Opera casa famiglia. Nuovi spazi di relazione per le minori in difficoltà
Accoglienza, relazioni e futuro possibile: a Padova l’Opera casa famiglia continua a offrire a ragazze adolescenti segnate da disagio e violenza un’esperienza di vita familiare, rafforzando spazi, progetti educativi e rete territoriale per trasformare la fragilità in nuove opportunità.
Far provare il bello della quotidianità familiare a ragazze adolescenti che la “normalità” di una famiglia non l’hanno mai vissuta, o quasi, perché provenienti da nuclei genitoriali disgregati e segnati da situazioni di violenza e disagio sociale. È questo l’obiettivo della comunità educativa della Fondazione Opera casa famiglia di Padova, che si trova in zona Madonna Pellegrina e che, dal 1964, anno in cui fu istituita dal vescovo Girolamo Bortignon (1905-1992), ha accolto oltre trecento ragazze italiane e straniere provenienti da situazioni problematiche, di età compresa tra i 10 e i 17 anni, proponendosi di aiutarle ad affrontare la crisi e a scegliere il proprio futuro. Grazie al sostegno della Diocesi di Padova e della Caritas Antoniana, oggi la struttura è stata resa ancora più accogliente in seguito alla ristrutturazione di tre nuovi spazi al piano terra destinati alle attività di incontro e ricreazione delle ragazze ospiti (al massimo otto), seguite sulle 24 ore grazie a sette operatori professionisti dipendenti. «Le minori arrivano sia dall’Italia, sia da Paesi extraeuropei, soprattutto Africa e Asia» spiega Emiliano Marchioro, responsabile degli educatori che le accompagnano ad affrontare, nei mesi o anni di permanenza (in media due), sfide quotidiane per loro molto impegnative, mostrando quanto di bello e buono può esserci ancora nella loro esistenza (il 30 per cento di esse riesce a costruirsi un nuovo progetto di vita). Insieme alle migliorie edilizie, l’Opera casa famiglia chiude un 2025 con altri buoni risultati: l’entrata a regime del centro diurno per adolescenti (13-17 anni) al piano terra della struttura in collaborazione con la cooperativa La Bottega dei ragazzi e in cui, tra un aiuto per i compiti, attività di laboratorio e sportive, ragazzi e ragazze trovano un luogo in cui possono sfogarsi, esprimersi, dire la loro. «Il nostro desiderio è che l’intera struttura diventi sempre più la “casa degli adolescenti” in cui a prevalere siano l’ascolto e l’attenzione alla persona. È importante affrontare il disagio giovanile con la relazione, piuttosto che con la repressione» sottolinea il presidente Stefano Tinazzo, vicepresidente del Csv-Centro servizi del volontariato di Padova e Rovigo, con cui è stato predisposto, tra gli altri, il progetto di crowdfunding “Un’estate di crescita per Opera casa famiglia”. Altro risultato importante, il bilancio 2024 di 16.457,86 euro chiuso in attivo (contro il passivo di oltre 18 mila euro registrato nel 2023). Un esito gratificante per una realtà che si regge quasi esclusivamente sulle rette per l’accoglienza delle ragazze sostenute dai Comuni di provenienza, che però non sono sufficienti a coprire tutte le loro necessità, dalle cure mediche ai progetti educativi personalizzati. Non volendo pesare in toto sulla Diocesi, a colmare il divario economico c’è l’interazione con diverse realtà del territorio. Ma a contribuire a “ricucire” le ferite di queste adolescenti in difficoltà, c’è soprattutto la preziosa disponibilità dei volontari, circa una ventina che, come Cesare Galtarossa, figura storica di volontario dell’Opera casa famiglia, ci mettono professionalità, competenza e cuore.