Idee
Il clima è cambiato e sta continuando a cambiare. Da una frase paradigmatica a una meramente retorica, spesso il passo è breve, ma questo non ci assolve dalla consapevolezza che no, tutto ciò non è normale e soprattutto dalle nostre responsabilità di produttori, consumatori e cittadini. A tutti noi è richiesta, soprattutto, una sana dose di consapevolezza, di realismo.
Luca Mercalli, presidente della Società meteorologica italiana e noto divulgatore, è tranchant quando gli si chiede come fare ad avere speranza in questi tempi incerti: «Non ce l’ho – esordisce – siete voi che me la dovete dare». Non è un arreso, Mercalli, e neppure un disfattista: nelle azioni quotidiane manifesta la sua coerenza e il suo impegno, offre la sua stessa quotidianità come prova che qualcosa si può e si deve fare. Ma no, la speranza non è un dato oggettivo e lo scienziato deve guardare ai numeri.
E i numeri parlano chiaro. Il 2025 è stato il secondo o il terzo anno più caldo dal 1850, cioè da quando si è cominciato a eseguire misure strumentali, segnando un aumento di 1,43 °C rispetto al periodo pre-industriale. Dove va a finire tutto questo calore? Principalmente scioglie i ghiacciai, riscalda gli oceani fino a duemila metri di profondità e, in misura minore, la terraferma e l’aria che respiriamo. E nonostante ciò, d’estate si boccheggia fino a quote collinari. Non è finita: il periodo 2015-2025 è stato il più caldo di sempre con 11 anni di temperature record. En plein. «Quando la storia si ripete undici volte, non è più una coincidenza – ha dichiarato il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres – È un invito ad agire».
Un invito che il mondo sembra non voler cogliere. «I segni più evidenti di questo arretramento – spiega Luca Mercalli, che il prossimo 16 aprile alle 19 dialogherà con Simone Morandini all’interno dell’evento “Crisi climatica: tra urgenza e responsabilità”, che si terrà a Padova alla Basilica del Santo all’interno della Padova Climate Action Week – vengono soprattutto dall’atteggiamento dell’America, dove abbiamo distrutto completamente tutta la politica climatica e ambientale nel giro di pochi mesi con l’amministrazione Trump, dichiaratamente negazionista e favorevole ai combustibili fossili. Una politica che si allarga su temi che sono ancor più drammatici rispetto al clima, perché queste guerre, sotto sotto, hanno il predominio per l’uso dell’energia fossile».
L’abbiamo visto in Venezuela, lo vediamo in Iran e lo abbiamo scoperto a nostre spese con l’invasione dell’Ucraina, finanziata anche dalle nostre bollette del gas. «Sono segnali drammatici – continua Mercalli – L’Europa non ha finora smantellato le sue politiche ambientali ma è fortemente titubante nel portare avanti il programma che aveva aperto nel 2019. Il Green deal rimane come annuncio però, nei fatti, anche l’Europa in questo momento tratta la questione climatica un po’ come l’ultimo problema. Anzi, ha sostituito alla questione climatica il riarmo, che assorbe centinaia di miliardi di euro invece di investirli nella transizione energetica».
E mentre il climatologo spiega, il gasolio alla pompa è tornato stabilmente sopra i 2 euro al litro, vanificando gli sforzi del Governo per tagliare le accise e fiumi di proclami, da una sponda all’altra dell’oceano. Hormuz è ancora chiuso e, anche se non lo fosse, nessuno a oggi ha davvero il coraggio di oltrepassarlo carico di greggio di cui le nostre economie hanno disperato bisogno. «Il problema è che quando queste emergenze arrivano in maniera così dirompente, raramente aiutano – chiosa Mercalli – Bisognerebbe che adesso tutto finisse e allora si potrebbe ricominciare avendo imparato dagli errori. Ma ci sono molte più probabilità che questo generi una tale crisi mondiale che le persone, quando si sentono mancare la terra sotto i piedi, arraffano. Non agiscono con il raziocinio, con il progetto, ma con la ruberia, con l’affanno di riuscire a cavarsela giorno per giorno. Quindi non è neanche positivo tutto questo, perché non si raggiunge il risultato della transizione nel panico».
Di fronte all’emergenza, alla paura, si perde la prospettiva e tutto si appiattisce sulla contingenza. È normale, comprensibile, ma rischia di presentarci il conto due volte: la prima con l’inflazione che vediamo montare giorno per giorno e la seconda quando, superata la tempesta, ci renderemo conto d’essere impreparati per le sfide che comunque si presenteranno. «I tradizionali sistemi di welfare – spiega Giovanni Carrosio, docente di sociologia all’Università di Trieste e co-autore insieme a Vittorio Cogliati Dezza di Clima ingiusto, il welfare per un patto eco-sociale – nascono per dare delle risposte ai rischi sociali che erano scaturiti dal processo di modernizzazione e quindi dall’industrializzazione e dall’inurbamento delle persone, che aprivano a rischi sociali tipici del fordismo come la disoccupazione, l’accesso alla casa e conseguentemente all’ampio tema della salute. Con la crisi climatica nascono nuovi rischi configurabili come rischi sociali e alcuni rischi, tipici del Novecento, sono in qualche modo esacerbati o modificati dalla crisi stessa».
Un esempio per tutti è rappresentato dalle ondate di calore, che mettono a rischio tanto i lavoratori quanto gli anziani. «Ma anche l’accesso alla casa diventa qualcosa di diverso dalla mera abitazione – continua il sociologo, che presenterà il suo libro il prossimo 15 aprile alle 17,30 presso la Sala Impastato di Banca Etica a Padova – Nella crisi climatica vuol dire anche avere una casa che non si trovi in un’area soggetta ad alluvioni o che non sia su un terreno che può franare di fronte a un evento climatico estremo, oppure che sia efficiente dal punto di vista energetico, sia per difendersi dall’ondata di calore che per consumare meno».
E la risposta di una società come la nostra di fronte a questa molteplicità di crisi può essere anche il welfare. «Perché a volte il modo in cui costruiamo le politiche climatiche favorisce i ricchi a scapito dei poveri – continua Carrosio – e ci sono tanti esempi: se da domani le auto diesel non possono più circolare, chi abita in un’area a bassa densità abitativa dove non c’è il trasporto pubblico ha molta difficoltà a trovare una sostituzione all’automobile, mentre chi abita in città ne ha meno». Si tratta di cambiare radicalmente approccio e anche mentalità: dal bonus bollette e dal taglio ad libitum delle accise a misure strutturali e realmente inclusive, consapevoli comunque che la coperta, purtroppo, rimane corta.
Dal 11 al 19 aprile debutta la Padova Climate Action Week: nove giorni con oltre 60 eventi tra conferenze, workshop e iniziative artistiche per affrontare la crisi climatica in un momento in cui la scienza chiede di abbandonare rapidamente i combustibili fossili, mentre la politica resta lenta e le tensioni geopolitiche ne mostrano l’urgenza. Promosso da Aequilibria con Comune e Università di Padova, è il primo festival italiano sul clima costruito dal basso. Al centro, il passaggio dalle strategie alle azioni concrete: energia, mobilità, città e ruolo della società civile. Tra i temi chiave: rinnovabili, biocarburanti, pubblicità fossile e adattamento urbano, con il coinvolgimento di istituzioni, imprese e cittadini. La Difesa del popolo è media partner. Per ulteriori informazioni e il calendario degli eventi è possibile consultare il sito www.padovaclimateactionweek.org

Tra gli eventi presenti all’interno della Padova Climate Action Week viene proposto l’incontro “Crisi climatica: tra urgenza, responsabilità e speranza”. L’appuntamento si svolge giovedì 16 aprile dalle 19 alle 21.30 in basilica del Santo a Padova (con ingresso dal Chiostro della magnolia). Si tratta di un evento di riflessione sull’urgenza di una rinnovata responsabilità per una conversione ecologica. Nello Studio teologico della basilica del Santo, si inizia con un momento di approfondimento scientifico ed etico con Luca Mercalli, della Società meteorologica italiana e Simone Morandini, dell’Istituto ecumenico San Bernardino. A seguire, alle 20.30, in basilica, la veglia di preghiera presieduta dal vescovo mons. Claudio Cipolla. Alle 21, nel Chiostro della magnolia, momento artistico,“Un canto nuovo”, con la cantautrice Erica Boschiero.