Idee
Un omaggio a Robert Schuman, padre fondatore dell’Europa, a partire dalla sua Dichiarazione del 9 maggio 1950, che non ha perso la sua attualità, in un contesto geopolitico in cui «le relazioni umane e tra gli Stati si fanno sempre più barbare» e si rischia di cedere all’«illusione del riarmo».
Da Metz, «crocevia nel cuore del continente», Leone XIV ha impostato così il discorso pronunciato durante l’incontro “Alle radici dell’Europa per la pace e l’unità” e lungamente applaudito, alla presenza del presidente Macron. Si è concluso così il viaggio in Francia del papa, per molti versi sorprendente e oltre le aspettative per l’accoglienza e la presenza di fedeli. Durante l’incontro interreligioso, Leone ha ribadito che «invocare il nome di Dio per legittimare la violenza o l’oppressione costituisce una profanazione». Nella messa nella cattedrale di Santo Stefano, ha esortato i cristiani a essere «un faro di speranza per questo Paese, per l’Europa e per il mondo».
Le radici del continente. L’Europa, per il papa, infatti, «va intesa come una realtà culturale e storica ancor prima d’essere una realtà geografica. Non si può parlare dell’Europa senza menzionare il cristianesimo», ha affermato soffermandosi sull’importanza delle radici del continente, fortemente influenzato da San Benedetto e dai suoi monaci: «Senza questa coltivazione monastica, la civiltà europea così come la conosciamo non esisterebbe». «Robert Schuman ne era ben consapevole», ha commentato citando un altro padre fondatore del nostro continente: Alcide De Gasperi, che parlava di «retaggio comune europeo».
Laicità è collaborazione. «La laicità non implica solo il carattere non confessionale delle istituzioni civili, ma presuppone una vera collaborazione tra le parti», ha ribadito Leone, che alla fine del viaggio in Francia – come aveva fatto all’inizio, nella prima tappa a Parigi – è tornato sul concetto di laicità, che ha a che fare con i valori alla base della convivenza civile.
«Nel contesto multiculturale di oggi, l’affermazione dell’universalità di questi valori, essenziale per la sua sopravvivenza, passa anche attraverso una riscoperta delle proprie radici e attraverso l’apertura al dialogo con l’altro. Si tratta di una necessità sociale e politica per riscoprire il ruolo centrale della persona umana e dare un’effettiva consistenza a parole come libertà, democrazia, pace e unità», attraverso un giusto equilibrio tra diritti e doveri.
Europa al bivio. «L’Europa contemporanea si trova di fronte a una nuova tappa della sua lunga storia di incontri, con l’arrivo sul continente di tanti uomini e donne in fuga da teatri di guerra e persecuzione, o in cerca di una vita migliore lontano dalla povertà e dalla miseria». Ne è convinto il papa, che da Metz è tornato sulla sfida delle migrazioni rilanciando l’appello rivolto dalle Canarie, nel suo recente viaggio in Spagna, chiedendo «vie legali e sicure» e seri processi di accoglienza e integrazione. «Bisogna cogliere la portata storica di ciò che sta accadendo, vale a dire un incontro senza precedenti tra popoli e culture che chiama a una riscoperta creativa delle nostre radici e, allo stesso tempo, a un ascolto attento dell’altro».
«Un profondo desiderio di pace»: si possono sintetizzare così gli insegnamenti di Robert Shuman per l’Europa e il mondo di oggi, quando «la guerra è riapparsa, anche in Europa: una nuova inutile strage, che ogni giorno causa innumerevoli vittime civili». E ancora oggi, come nel 1950, «il contributo che un’Europa organizzata e vivente può dare alla civiltà è indispensabile per mantenere relazioni pacifiche».
«È necessario impegnarsi in un dialogo paziente, mostrare coraggio nella negoziazione ed essere pronti a sacrificare alcune posizioni per il bene superiore della pace», l’indicazione di rotta per il nostro continente, insieme a quella a non cadere nell’«illusione del riarmo».
«Oggi bisogna chiedersi se stiamo realmente facendo sforzi creativi per promuovere la pace mondiale, o se stiamo semplicemente cercando di arginare l’emorragia della guerra e prepararci meglio a quelle che presumiamo debbano ancora venire».
È il bivio esigente su cui occorre riflettere. «L’Europa secondo Schuman è un continente dove si preferisce dialogare piuttosto che affrontarsi con le armi – ha ricordato il Pontefice – Dove si mettono in comune le risorse per fare in modo che ogni guerra diventi non solo impensabile, ma materialmente impossibile». Il diritto internazionale e il multilateralismo «costituiscono il miglior antidoto alla volontà di dominio, che è all’origine di ogni conflitto».
Realismo e coraggio. L’Europa «può porre fine a questa spirale», ma ci vogliono «realismo e coraggio». «Non bisogna mai perdere fiducia nella nostra capacità di progredire, anche se i passi compiuti sono a volte piccoli e quasi impercettibili» è l’incoraggiamento del papa, secondo il quale «la pretesa moderna di avere tutto subito non corrisponde alla storia e alla cultura europee che, al contrario, insegnano il valore del tempo e della pazienza. È con piccoli passi che si può dare vita a questa solidarietà concreta, che implica che nessuno si senta abbandonato o dimenticato».
Appello ai giovani. Sono i giovani a dover «costruire l’Europa di oggi e di domani», ha concluso Leone XIV. «Non sottomettetevi alla logica della violenza e dell’oppressione. Amate la vita in ogni momento e non abbiate paura del futuro! Non abbiate paura di formare una famiglia, di generare figli, di difendere la dignità di ogni persona, dal primo istante nel seno della madre fino all’ultimo respiro. Non abbiate paura di lavorare instancabilmente al servizio del bene delle vostre comunità, anche attraverso l’impegno politico. Siate costruttori di comunità! E con voi, l’Europa, saldamente radicata, continuerà a fiorire e a ispirare il mondo intero».
«L’abuso sessuale è innanzitutto un problema umano: quando si verifica all’interno della Chiesa, assume in realtà un’altra dimensione, perché la vita di fede delle persone viene profondamente ferita e talvolta persino distrutta».
Lo ha detto Leone XIV, durante la conferenza stampa sull’aereo, sul volo di ritorno da Metz a Roma.
«La Chiesa ha quindi una responsabilità particolare nell’accompagnarle e nell’aiutarle a cercare la guarigione», ha aggiunto il papa.
«In questi termini ho parlato con loro di come la Chiesa sia stata vista come responsabile, ma allo stesso tempo ritengo che la Chiesa abbia una parte importante nell’aiutarle a trovare la guarigione” in riferimento all’incontro a Lourdes con sette vittime di abusi da parte del clero.