Mosaico
Sta nel palmo di una mano. Impossibile non riconoscerlo, con le sue piume rosso vermiglio, le ali nere e brune e la mascherina nera attorno agli occhi. Tanto piccolo nelle dimensioni, quando grande è nelle opere che realizza, il fody è un uccellino tessitore del Madagascar che – come un eroe mascherato – costruisce grandi niti comunitari utilizzando fili d’erba, rametti e foglie secche. Il fody regala nuova vita ai materiali di recupero che la natura offre. E lo fa non solo in Madagascar, ma anche in Toscana.
Il distretto tessile di Prato – distribuito su 12 comuni tra le province di Prato, Pistoia e Firenze – è il più grande centro tessile d’Europa. Qui, ogni anno, vengono prodotti circa 100 milioni di metri di tessuto, realizzato utilizzando dalle 35 alle 40mila di tonnellate di filati, di cui circa l’80 per cento deriva da fibre rigenerate.
Dopo aver lasciato i telai dove sono state create, le pezze di stoffa vengono avvolte su lunghi tubi rigidi in cartone e si avviano per essere lavorate e trasformate in capi di abbigliamento, rivestimenti, accessori e in tutto quello in cui un tessuto si può declinare.
Non tutta la pezza, però, alla fine della lavorazione verrà utilizzata. Migliaia di metri di ritagli e scarti di lavorazione vengono destinati ancora oggi in discarica. O vengono recuperati da Fody, una società benefit e startup innovativa a vocazione sociale, creata nel 2020 da un gruppo di giovani, che ha sede nel distretto industriale di Pistoia.
A vederla da fuori sembra una normale azienda del pistoiese, ma – come si può osservare nei reel pubblicati su Ig – appena varcata la soglia si scopre subito che di ordinario in Fody c’è gran poco.
L’idea dei fondatori Luca Freschi, direttore esecutivo di Fody che ha sviluppato il modello economico e organizzativo, e Riccardo Pagnini, oggi responsabile dei rapporti con il terzo settore, era quella di trasformare materiali inutilizzati in risorse di valore, offrendo al contempo un’opportunità lavorativa per persone svantaggiate. “Attraverso un laboratorio volto all’inclusione lavorativa di persone con disabilità intellettiva – spiegano – il nostro scopo era coniugare economia circolare, inclusione lavorativa e sostegno al terzo settore. Con l’obiettivo di sviluppare un modello d’impresa responsabile che trasformi problemi ambientali e sociali in soluzioni concrete e in occasioni per la cura e la crescita delle persone”.
Si parte da un primo progetto: realizzare con gli scarti delle lavorazioni tessili delle coperte da destinare a rifugi per animali abbandonati. E a realizzarle sarebbero stati quelli che vengono generalmente considerati ultimi dalla società.
Luca definisce quindi la struttura strategica del progetto, mentre Riccardo inizia a gestire gli accordi con i primi fornitori, i contatti con le associazioni che avevano bisogno di coperte e l’organizzazione del primo laboratorio inclusivo in collaborazione con un’associazione che si dedica al supporto di persone con disabilità. L’idea funziona. Nei primi due anni Fody cattura l’attenzione dei media e riceve l’accreditamento con l’Enpa (Ente nazionale protezione animali), consolidando così la missione del progetto quale supporto agli animali in difficoltà.
Ma le coperte non servono solo agli animali. Cresce la domanda di coperte salvavita per senzatetto e rifugiati. “Questa evoluzione – spiegano da Fody – unita alla volontà di creare posti di lavoro per persone svantaggiate che nel frattempo avevano sviluppato capacità uniche nei laboratori, ci ha spinto a strutturare il progetto in modo economicamente sostenibile”. È il 4 luglio 2022 quando Fody si costituisce ufficialmente come startup innovativa di tipo benefit a vocazione sociale, rappresentando un nuovo modello d’impresa che trasforma ciò che non viene considerato di valore in opportunità di crescita e inclusione.
Ad oggi Fody ha recuperato 92.504 metri quadrati di tessuto destinato alla discarica, ha realizzato 31.882 coperte salvavita donate in oltre 5 Paesi e ha attivato 40 percorsi di inclusione.
Oggi sono una ventina i giovani che fanno parte del team di Fody. Tra questi c’è Lorenzo Traversari, che racconta l’attività della startup su Ig.
Ma la vera colonna portante di Fody è la squadra di giovani artigiani che, nel segno dell’inclusione sociale e lavorativa, trasformano gli scarti di tessuto dando vita non solo alle coperte salvavita, ma anche a tanti altri oggetti come zainetti, pochette, astucci, t-shirt, shopper bag e borse mare. Persone che secondo la mentalità comune, non sono in grado di imparare un mestiere e dare il proprio contributo. Persone con disabilità intellettiva o in situazione di svantaggio che in Fody hanno trovato un ambiente sicuro e formativo dove esprimere le proprie capacità. “Dimostriamo che anche chi vive in condizioni di fragilità possiede talenti da valorizzare – raccontano da Fody –. Ogni giornata di lavoro rappresenta un traguardo condiviso tra chi cerca una possibilità e chi crede nel valore umano e nell’unicità delle persone. In Fody l’inclusione reale è un valore condiviso”. Ci sono Vilma, Giada, Davide, Eugenio, Sara, Luca e Samuele che sono incaricati nella finitura dei prodotti, Daniele è addetto al taglio dei tessuti, Francesco alla cucitura, Lorenzo pensa alla timbratura, Luca si occupa del confezionamento e Francesca del controllo qualità. E poi c’è Ilaria, l’ultima arrivata nel team di Fody. La 26enne si racconta in un video di Ig.
“Sei abilista? Scopriamolo insieme”, afferma Giada in un reel pubblicato sull’account Ig di Fody. “Ci hai mai deriso persone disabili provando gratificazione con gli amici? Sei abilista! Hai mai provato pietà e compassione verso di noi? Tipo con quelle frasi “poverini”, “che carini”? Sei abilista! Hai mai pensato che non possiamo lavorare o contribuire alla società? Sei abilista!”. “L’abilismo – sottolinea Giada – che considera le persone con disabilità inferiori e meno capaci. Porta rispetto!”.
E a chi è convinto che “è inutile, questi ragazzi non ci riusciranno mai”, un reel racconta come Vilma impara a tagliare, confezionare e stirare uno zainetto, completando l’opera infilando il cordino. “Se mi insegni, ci riuscirò”, il filo conduttore del video.
Sono sempre i ragazzi di Fody i volti che promuovono i prodotti della startup sui social. E sono sempre loro a raccontare, in reel e caroselli, i progetti di collaborazione avviati da Fody con ditte e associazioni locali. Come, ad esempio, i 120 “portacalici” in versione borsetta a tracolla, che CNA Toscana centro regalerà a chi parteciperà alla cena organizzata dall’associazione. Speciali “portacalici” che hanno permesso di recuperare 45 metri quadrati di tessuto destinati al macero e, al contempo, finanziando venti coperte salvavita da destinare a persone e animali in difficoltà. Perché attraverso l’acquisto di prodotti e servizi offerti da Fody si sostiene il progetto delle coperte salvavita, che ha dato il via alla startup e che, di volta in volta, vengono donate in nome dell’azienda sponsor.
L’obiettivo che Fody si è posto è quello di donare un milione di coperte salvavita entro il 2030, offrendo un riparo concreto a persone senzatetto, rifugiati e ad animali in difficoltà. Non solo. Fody si propone di riciclare oltre mille tonnellate di rimanenze tessili, riducendo così gli sprechi e l’impatto ambientale, trasformando materiali inutilizzati in prodotti di valore. E per farlo, l’obiettivo è quello di veder impiegate sempre più persone con disabilità.
Per far conoscere il progetto, Fody ha aperto a luglio uno store pop-up al centro commerciale Le Corti Venete di Verona. L’evento è stato replicato nei giorni scorsi al centro commerciale “i Petali” di Reggio Emilia. Insieme al negozio pop-up sono stati organizzati degli incontri inclusivi con i ragazzi di Fody, protagonisti anche nella presentazione dei prodotti nati dal loro lavoro. A Verona, così come a Reggio Emilia, l’accoglienza da parte del pubblico è stata molto alta. A conferma del fatto che – come si può leggere su uno degli zaini a sacco prodotto da Fody, “quando cambi il modo di guardare le cose, le cose che guardi cambiano”.