Chiesa
“Ora è nuovamente possibile ammirare ogni giorno questo panorama”. Un panorama che chi è un viandante della rete può sbirciare dalla foto pubblicata sull’account Ig di Bruder Klaus.
Lo scorcio che si scorge affacciandosi alla finestra è quello della cappella di S. Borromeo che sorge sulla roccia (“Felsen”, in tedesco alemanno “fluoh”, divenuta in tedesco moderno “Flühe”, e confidenzialmente chiamata con il suo diminutivo “Flühli”) che ha dato il nome al paese. Non solo. E quell’infisso in legno, annerito e seccato dal sole, ci riporta indietro nel tempo.
Ci troviamo a Flüeli, paese che sorge sulle pendici del monte Sachslerberg, all’imbocco della valle della Grande Aa di Melch, nel Canton Obvaldo in Svizzera. Il paese si trova su un pianoro isolato dalle rocce circostanti, insieme al margine del vicino orrido (Ranftschlucht) che qualche secolo più tardi sarebbe diventato meta ininterrotta di pellegrinaggi.
Siamo nel 1417 quando da Heinrich von Flüe e Hemma Ruobert, nasce Niklaus. Il bimbo cresce al ritmo delle stagioni e del lavoro nei campi, dove erano impegnati mamma e papà. Dopo aver partecipato come soldato e poi come ufficiale alle guerre che i confederati tennero contro gli Asburgo dal 1440 al 1444, sposa Dorotea Wyss di Schwendi, che aveva circa 15 anni. La coppia ebbe dieci figli, cinque maschi e cinque femmine. Niklaus era spesso assente, perché chiamato come consigliere, ma anche come condottiero durante le guerre svizzere degli anni Cinquanta e Sessanta.
Pur essendo solo un contadino analfabeta, era molto stimato per la sua capacità di mediatore e per la sua lungimiranza. Diviene il paladino dei suoi concittadini nella disputa con il parroco di Sachseln sulla cosiddetta “decima umida” (una tassa sugli alberi da frutto) e agisce come arbitro nel conflitto sui diritti di collazione nelle elezioni parrocchiali a Stans. Ma c’era anche qualcos’altro che sente chiamarlo lontano dalla sua famiglia. Trascorre lunghi mesi di travaglio, fino a quando va dalla moglie e le dice che ha ricevuto la chiamata di Dio. Le chiede il permesso di lasciare la famiglia e di ritirarsi in solitudine.
Dorotea guarda quell’uomo, al quale vent’anni prima ha promesso eterna fedeltà, e fatica a riconoscerlo. Si è accorta che nel tempo è cambiato, ma mai avrebbe pensato che sarebbe arrivato a tanto. E poi pensa ai loro dieci figli: il più grande, Hans, di anni ne ha venti, mentre il più piccolo, Kläusli, non ha neanche compiuto un anno. La risposta è chiara: non se ne parla nemmeno.
Trascorrono due anni, in cui Dorotea osserva il suo Niklaus. Lo ascolta. Cerca di comprenderlo. Finché, gradualmente, si convince che quella richiesta non è campata per aria, ma è la risposta a una vocazione di fronte alla quale – pur consapevole di ciò che questo avrebbe comportato – altro non può dire, se non sì.
Il 16 ottobre 1467 Niklaus von Flüe lascia la sua famiglia per intraprendere un pellegrinaggio. Guidato da visioni, fa presto ritorno a Flüeli e si stabilisce nella vicina Ranftschlucht, la gola sul Melchaa, a due passi dalla casa di famiglia. Qui vive per vent’anni in estrema povertà, conducendo una vita dura, più di quella di qualsiasi certosino o sacerdote, cibandosi solo del Santissimo Sacramento.
Nel suo eremo in tanti arrivano per chiedergli consigli. Non solo i suoi concittadini, ma anche le più importanti personalità politiche dell’epoca. Pur essendo un mistico, Niklaus – che da quando ha abbracciato la vita eremitica si fa chiamare Bruder Klaus – si interessa anche delle questioni mondane e politiche. Stando al dizionario storico della Svizzera, il suo ruolo di mediatore nell’accordo di Stans è accertato. Nel 1481, durante la Dieta di Stans, scoppia un grande conflitto tra i cantoni urbani e quelli rurali: da una parte le città di Lucerna, Zurigo e Berna che appartengono al “Burgrecht” e dall’altro i cantoni rurali riuniti in un “Landrecht”. All’orizzonte si profila la dissoluzione della Confederazione. Nella notte del 22 dicembre, il parroco di Stans, si reca da Bruder Klaus e ne torna con un consiglio che ancora oggi rimane sconosciuto. Il parroco spinge i consiglieri a riunirsi nuovamente per riferire loro il messaggio dell’eremita. Dopo sole due ore i consiglieri giungono a una soluzione e viene stipulata una nuova alleanza federale, sancita dal suono a festa delle campane.
Le cronache dell’epoca narrano diverse altre occasioni in cui i consigli di Bruder Klaus furono risolutivi. Come nel 1482, quando la città di Costanza era in lite con la Confederazione a proposito dell’esercizio del diritto di suprema giustizia in Turgovia. “Per quel che mi concerne – ebbe a dire Bruder Klaus – mi auguro che le mie parole possano condurre alla pace e che gli Svizzeri vi accordino la vostra richiesta. Il mio consiglio è che voi diate prova di benevolenza in questo affare, poiché un bene ne porta un altro. Se l’amicizia non arriva a regolare le contese, allora la cosa migliore sarà il diritto”. E ancora, in un’altra occasione, Bruder Klaus ebbe a consigliare: “Se rimanete entro le vostre frontiere, nessuno vi batterà mai; ma sarete in ogni epoca più forti di tutti i vostri avversari e li vincerete. Ma se, sedotti dalla cupidigia e dalla passione di dominare, cominciate a dilatare il vostro impero nel mondo, la vostra forza vi abbandonerà presto”.
E nel frattempo Dorothea? Era diventata responsabile della casa, della fattoria e della sua famiglia. Si occupa dei compiti domestici del marito e dell’educazione dei figli più piccoli, mentre i due figli maggiori gestiscono la fattoria.
Anche lei, di tanto in tanto, si reca all’eremo di Bruder Klaus, per parlare con lui delle faccende domestiche o dell’educazione dei figli. Quando, nel 1487, il marito muore, le cronache riferiscono le lei fosse presente.
In qualità di protettrice del marito, Dorotea diviene un personaggio pubblico. Chi arrivava, anche dall’estero, per incontrare l’eremita di Flüeli, sapeva l’importanza che Dorotea aveva per suo marito. Si dice che fosse la “donna più rispettata della Confederazione dell’epoca”. A Obvaldo il ricordo di questa donna forte al fianco del marito è rimasto vivo. Due figli hanno avuto un successo straordinario come giudici e politici, affermando i von Flües tra le famiglie più in vista del Cantone. E Dorotea era lì, tra il successo materiale e l’onore mondando conquistato dai figli da un lato, e il ritiro da ogni impegno mondano e l’orientamento verso l’unità spirituale perseguito dal marito dall’altro.
Nel 1984, s. Giovanni Paolo II (1920-2005) rese omaggio a Dorotea Wyss definendola “donna santa”. Anche se, di fatto, il suo riconoscimento ecclesiastico ufficiale non si è mai concretizzato. Mentre il marito, Niklaus von Flüeli, beatificato nel 1649 da papa Innocenzo X e canonizzato il 15 maggio 1947 da papa Pio XII, è oggi patrono della Svizzera e delle Guardie svizzere vaticane.
L’interesse per la figura e la testimonianza di Dorotea Wyss inizia a crescere agli inizi degli anni Ottanta, quando viene trasmesso il radiodramma di Klara Obermüller (*1940) “Ganz nah und weit weg” (Vicino e lontano), in cui viene fatta uscire dall’ombra una donna, senza il cui consenso e sostegno il patrono della Svizzera non avrebbe mai potuto lasciare la famiglia, per abbracciare la vocazione religiosa. Un interesse, quello verso Dorotea, che è particolarmente spiccato nella letteratura anglosassone, dove si trovano diverse biografie di donne del XV secolo, sposate ma che di fatto vivevano da sole, portando avanti le loro famiglie e avendo in modo straordinario.
Nella società civile Dorotea Wyss suscita un interesse crescente come donna forte e indipendente all’inizio dell’età moderna. Dorotea tocca il cuore delle persone come donna che ha superato con libertà interiore e autodeterminazione le rotture e le sfide inaspettate della vita con il marito e con la sua famiglia.
La casa in cui Niklaus e Dorotea hanno vissuto insieme per circa cinquant’anni, è una parte centrale e molto visitata del centro abitato di Flüeli-Ranft. Dopo la consueta pausa invernale, dal 1° aprile è di nuovo aperta al pubblico. Dalle sue finestre i visitatori – quest’anno si attendono circa 100mila persone – potranno scorgere la cappella di S. Borromeo, così come fa chi fa tappa sull’account Ig della Fondazione Bruder Klaus. Ma non solo. Quest’anno, la casa natale di Niklaus von Flüeli ospita fino al 31 ottobre la mostra “Dorotea Wyss, storia di una donna straordinaria”, allestita negli ultimi quattro anni, nell’interrato del museo Bruder Klaus a Sachseln. Un’occasione per scoprire la storia di questa contadina, donna e madre, presenza fondamentale pia e devota al fianco di un uomo considerato un “santo vivente”, di cui, nelle sfide quotidiane, ha condiviso la santità.