Idee
Tra i firmatari del Patto nazionale tra le religioni intitolato Via italiana al dialogo interreligioso, lo scorso 25 giugno c’erano anche i rappresentanti di Coreis, la Comunità religiosa islamica in Italia, che in Triveneto ha come rappresentante l’imam Yahya Abd al-Ahad Zanolo.
Qual è dal suo punto di vista il contributo che le fedi oggi possono portare a un Paese come l’Italia, fortemente secolarizzato, non ancora sufficientemente aperto alla dimensione multiculturale e multireligiosa della sua società?
«La convivenza tra le differenti fedi e culture è qualcosa di connaturato a tutte le grandi civiltà, ma anche di specifico della storia italiana nella sua apertura a Oriente e al Mediterraneo, grazie alla quale condividiamo un “linguaggio comune”. Una delle finalità del Patto nazionale è proprio quella di ritrovare questa naturalezza nella convivenza e condivisione della ricchezza di diversi patrimoni millenari su cui si fonda la nostra civiltà. I cittadini religiosi, musulmani e di altre fedi, devono saper testimoniare e portare nella vita di ogni giorno questo deposito spirituale, intellettuale e culturale come arricchimento per tutta la società, evitando se possibile di confondere gli aspetti etnici con quelli religiosi e spirituali. Come evidenziato nel Patto, proprio i religiosi dovrebbero collaborare per dare l’esempio di eccellenza nelle virtù del «rispetto, ascolto reciproco, libertà di parola, educazione al dialogo», qualità oggi sempre più rare».
In questo contesto questo Patto può davvero evidenziare i molti punti in comune tra cittadini credenti, seppur di diverse religioni, per facilitare la costruzione di una società dialogante, aperta e rivolta al futuro del Paese?
«Nel testo si parla proprio di “valori, radici, esperienze, pratiche, comportamenti e una ricerca del Sacro nei quali si dà spazio alla centralità di Dio, ai messaggi profetici, ai testi sacri, all’esperienza della Trascendenza e alle diverse forme di senso ultimo dell’esistenza”. È significativo scrivere con chiarezza che ogni azione comune, come la promozione di una cultura di “pace fondata sulla giustizia, la collaborazione nel bene comune, il contrasto a ogni forma di pregiudizio” debbano partire anzitutto da questa comune sensibilità al sacro; a Padova in questo senso abbiamo avuto modo di dialogare come Coreis negli ultimi vent’anni soprattutto con i frati del Santo, a partire da quando il nostro fondatore Shaykh Abd al-Wahid Pallavicini aveva guidato una delegazione di musulmani per rendere onore alle spoglie di sant’Antonio durante l’ostensione del 2010».
Come descriverebbe il valore simbolico e pratico del Patto?
«Il Patto unisce forse per la prima volta tutte le principali religioni presenti in Italia, tra cui le principali realtà organizzate dell’Islam italiano, segnando il frutto di un lavoro di oltre tre anni all’interno del Tavolo interreligioso nazionale. La Coreis ha inoltre portato anche rappresentanze dell’Associazione del maestro Ahmadou Bamba del Senegal (Acab), della Comunità islamica bosniaca d’Italia (Cibi) e dell’Associazione Muhammadiah in rappresentanza di una significativa comunità di seconda e prima generazione di origine dal Pakistan. È molto simbolico che gli stessi religiosi siano “saliti al Colle” per presentare alla più alta carica dello Stato questo Patto, tra l’altro proprio poco dopo che Mattarella era tornato dal Parlamento per l’anniversario degli 80 anni dell’Assemblea costituente. Potrebbe forse essere l’occasione per realizzare quanto previsto dalla stessa Costituzione per “promuovere la pari dignità di ogni religione di fronte allo Stato”, anche per quella che è la seconda religione in termini numerici in Italia».
Quali passi sono ancora necessari dal suo punto di vista per raggiungere l’obiettivo di una società coesa, come recita il sottotitolo del documento?
«La Via italiana del dialogo interreligioso potrebbe rappresentare una buona pratica da seguire a livello europeo se si investirà nel riconoscimento effettivo degli interlocutori religiosi adatti, così come nell’educazione sulle religioni, anche nelle scuole, promuovendo corsi ma anche occasioni di incontro tra giovani di diverse fedi. In questo senso il Patto prevede diverse «azioni» interessanti, tra cui una «giornata nazionale sul dialogo interreligioso», l’educazione ai simboli e segni religiosi, la valorizzazione del ruolo delle donne, la promozione di attività per conoscere la ricchezza anche artistica delle tradizioni, l’attenzione alla tutela all’ambiente così come ai luoghi sacri, che speriamo di rinnovare nei progetti anche in Veneto».