne facciamo e su come essi siano strumenti che rischiano di stravolgere gli equilibri sociali, politici e democratici. Sino a toccare la dimensione spirituale».Questo è il baricentro della prima enciclica di papa Leone: lo sottolinea don Luca Peyron, sacerdote torinese, giurista, teologo ed esperto di trasformazione digitale tanto da essere stato uno dei collaboratori del pontefice nella stesura della lettera.
Magnifica Humanitas reca come sottotitolo “sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”. Quanto nell’enciclica il papa affronta le questioni specifiche che l’IA suscita come la simulazione dell’empatia, il consiglio spirituale e la creatività?
«L’enciclica non entra in questioni strettamente tecniche, anzi si astiene addirittura da entrare in una definizione vera e propria di intelligenza artificiale e lo fa a ragion veduta. L’interesse del papa è l’umano, non la macchina. La macchina è un punto di osservazione con cui scrutare questo tempo e da cui partire per restituire al mondo il suo fine proprio. Un sunto efficace lo troviamo al numero 46: “Ritengo che oggi, per custodire la persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale, dobbiamo tornare a riflettere sul bene comune, sulla destinazione universale dei beni, sulla sussidiarietà, sulla solidarietà e sulla giustizia sociale”. L’attenzione del papa non è sulla macchina, ma sull’uso che noi ne facciamo e su come essa sia uno strumento che rischia di stravolgere gli equilibri sociali, politici e democratici. Sino a toccare la dimensione spirituale. Rispetto a questa prospettiva Leone ribalta il piano. Il Vangelo è la verità da cui ripartire per costruire un mondo vero, per educare l’umano alla pienezza di sé e ordinare il mondo secondo giustizia».
Le infrastrutture digitali e i dati sono quasi interamente in mano a colossi statunitensi e cinesi. Come può Magnifica Humanitas tradursi in un appello globale che eviti una nuova forma di colonialismo tecnologico ai danni del Sud del mondo (e anche dell’Europa), esclusi dallo sviluppo ma dipendenti da esso?
«La questione geopolitica è fortemente presente nell’enciclica, direi che è uno degli assi portanti. Il punto che viene toccato non sono i Paesi o i blocchi, ma il rapporto tra pubblico e privato. Il tema coloniale è fortissimo, con una denuncia chiara di nuove forme coloniali e di schiavismo addirittura. Il papa chiede perdono per gli errori della Chiesa su questo tema commessi nel passato, ma riparte dalle ferite per evitarne di nuove, anche se tremendamente antiche. Scrive al numero 173: “Se una tecnologia promette emancipazione ma produce nuove forme di subordinazione globale contraddice il principio fondamentale della dignità della persona”».
Leone ha chiesto ai giovani di «non lasciare che sia l’algoritmo a scrivere la loro storia». In che modo, secondo l’enciclica, i sistemi predittivi e di raccomandazione, che orientano le nostre scelte quotidiane, stanno minando il concetto libero arbitrio e di discernimento?
«Il tema dell’educazione delle nuove generazioni è molto forte. Parlando di scuola il testo invita tutti i Governi a rendere i loro cittadini effettivamente capaci di stare liberamente in questo tempo, di avere la capacità di discernere, di informarsi correttamente e di non essere manipolati o prima ancora manipolabili. Scrive al 140: “Dobbiamo educarci a digiunare dall’IA e proteggere i nostri giovani dalla promessa della macchina perfetta, da quella seduzione sottile che fa sembrare inutile il pensiero umano proprio quando è più necessario”. Il principio di fondo è che la vita non si possa demandare ad altri o ad altro, come una macchina. Più che parlare ai giovani parla agli adulti. Affinché lo siano, nei ruoli di responsabili che ciascuno ha. Ma, riflette il papa rivelando la sua forte anima pastorale: “È difficile per i genitori resistere da soli al condizionamento di modelli di business che monetizzano attenzione e tempo. Per questo è indispensabile un’alleanza tra la politica, le istituzioni educative e le famiglie, capace di sostenere concretamente gli adulti nel loro compito”».
Oggi molti lavoratori si sentono controllati da algoritmi che misurano la produttività al secondo. Cosa dice l’enciclica sul diritto del lavoratore a non essere giudicato, sorvegliato o penalizzato da un software?
«Il lavoro è un tema che ha uno spazio importante nel testo, un paragrafo appositamente dedicato. Al numero 150 scrive: “In realtà, i “nuovi modi” di lavorare non sono necessariamente migliori, perché “mentre l’IA promette di dare impulso alla produttività facendosi carico delle mansioni ordinarie, i lavoratori sono spesso costretti ad adattarsi alla velocità e alle richieste delle macchine, piuttosto che siano queste ultime a essere progettate per aiutare chi lavora”. Benché il mondo sia globalizzato in realtà l’adozione della tecnologia e in particolare queste tecnologie non lo sono nello stesso modo. “Vaste regioni del mondo, infatti, rimangono intrappolate in economie ibride».
«Questa è una enciclica fortemente eucaristica e mariana, lo dice il papa stesso – spiega don Peyron – La Chiesa convoca, come avviene ogni domenica nelle nostre comunità, per celebrare insieme la presenza del Salvatore e la fraternità che la sua presenza suscita. Nel ringraziare per i grandi doni che Dio ci fa, compresa l’intelligenza che ci fa costruire macchine intelligenti, ci rendiamo conto che siamo mandati a condividere con tutti e in tutto la Grazia che è riversata nei nostri cuori. “Con la stessa fede di Maria, diventiamo tessitori di speranza nel nostro mondo, condividendo ciò che siamo e ciò che abbiamo, così che la presenza di Gesù cresca in mezzo a noi e prenda forma il suo Regno”. Perché l’umanità è magnifica, alla fin fine, non perché un algoritmo disegna e compone musica, ma perché è abitata da Dio ed in Cristo e nello Spirito riconosce l’autenticità dell’altro che gli sta di fronte che non è simulacro, ma carne della mia carne, sangue del mio sangue».