Fatti
Il Padova impatta in un pareggio che sa di beffa: dopo essere andato sotto nel primo tempo con il gol di Artistico, è riuscito non solo a pareggiare prima con Sgarbi, ma anche a portarsi avanti completando una “remuntada” che sarebbe stata puro oro colato con Lasagna, ma che invece è diventata un bicchiere amaro a firma Bonfanti che, se si vuole guardare il lato positivo, mantiene una diretta concorrente per la salvezza a debita distanza.
Il Padova in questo turno infrasettimanale, di fronte a oltre sei mila spettatori, scende in campo con il 4-4-2 con Sorrentino che torna tra i pali dopo la trasferta di Modena, dove a difendere la porta biancoscudata c’era Fortin. La difesa composta da Belli, Sgarbi, Perrotta e Faedo; centrocampo con Capelli, Varas, Fusi e Di Mariano; attacco affidato a Caprari (prima da titolare per lui in biancoscudato) e Lasagna. A differenza da quanto preannunciato alla vigilia, nemmeno in panchina Harder e Bortolussi causa infortunio. Risponde lo Spezia di Roberto Donadoni: 3-5-2 con Radunovic in porta; Ruggero, Mateju e Bonfanti in difesa; Sernicola, Bellemo, Nagy, Comotto e Aurelio a centrocampo; Vlahovic e Artistico coppia d’attacco.
Che la partita non fosse facile lo si capisce dalla prime battute: I biancoscudati partono con il pallone tra i piedi, ma sono gli ospiti a rendersi pericolosi per primi: al 6° Aurelio impegna Sorrentino con un tentativo dall’interno dell’area, e solo una grande parata del portiere padovano evita il peggio. Il Padova prova a reagire, ma la retroguardia ligure tiene bene le distanze spegnendo ogni tentativo padovano. Lo Spezia prova ad affacciarsi con le punizioni dalla trequarti e con le incursioni di Sernicola, che al 20° si crea lo spazio per un sinistro a giro dall’interno dell’area, respinto dalla difesa di casa. Al 24°, però, il muro biancoscudato crolla: su un’azione nata sulla corsia sinistra Bonfanti pesca Artistico al centro dell’area, il numero 9 spezzino non perdona e da pochi passi insacca il gol del vantaggio. Il Padova prova a reagire: Caprari in una posizione alla “Papu Gomez”, libero di svariare, sfiora il pari con un tiro dall’esterno dell’area che attraversa tutta la linea di porta, poi Lasagna ci prova dalla distanza su un geniale scarico di tacco dello stesso Caprari, mentre Fusi spedisce alto al volo sugli sviluppi di un corner. La pressione biancoscudata viene infine premiata al 39°: calcio d’angolo dalla destra della porta difesa da Radunovic, scambio di passaggi Caprari, Di Mariano, Capelli, palla di nuovo a Caprari che pennella un cross perfetto, Faedo colpisce al volo di sinistro e sulla respinta di Radunovic il più lesto di tutti è Sgarbi, che da pochi passi ristabilisce la parità, centrando il suo quarto gol in campionato. Si va al riposo sull’1 a 1: primo tempo intenso, combattuto e dai due volti, con uno Spezia abile nel costruire e chirurgico nel colpire e un Padova capace di soffrire e reagire con carattere.
La ripresa si apre senza cambi e con lo Spezia subito propositivo: al 48° Comotto ci prova dal limite, ma Sorrentino blocca senza affanni. Il Padova risponde con le maniere forti della qualità: al 54° una splendida ripartenza orchestrata da Caprari libera Di Mariano a campo aperto, il cross per Lasagna è invitante ma Mateju riesce ancora una volta a salvare i suoi. Al 56° lo Spezia si fa vivo con il colpo di testa di Artistico su cross di Sernicola, neutralizzato da un attento Sorrentino. La giostra dei cambi si apre al 58° con l’ingresso di Buonaiuto al posto di Caprari, seguito dal doppio cambio spezzino che porta in campo Romano e Bandinelli per Bellemo e Nagy. La partita entra in una fase di grande equilibrio, con il Padova che insiste: Varas sfiora il gol con un sinistro dal limite che esce di un soffio al 70°, mentre l’asse Di Mariano-Lasagna continua a mettere in apprensione la difesa ligure. Al 78° l’Euganeo esplode: Fusi verticalizza in profondità, Lasagna brucia in velocità Mateju e con grande freddezza batte Radunovic per il 2 a 1. La gioia biancoscudata, però, dura appena quattro minuti: all’82° Beruatto, appena entrato, pennella un corner perfetto e Bonfanti sovrasta tutti di testa, siglando il 2 a 2 che gela lo stadio. Il Padova non si arrende e torna a spingere con gli innesti freschi di Di Maggio e Seghetti, sfiorando il colpo nel finale: all’88° un cross di Favale trova Silva sul secondo palo ma lo scarico viene intercettato, mentre al 94° Buonaiuto, lanciato da Fusi, si presenta davanti a Radunovic che devia in angolo. Finisce 2 a 2: un pareggio che lascia rimpianti ai biancoscudati, capaci di andare avanti ma beffati dalla zampata di Bonfanti, e che premia la resilienza di uno Spezia mai domo.
Un punto che vale, anche se il rimpianto resta. Matteo Andreoletti non si nasconde: «È chiaro che per come si era messa la partita dispiace, perché c’erano le condizioni per portare a casa il bottino pieno». Eppure il tecnico bergamasco inquadra il risultato nella giusta prospettiva: «Se ragioniamo sul percorso in maniera un po’ più lungimirante, è un punto importante, perché ci permette di mantenere le distanze su una diretta concorrente. Parliamo di una squadra forte, che ha dei valori, ha delle alternative, ha dei cambi importanti e un allenatore espertissimo». Il messaggio è quello di sempre: testa alta e avanti: «Bisogna andare avanti con la testa giusta e con la mentalità giusta, perché il campionato del Padova purtroppo per noi non finisce oggi».
Sul piano della prestazione, Andreoletti non risparmia qualche critica: «Rispetto a Modena abbiamo fatto un po’ più di fatica ad andarli a prendere alti. Ci siamo abbassati un po’ troppo, facevamo fatica con i tempi e con le distanze a essere aggressivi in avanti; questo talvolta ci ha portato a schiacciarci e a essere un po’ troppo passivi nella fase difensiva. È una cosa che nel primo tempo mi è piaciuta poco». Meglio nella ripresa, anche se il margine di miglioramento resta ampio: «Nel secondo tempo siamo stati un po’ più bravi, anche se potevamo fare meglio nel palleggio. Dal punto di vista della prestazione in palleggio, in costruzione e in fase offensiva possiamo sicuramente fare meglio». Il riferimento rimane sempre la vittoria di Modena: «Quella gara deve essere il livello della nostra asticella, e da lì dobbiamo cercare di saltare sopra. Quando facciamo meno bene, mi dispiace».
Spazio anche per la prima da titolare di Gianluca Caprari, scelta che Andreoletti difende con convinzione: «Penso ci fossero le condizioni giuste per farlo partire, sapendo ovviamente che non avrebbe avuto i 90 minuti nelle gambe. Ci sta provando, ci sta mettendo l’anima, ha delle qualità importanti e ho grandi aspettative su di lui. La cosa che mi è piaciuta è che si è già integrato nella mentalità della squadra: l’ho visto fare rincorse, l’ho visto fare scivolate. Se abbina le sue qualità e si fa travolgere dall’entusiasmo e dal cuore di questa squadra, può essere davvero un altro giocatore determinante da qua alla fine». Elogi convinti anche per Carlo Faedo, sempre più padrone della fascia sinistra in un ruolo che non era il suo: «Sta interpretando un ruolo nuovo. Per quanto riguarda agire da quinto, non ci aveva praticamente mai giocato e sta sorprendendo anche me». Con il dovuto rispetto per il grande assente: «Al di là del paragone con il Papu!», sorride il mister. Sul fronte infortuni, arrivano notizie più precise. Harder ha riportato una piccola lesione muscolare: «Sarà un infortunio sicuramente meno importante di quello di Barreca, ma per le prossime due o tre settimane difficilmente lo avremo». Bortolussi resta invece in bilico: «Ha questo problema alla schiena; spero di riuscire ad averlo a disposizione per Avellino, però con lui navighiamo un po’ a vista in base alle sue sensazioni». Capelli, uscito nel finale, non preoccupa: «Dal riscaldamento aveva avuto un problema, sembrava avesse qualche giramento di testa. Ha giocato e ha fatto anche una buona gara, ma penso non sia assolutamente niente di grave». Sul tema della stanchezza accumulata in pochi giorni, il tecnico è onesto: «Noi per starci in questa categoria spendiamo tantissimo. Siamo già proiettati sulla prossima partita, cercando sia di recuperare energie che magari di sfruttare qualche giocatore che in questo momento ha giocato meno, senza però stravolgere la squadra».
Sulla questione dei gol subiti su palla inattiva, Andreoletti svela un dato che sorprende: «Questo è il terzo gol che prendiamo su calcio d’angolo in non so quante giornate. Svelo un segreto: l’aver preso solo i due gol della prima giornata e subirne un altro adesso, dopo tantissime partite, vuol dire che abbiamo lavorato molto bene sulle palle inattive. Dobbiamo lavorare ancora meglio, perché il margine d’errore in Serie B è zero e si viene subito penalizzati». Quanto alla classifica e al traguardo della salvezza, il mister si augura che una decina di punti possano bastare, pur con la consueta cautela: «Noi dobbiamo macinare punti il più possibile, perché questa categoria non ti perdona: appena ti siedi un attimino ti arrivano quelle ‘legnate’ che abbiamo già preso». Lo sguardo è già proiettato ad Avellino, terza partita in otto giorni: «Sono convinto che riusciremo a mettere in campo un’altra volta una squadra che darà battaglia. Ogni partita o è una battaglia aperta o è contro formazioni molto, molto forti. Non possiamo mai abbassare la guardia».
Quattro gol in un campionato, un record personale per un difensore. Filippo Sgarbi non nasconde l’orgoglio, ma il rammarico per il risultato finale è altrettanto genuino: «Sono orgoglioso di quello che ho fatto, però sono comunque rammaricato perché oggi la potevamo vincere dopo averla rimontata. C’è la felicità per il gol, ma anche il dispiacere per il risultato finale». Sul pareggio, il centrale biancoscudato è lucido: «Più andiamo avanti in questo campionato, più contano gli episodi. Il pareggio è giusto, però sfruttando bene il vantaggio e mettendoci bene dietro, potevamo portarla a casa. C’è da analizzare anche gli errori commessi nei gol subiti, perché sicuramente ci sono stati, e ripartire per subire sempre meno reti». Un aspetto che Sgarbi sottolinea con convinzione è la nuova mentalità che Andreoletti sta instillando nella squadra: «Il mister ci ha chiesto di avere più personalità, di avere più coraggio. Noi sicuramente possiamo migliorare, però ci stiamo provando, e già il fatto di provarci è una bella cosa. In più, miglioreremo andando avanti col tempo». Un processo di crescita che riguarda anche l’adattamento al nuovo modulo: il passaggio dalla difesa a tre alla difesa a quattro, spiega il centrale, è ormai assimilato: «Ormai è una cosa che abbiamo recepito tutti, quindi cambia poco. È un meccanismo ormai rodato per noi. Il mister ci spiega bene come lavorare e cosa fare durante la partita, e ci viene abbastanza facile».
Sul gol del pareggio, Sgarbi racconta con un sorriso il ragionamento che l’ha portato a trovarsi nel posto giusto al momento giusto, confermando una tendenza ormai tutt’altro che casuale: «Quando ho visto Carlo Faedo andare a coordinarsi per il tiro, ho detto: “Ci proviamo, che se la respinge arriva lì”. Carletto ha fatto una gran conclusione, sono stato bravo e fortunato a trovarmi lì e a metterla dentro». Quella di Sgarbi nell’area avversaria è ormai una presenza cercata e non improvvisata: su respinte, palle inattive e cross, il difensore ha dimostrato di saper leggere le situazioni con anticipo e intelligenza. E sulla battuta del collega — che gli chiedeva se non avesse fiducia in Faedo — risponde divertito: «Carletto ha fatto un gran tiro. Meglio così, che l’ha respinta il portiere, piuttosto che facesse gol lui; sono più contento così, assolutamente!». Una dedica, poi, che vale più di qualsiasi statistica: «C’è sempre il mio bimbo piccolo, Achille, che ha 15 mesi. Ogni gol alla fine è bello dedicarlo a lui, che oggi non c’è. L’ho avuto poche volte allo stadio, quindi mi piacerebbe che una volta venisse e potesse vederlo dal vivo». Sgarbi parla poi del proprio momento di forma, attribuendo grande merito allo staff medico e atletico: «Mi sento bene. Al di là del campo, lavoro tanto. Lo staff atletico e medico mi segue molto bene, quindi non posso lamentarmi: sono contento del percorso che sto facendo e ringrazio anche loro, perché mi danno l’opportunità ogni giorno di crescere e di stare bene, che è la cosa più importante per un calciatore». Una continuità — è il giocatore di movimento con più minuti in campo tra i biancoscudati — che lo ha riportato ai livelli migliori della sua carriera. Fiducia piena anche nel portiere Alessandro Sorrentino, con cui il difensore ha costruito un legame che va oltre il campo: «Ho anche un bel legame di amicizia con lui, quindi c’è fiducia sia come persona sia come calciatore. È un portiere reattivo, molto rapido ad andar giù, veloce e con molta forza. Quando arriva un tiro, non dico che sono tranquillo — perché non devo esserlo, devo essere sempre pessimista —, però so che lui può fare una bella parata, e questo comunque è importante». Infine, lo sguardo è già proiettato ad Avellino, campo in cui Sgarbi segnò il suo primo gol stagionale, in una partita che i biancoscudati condussero per 2-0 prima di farsi riprendere: «Ripensando alla partita dell’andata, siamo andati avanti 2-0; quindi, come stasera, si poteva fare meglio. Hanno cambiato da poco mister, quindi bisognerà vedere come giocano e come si muovono. Sabato andiamo col nostro spirito battagliero a provare a portare più punti possibili a casa».
Ora testa a sabato alle ore 15 al “Partenio Lombardi” per un altro scontro salvezza dove ci sarà da battagliare.