Omo dea tera, la raccolta di versi di Giorgio Calore
Edito da Bertato Ars et Religio, il libro raccoglie brevi composizioni poetiche che restituiscono la vita contadina degli anni Cinquanta-Sessanta in una fattoria a ridosso della città. Una lingua essenziale e rapida per fotografare un mondo ormai scomparso.
È uscito da poco il libro Omo dea tera (Bertato Ars et Religio) di Giorgio Calore. Una serie di brevi composizioni poetiche dialettali che riprendono spaccati di vita vissuta nell’ultima fattoria a ridosso della città di Padova a cavallo degli anni Cinquanta-Sessanta del secolo scorso. Nei versi viene riproposta la realtà contadina di allora con il duro lavoro, la terra, gli animali, le difficoltà e le privazioni; si incrociano nel contempo anche stati d’animo diversi caratterizzati da emozioni, allegrie, sofferenze e tormenti. Molti dei termini, ora desueti, ridisegnano alla perfezione l’ambiente rurale, la sua impareggiabile bellezza e le irripetibili vicissitudini del vivere quotidiano. Il dialetto che è permeato da un’essenziale rapida espressività fotografa in modo ineccepibile il realismo di una vita oramai scomparsa.