Chiesa
Migliaia di “cuori disarmati” hanno dato vita al cammino silenzioso per la pace lunedì sera, 30 marzo, a Padova. Al buio, sono partiti dal municipio e hanno raggiunto Prato della Valle, riempiendolo. Nessuna bandiera, solo quelle con l’arcobaleno; nessuno slogan gridato, solo la parola “pace”, scandita al termine della manifestazione sul sagrato della Basilica di Santa Giustina. Un messaggio chiaro, intenso, accompagnato dalle migliaia di piccole luci che hanno rotto il buio e, allo sciogliersi della folla, dai rintocchi delle campane della basilica. Una manifestazione davvero potente che ha mostrato come il silenzio, il buio, l’antico richiamo delle campane possono essere strumenti di comunicazione formidabili.
La mobilitazione per la pace è stata promossa dal coordinamento Uniti per la pace Padova insieme al Centro di ateneo per i diritti umani “Antonio Papisca” dell’Università e al Comune. «In queste terribili settimane di guerra associazioni, comitati e cittadini si sono interrogati su come esprimere un segnale di contrarietà dal basso, forte e partecipato, a chi ha in mano le sorti del nostro destino e a chi ha deciso impunemente di precipitarci nell’era della insicurezza permanente» hanno spiegato i rappresentanti di Uniti per la pace Padova presentando l’iniziativa. Davanti a Palazzo Moroni, prima della partenza del cammino, hanno portato i saluti istituzionali l’assessora alla cooperazione, pace e diritti umani del Comune di Padova, Francesca Benciolini, il prof. Marco Mascia, direttore del Centro “Antonio Papisca” e il vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla. «Siamo migliaia ad agire e dobbiamo agire insieme, tutti, dai quartieri all’Onu – ha affermato l’assessora Francesca Benciolini – Vogliamo una pace che parte da noi, dalle nostre strade, perché ogni vita vale, ogni popolo ha diritto all’autodeterminazione. Non possiamo né dobbiamo restare indifferenti. Non siamo d’accordo e lo affermiamo. “Noi, i popoli” è l’inizio della Dichiarazione universale dei diritti umani che dà voce a tutti, la nostra solidarietà con le vittime sia chiara e forte come il no al riarmo e alla guerra.
Durissime le parole del prof. Marco Mascia: «I governi fanno le guerre noi costruiamo processi di pace. I governi uccidono, difendono l’impunità, ma nessuno è al di sopra della legge. Violano i diritti umani internazionalmente riconosciuti per la vita e per la pace. I governi escludono, noi includiamo, i governi distruggono, noi costruiamo; ci credono impauriti ma non lo siamo, vogliono farci credere che siamo impotenti ma non ci conoscono, non conoscono la nostra storia, non conoscono la nostra capacità di azione, non conoscono la nostra intelligenza. Siamo con l’Onu. Come abbiamo difeso la nostra Costituzione repubblicana e antifascista, dobbiamo difendere il diritto e la legalità internazionale. Non abbiamo molto tempo e l’obiettivo è difficile da raggiungere, ma lo raggiungeremo. È un nostro impegno, è una nostra responsabilità».
Potente, anche, il messaggio del vescovo Claudio Cipolla che oggi ai “cuori disarmati” chiede di agire: «Sono convinto dell’importanza di queste nostre manifestazioni. La pace è un desiderio universale, è significativo essere qui insieme per ricordare nel silenzio, le vittime delle guerre, i quanti soffrono le conseguenze dei conflitti. Questo ci apre alla solidarietà e muove a conversione i nostri cuori. Solo con i cuori disarmati possiamo essere protagonisti della profezia della pace. Sentiamo tutti quanto oggi è importante. Il nostro tempo ci chiama all’audacia di delegittimare la violenza con la nonviolenza attiva. Solo la pace costruisce la storia, i nostri passi siano nuovi passi verso la pace. Camminiamo in silenzio perché le parole sono state consumate tutte».
Il suono della campana della Torre degli Anziani ha dato il via al cammino silenzioso che si è concluso con la lezione di storia tenuta da Benedetto Zaccaria, docente di relazioni internazionali dell’Università di Padova, sul sagrato di Santa Giustina: «Nessuno ha la bussola per navigare il tempo presente. Stiamo davvero vivendo un tempo apocalittico? No, non stiamo vivendo tempi eccezionali» ha esordito per poi spiegare che la guerra in Europa non se ne è mai andata dal 1945 in poi e che l’unica garanzia dell’equilibrio è il rispetto del diritto internazionale: «Nel 1945 l’Onu non rispondeva a un pensiero utopico, ma realistico, di equilibrio. I leader avevano fatto esperienza della guerra come orrore. Grazie al diritto internazionale è possibile distinguere ciò che è legale da ciò che non lo è e l’incertezza cui siamo esposti oggi è se le fondamenta del sistema internazionale siano condivise e se può essere o no garantito».
E allora servono le organizzazioni della società civile che è sempre ascoltata o repressa nei regimi autoritari perché è temuta: «Concludo con una parola di speranza: siamo sempre in equilibrio, questo si alimenta di sforzi quotidiani, con una società civile educata che da Padova afferma il principio del diritto e la manifestazione di questa sera è uno sforzo creativo».









