Chiesa
(da Pavia) “La visita di un papa è sempre un avvenimento: per quanto la si prepari, ci sarà sempre qualcosa di imprevisto, e noi vogliamo farci sorprendere”. È l’auspicio di mons. Corrado Sanguineti, vescovo di Pavia, che descrive al Sir l’atmosfera che precede l’arrivo del Papa per il suo primo viaggio in una città del Nord Italia, dall’inizio del pontificato.
Il primo Papa agostiniano della storia arriva nella città che conserva le spoglie di sant’Agostino. Come si prepara Pavia ad accoglierlo?
La visita del Santo Padre, da una parte, era attesa, ma all’altra ci ha sorpreso per la sua rapidità. Era attesa, perché sapevamo del suo legame profondo con Sant’Agostino. Rapida, perché i suoi confratelli agostiniani, che lo conoscono bene, ci avevano detto che prima o poi Papa Leone sarebbe venuto a Pavia: da Priore generale degli agostiniani, infatti, ci veniva almeno una volta all’anno.
Negli ultimi decenni Pavia ha avuto la visita di tre papi: nel 1984 Giovanni Paolo II, nel 2007 Benedetto XIV, la cui visita è ancora molto ricordata proprio perché legata alla spiritualità agostiniana.
E domani arriva Leone XIV, che viene da figlio di Sant’Agostino, come si è definito fin dal primo giorno, ma anche come successore di Pietro: viene a visitarci e confermarci nella fede, a riscaldare il cuore e sostenerci nella testimonianza del Vangelo.
In diocesi ci siamo preparati con una preghiera da me composta e con i momenti di adorazione e di preghiera vissuti come preparazione del cuore. Sono stati due, inoltre, gli incontri pubblici in cui abbiamo coinvolto la città: il primo legato alla figura di Sant’Agostino e alla sua attualità per il mondo di oggi, e il secondo sul magistero di Papa Leone, come magistero di pace e di unità.
In che misura la spiritualità agostiniana permea la vita di Pavia?
Sant’Agostino è una presenza che ha segnato la nostra università, di cui è patrono. Soprattutto dopo il Concilio, con la consegna di Paolo VI a fare di tutto per far riscoprire la figura di Sant’Agostino a Pavia, dove si era un po’ dimenticata, abbiamo dato vita, insieme all’Università, alla Settimana Agostiniana, nella festa della conversione di Sant’Agostino. E’ indubbio, però, che la figura del santo vescovo di Ippona debba essere valorizzata di più, e in questi anni abbiamo cercato di farlo, come Chiesa, abbeverandoci a lui nelle nostre lettere pastorali, come quelle sul Giubileo e sul Cammino sinodale.
Agostino può ancora intercettare il pensiero contemporaneo:
per certi versi è molto moderno, su alcuni temi come il soggetto, le domande dell’io, il tema dell’interiorità, del desiderio, dell’inquietudine, della ricerca, della fede anche posta nella sua ragionevolezza attraverso il dialogo con la ragione.
Agostino può parlare anche al cuore dei giovani.
Il suo percorso esistenziale è simile a quello di tanti giovani di oggi; si è allontanato dalla fede della madre come tanti adolescenti, ha fatto scelte morali discutibili ma non ha mai smesso di cercare. Ci aiuta a capire che i tempi delle persone, a volte, sono percorsi non lineari, ma in cui Dio trova una strada.
La prima tappa della visita di Papa Leone sarà al Cnao, un centro di eccellenza sanitaria di fama mondiale. Come è nata questa idea di cominciare da un luogo “laico”?
Siamo stati noi a proporlo al Papa, perché facesse una sosta nel mondo della sanità pavese. Pavia è la città della cultura, ma anche la città della cura, con vari centri sanitari che sono anche luoghi di ricerca. Il Cnao è significativo per la sua vocazione alla ricerca, in cui la scienza utilizza forme di energia che sfruttano anche formidabili acceleratori di particelle, ma sempre a servizio della vita.
Ci tenevamo inoltre che il Papa incontrasse qualche paziente, e domani incontrerà i bambini – per i quali al Cnao c’è un’attenzione davvero speciale – accompagnati dalle loro famiglie. È il mistero della sofferenza innocente, e della cura che si sviluppa intorno ai bambini, piccoli guerrieri che dimostrano un attaccamento alla vita, una passione, una forza, davvero straordinaria.
Nella giornata di domani si intrecceranno il piano spirituale e quello “politico”, legato cioè alla vita concreta dei pavesi, durante l’incontro con la cittadinanza. Quale comunità incontrerà il Papa?
Sono vescovo di Pavia da dieci anni, e nella mia visita pastorale prolungata ho visto tanta bellezza e ricchezza di vita, anche in mezzo alle fatiche, con alcune comunità più vive e altre più stanche. C’è una grande dedizione dei sacerdoti, cui si accompagna in certo affaticamento. Anche Pavia, infatti, vive in una società particolarmente secolarizzata, dove convivono l’eredità vita del passato e i germogli di una vita futura. E’ una chiesa che sta camminando e sta ripensando il suo essere chiesa sul territorio, perché le scelte non siano quelle di un organismo aziendale ma il frutto di un discernimento condiviso, di quella corresponsabilità differenziata di cui ha parlato il Cammino sinodale e il Sinodo universale.
La città di Pavia ha grandi potenzialità: conta 70mila residenti, a cui si aggiungono 25mila studenti o persone che gravitano intorno all’università, di cui 10mila abitano a Pavia.
È una città molto vita, con tanti giovani, dove la pastorale giovanile non può che essere pastorale universitaria. L’Università e i Collegi garantiscono inoltre una vivacità culturale, con iniziative significative sul territorio. C’è infine tanto volontariato, non solo ecclesiale, di cui sono protagonisti ancora una volta i giovani. Due, a mio avviso, sono i temi più urgenti sul piano sociale: l’emergenza casa, con la necessità di un impegno corale per garantire affitti accessibili alle famiglie che rischiano di finire in povertà, e il tema educativo, che – come ci insegna il Papa nella Magnifica humanitas – non è solo la questione dei social o dell’intelligenza artificiale: occorre costruire una comunità educante, dove più alleanze ci sono e meglio è per il bene dei giovani, che non sono solo il futuro ma il presente della nostra società.