Idee
Domenica 22 febbraio si sono chiuse le Olimpiadi invernali e fra qualche giorno sarà il turno delle Paralimpiadi. Scopriamo l’evento attraverso lo sguardo del commissario straordinario, l’ingegnere di origini polesane Giuseppe Fasiol, nominato nel settembre 2025, dopo una lunga esperienza nel campo delle infrastrutture e delle opere pubbliche per la Regione Veneto.
Che cosa deve fare il commissario straordinario di governo per le Paralimpiadi?
«Il mio è un ruolo di coordinamento di tutte le azioni necessarie all’organizzazione dei giochi paralimpici. La Fondazione Milano-Cortina è il soggetto che organizza i giochi, sia olimpici che paralimpici. Accanto a questa c’è un’altra società, la Società infrastrutture Milano-Cortina (Simico), che realizza le opere necessarie. È importante considerare che questi giochi si svolgono su un territorio molto ampio e proprio per questa complessità il Governo ha deciso di individuare una figura di coordinamento, e ha scelto me per questo incarico. Ho quindi avviato un confronto con tutti i soggetti coinvolti per verificare che ciascuno abbia fatto quanto necessario, con particolare attenzione ad accessibilità e inclusione. Stiamo continuando a fare sopralluoghi per verificare che tutti gli allestimenti rispettino le condizioni di accessibilità per persone con disabilità motoria, sensoriale, visiva, cognitiva o relazionale. Controlliamo l’eliminazione delle barriere architettoniche, la presenza di servizi adeguati, la corretta segnaletica, e tutti quegli accorgimenti richiesti anche dal Comitato paralimpico internazionale, che sovrintende all’organizzazione».
Di quante opere infrastrutturali si sta occupando? Quante persone saranno accolte?
«Per quanto riguarda le opere infrastrutturali, non possiamo distinguere tra quelle per le Olimpiadi e quelle per le Paralimpiadi. Il programma delle opere è comune a entrambi gli eventi: il decreto approvato dal governo nel settembre 2023 prevede circa 3,5 miliardi di euro. Io non mi occupo delle singole opere pubbliche, ma dell’organizzazione dell’evento: cerimonie di apertura e chiusura, villaggi olimpici, accoglienza degli atleti, dei dirigenti, dei media e degli spettatori. È stato realizzato un villaggio olimpico a Cortina; un grande villaggio a Milano, che dopo i Giochi diventerà studentato universitario; un terzo villaggio a Predazzo, presso la caserma della Guardia di Finanza. Tutti questi spazi vanno allestiti e organizzati pensando anche alle disabilità degli atleti, degli accompagnatori, dei giornalisti e del pubblico. Guardando ai numeri, gli atleti paralimpici saranno circa 660: saranno le Paralimpiadi invernali più numerose di sempre. A questi vanno aggiunte tutte le persone della cosiddetta “famiglia paralimpica”: staff, media accreditati, dirigenti, volontari, tecnici. Oltre, ovviamente, agli spettatori».
Colpisce molto l’idea che si possa creare una comunità anche attraverso i villaggi olimpici.
«È uno dei principi fondamentali del movimento paralimpico: condivisione, non discriminazione, lealtà e spirito agonistico positivo. Ho avuto il privilegio di assistere a diverse gare, come quelle di sci alpino e sci di fondo durante la Coppa del mondo di sci alpino paralimpico a Cortina. Gli atleti che hanno partecipato a queste competizioni sono davvero straordinari. Gareggiano con lo spirito che ho menzionato: la realtà della competizione è importante, ma la correttezza e la non discriminazione nei confronti di qualsiasi tipo di disabilità sono fondamentali».
Secondo lei che cosa può insegnare lo sport paralimpico a chi non vive la disabilità?
«Cito il presidente del Comitato paralimpico internazionale: “Le Paralimpiadi possono contribuire a rivoluzionare il mondo”. Avvicinano le persone senza disabilità a comprendere meglio il tema, superando stereotipi e pietismo. A Parigi 2024 hanno avuto un enorme successo di pubblico proprio perché sono state percepite come sport vero, con un forte valore sociale e inclusivo senza spazio per il pietismo. Il rischio di caderci però è sempre “dietro l’angolo”. Vorrei legare a questo il concetto di universal design che si basa su un’idea semplice: la disabilità non è una caratteristica della persona, ma una caratteristica della persona in relazione all’ambiente. Se l’ambiente non è progettato correttamente, può creare disabilità. Pertanto, ogni ambiente dovrebbe essere progettato in relazione alla sua funzione e tenendo conto di tutte le possibili caratteristiche delle persone. Per questo mi sto avvalendo di un consulente, Roberto Vitali, professionista noto in Italia, che vive una disabilità motoria. Con lui verifichiamo aspetti concreti: rampe, porte, banconi, servizi igienici, segnaletica, altezze dei campanelli. Spesso sono interventi semplici e poco costosi, ma essenziali».