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Negli ultimi anni il legame tra attività fisica e salute mentale è entrato con forza nel dibattito scientifico e clinico. A fornire una sintesi autorevole delle conoscenze disponibili è una revisione sistematica pubblicata nel “Cochrane Database of Systematic Reviews” (una delle fonti più autorevoli nella valutazione delle prove scientifiche in medicina), che ha valutato in modo rigoroso l’efficacia dell’esercizio fisico nella riduzione dei sintomi depressivi negli adulti.
La revisione prende in esame 73 studi clinici randomizzati, per un totale di circa 5.000 partecipanti con diagnosi di depressione, confrontando programmi strutturati di attività fisica con tre diverse condizioni: nessun trattamento o interventi di controllo, psicoterapia e terapia farmacologica antidepressiva. Si tratta dunque di un’analisi ampia, che consente di collocare il movimento all’interno del panorama reale delle opzioni terapeutiche.
Il primo dato rilevante è che l’attività fisica risulta associata a una riduzione statisticamente significativa dei sintomi depressivi rispetto all’assenza di trattamento. L’effetto medio, pur variabile tra gli studi, è clinicamente rilevante e conferma che il movimento non agisce solo sul benessere generale, ma incide su indicatori specifici della depressione, come umore depresso, perdita di interesse, affaticamento e ritiro sociale.
Quando il confronto avviene con la psicoterapia, l’esercizio fisico mostra un’efficacia complessivamente simile, con un livello di certezza delle prove giudicato moderato. Il paragone con i farmaci antidepressivi suggerisce risultati comparabili, ma con una qualità delle evidenze più bassa, dovuta al numero limitato di studi e alla loro eterogeneità. Gli autori sottolineano quindi che l’attività fisica non va intesa come sostitutiva delle terapie standard, ma come intervento complementare, da integrare nei percorsi di cura personalizzati.
Un aspetto centrale della revisione riguarda la tipologia e l’intensità dell’esercizio. I benefici maggiori emergono da programmi di attività regolare e di intensità moderata, mentre non vi sono prove solide che esercizi molto intensi producano effetti superiori. Inoltre, gli interventi che combinano diverse modalità – attività aerobica, esercizi di resistenza, allenamento funzionale – sembrano favorire una migliore adesione nel tempo e un impatto positivo su autostima, senso di autoefficacia e percezione di controllo.
La revisione Cochrane non nasconde i limiti delle evidenze disponibili: molti studi presentano campioni ridotti, durate relativamente brevi e differenze nei protocolli adottati. Rimane quindi aperta la questione della durata a lungo termine dei benefici e dell’individuazione dei programmi più efficaci per specifici profili di pazienti. Proprio per questo gli autori invitano a investire in studi più ampi e metodologicamente robusti.
Il messaggio conclusivo, tuttavia, è chiaro: l’attività fisica rappresenta una risorsa terapeutica credibile, sicura e accessibile nel trattamento della depressione. Inserita in modo graduale, condiviso e adattato alla persona, può contribuire a una visione più integrata della cura, in cui corpo e mente non sono ambiti separati ma dimensioni strettamente connesse.