Idee
«Sembra che manchi ancora la consapevolezza che distruggere la natura non colpisce tutti nello stesso modo: calpestare la giustizia significa colpire i più poveri, gli emarginati, gli esclusi».
Papa Leone XIV
«Sperare e agire con il Creato significa unire le forze e, camminando insieme a uomini e donne di buona volontà, contribuire a ripensare alla questione del potere umano, al suo significato e ai suoi limiti».
Papa Francesco
«Quello che nel 2015 poteva sembrare un tema inaspettato per un intervento magisteriale è diventato nel tempo una dimensione qualificante del magistero di papa Francesco e del suo successore».
Simone Morandini docente e direttore della rivista Credere oggi
«Anche dove depositiamo i nostri risparmi fa la differenza in questo momento storico. Per esempio possiamo scegliere aziende che hanno disinvestito dalle fonti fossili e dalle armi».
Matteo Mascia, coordinatore del progetto etica e politiche ambientali della fondazione Lanza
«Dieci anni fa, sulla spinta del card. Mauro Gambetti, ci siamo lanciati nell’idea di applicare la Laudato si’ al Sacro Convento e alle Basiliche papali di Assisi. In poco meno di due anni è partito il progetto “Fra’ Sole”».
Walter Ganapini, coordinatore del comitato del progetto per la sostenibilità della basilica di san pietro
Di fronte alla crisi climatica, alla sfida della transizione energetica e ambientale, ma soprattutto alla minaccia costante di una guerra che si fa incalzante, la vittima rischia di essere la speranza. Nulla, verrebbe da dire, depone a favore della speranza se non la speranza stessa. È questo il tema dell’evento “Crisi climatica: tra urgenza, responsabilità e speranza” che verrà ospitato dalla basilica del Santo il prossimo 16 aprile dalle 19, all’interno della Padova Climate action week.
«Certamente questi anni sono tra i più bui dell’ultimo mezzo secolo sotto molti punti di vista: ambientale, delle relazioni tra popoli e Nazioni, della costruzione di una società civile internazionale sensata – esordisce Simone Morandini, docente e direttore della rivista Credere Oggi, che sarà presente all’appuntamento – La guerra uccide persone, uccide culture e uccide anche l’ambiente e sembra che le energie disponibili per il resto siano assai poche. Se dovessimo semplicemente limitarci a leggere la situazione, la speranza potrebbe stare forse in quei piccoli segni di risveglio, di coscienza civica, di sensibilità politica che vediamo emergere qua e là negli ultimi tempi».
E poi c’è la Pasqua che, per i credenti, da sola appella a qualcosa di grande. «La speranza che già abbiamo meditato con intensità nel corso del Giubileo è un dato irrinunciabile, è mossa anche dalla convinzione che dentro e al di sotto degli sbagli della famiglia umana, operi comunque lo Spirito di Dio che ci conduce in ogni caso verso promesse di pace – continua Morandini – La Pasqua dice questo, noi passiamo dal Venerdì Santo e alla notte oscura alla luce di una risurrezione assolutamente inattesa e inaspettata. Da un punto di vista etico questo ci dice chiaramente che vale la pena di continuare a coltivare quelle potenzialità reali di impegno, di costruzione, di sostenibilità».
Come la Pasqua, anche la realtà ci può sorprendere e lasciar discoprire una speranza nuova in un tempo oscuro. La Laudato si’, di cui lo scorso anno si è ricordato il decennale, ha rappresentato e rappresenta ancora una luce di speranza in questo senso. «È interessante notare – conclude Morandini – che quello che nel 2015 poteva sembrare un tema inaspettato per un intervento magisteriale di alto profilo del pontefice di allora, l’amato papa Francesco, è diventato nel tempo una dimensione qualificante del suo magistero e di quello del suo successore, papa Leone XIV. Un testo che ha segnato una svolta nel modo di atteggiarsi nella Chiesa cattolica nei confronti di queste questioni, ma che ha lasciato anche una traccia potente nel dibattito politico, nell’impegno civile e ha orientato al costituirsi di alleanze in precedenza imprevedibili tra credenti e non credenti, tra esponenti di diverse espressioni religiose per la cura della Casa comune. Un testo fecondo».
Dieci anni dopo è dalla Laudato si’ che trae ispirazione anche la presenza della Chiesa padovana all’interno della Climate action week. «L’impegno per il clima – spiega Matteo Mascia, coordinatore del Progetto etica e politiche ambientali della Fondazione Lanza – che poi vuol dire la decarbonizzazione, l’elettrificazione, cioè lo spostamento dalle energie fossili alle energie rinnovabili, è un atto di giustizia e di responsabilità nei confronti dei più poveri, quelli che pagano di più le conseguenze dei cambiamenti climatici».
Da questa consapevolezza nasce l’esigenza di coinvolgere la comunità cristiana oltre alla cittadinanza, richiamandola a un impegno che è trasversale a ogni nostro comportamento, da cosa mangiamo a come ci vestiamo. «Le scelte di vita quotidiana sono fortemente dipendenti dalla questione climatica e dunque possono dare un contributo importante per accompagnare la decarbonizzazione – continua Mascia che, con la Fondazione Lanza, è tra gli organizzatori degli eventi che vedono il coinvolgimento diretto della Diocesi – Anche dove depositiamo i nostri risparmi fa la differenza in questo momento, per esempio se scegliamo aziende che hanno disinvestito dalle fonti fossili e dalle armi».
Si tratta di esercitare non solo uno sentimento positivo ma una vera e propria virtù cristiana com’è la speranza anche attraverso momenti di partecipazione, di discussione pubblica e di confronto con buone pratiche ed esempi concreti. Ecco perciò che oltre all’evento che vedrà Simone Morandini dialogare con il climatologo Luca Mercalli oltre a una veglia di preghiera con il vescovo Claudio Cipolla e a un concerto di Erica Boschiero, le proposte per la settimana che ha organizzato Fondazione Lanza spaziano da un dialogo con Giovanni Carrosio e Vittorio Cogliati Dezza sul welfare
ambientale a un seminario per scoprire il progetto di sostenibilità della basilica di San Pietro.
«Siamo consapevoli che le azioni dal basso non possono risolvere da sole i problemi globali legati alla crisi climatica e socio ambientale – riflette alla fine l’esperto di etica della Fondazione Lanza – Però anche in questo ci viene in aiuto papa Francesco dandoci speranza: da un’istanza locale possono originarsi maggiore responsabilità, un ritrovato senso comunitario e una rinnovata consapevolezza verso il prossimo e il Creato».
Lo Stato della Città del Vaticano e la basilica di San Pietro sono all’avanguardia quando si tratta di transizione energetica e sostenibilità; un primato non scontato, soprattutto considerando la dimensione del territorio e l’incalcolabile valore artistico del patrimonio immobiliare da gestire. L’obiettivo, annunciato nel 2023, è raggiungere la neutralità climatica entro il 2030. «Dieci anni fa, sulla spinta del card. Mauro Gambetti che allora era rettore del Sacro Convento – spiega Walter Ganapini, coordinatore del Comitato scientifico del progetto per la sostenibilità della basilica – ci siamo lanciati nell’idea di applicare l’enciclica Laudato si’ al Sacro Convento e alle Basiliche papali di Assisi. In poco meno di due anni è partito il progetto “Fra’ Sole”».
Corretta gestione delle risorse e dei rifiuti, sviluppo dell’economia circolare, educazione: questi i pilastri del progetto, una sfida divenuta ancor più ambiziosa quando si è trattato di declinarla nella prospettiva della basilica vaticana.
«Il primo scoglio è stato applicare una metodologia su logiche input-output: cosa entra e cosa esce per capire l’efficienza del sistema – ricorda Ganapini, che interverrà all’evento “Custodire il futuro, il progetto di sostenibilità della basilica di San Pietro”, che si terrà il prossimo 14 aprile alle 17 presso l’Archivio antico del Bo – un lavoro che ha coinvolto il Politecnico di Milano, l’Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) e l’Università di Bari. Attraverso questi studi sono emersi dati interessanti e conferme della genialità di chi progettò la basilica: abbiamo scoperto, per esempio, che chi ha realizzato la cupola aveva fatto sì che si dipartissero quattro compluvi che portavano l’acqua piovana in quattro vasche sotterranee da cui si poteva poi attingere. Allo stesso modo, le finestrate avevano un ruolo fondamentale per il ricambio d’aria, benché da decenni nessuno le avesse più aperte».
Può sembrare banale, ma la corretta ventilazione della cupola è essenziale per preservare l’integrità delle opere d’arte dall’aggressione della condensa. Le decine di migliaia di pellegrini che ogni giorno affollano la basilica, infatti, respirando producono vapore che salendo si condensa e “piove” sugli stucchi e sui mosaici, contribuendo inoltre a diffondere batteri e virus. La verifica di alcuni valori, inoltre, è possibile grazie a un sistema installato nel 2023: dei sensori posizionati in sette siti differenti all’interno della basilica sono in grado di fornire in tempo reale le concentrazioni di particolato, dei composti organici volatili totali e dell’anidride carbonica, che potrebbero impattare sulla salute dei visitatori e sul patrimonio artistico.
Non si tratta solo di cambiare l’aria, però, ma di cambiare mentalità e approccio: anche passare dalle bottigliette di plastica alle borracce può sembrare facile, ma è una piccola rivoluzione che necessita tanto del coinvolgimento dei negozianti quanto della disponibilità di fontane. «Tutte queste iniziative non gravano assolutamente sul bilancio – conclude Ganapini – A partire dal mio coordinamento del Comitato scientifico è tutto assolutamente a titolo gratuito. Allo stesso modo hanno operato Enea, Consorzio italiano compostatori, Politecnico di Milano e Università di Bari. I lavori fatti, soprattutto in campo energetico, sono parte della normale attività della basilica che, attivando delle partnership, li realizza in funzione del proprio budget».