Fatti
«L a vicenda della contaminazione da Pfas-Pfba addebitata ai cantieri della Superstrada pedemontana veneta va avanti da molto tempo nel totale silenzio e per questo abbiamo denunciato la vicenda alla Procura di Trento». Inizia così la lunga nota diffusa da Covepa, il Coordinamento veneto Pedemontana alternativa, che ripercorre le tappe della battaglia portata avanti negli ultimi anni dall’associazione ambientalista. Secondo quanto riferito dal coordinatore Massimo Follesa, già nel 2021 sarebbe stata presentata una denuncia ai carabinieri del Noe di Treviso affinché la magistratura di Vicenza verificasse eventuali responsabilità penali legate alla contaminazione da derivati del fluoro collegata ai cantieri della Spv. Due anni dopo, Covepa avrebbe poi depositato un’integrazione dell’esposto, inviata per conoscenza anche al Ministero dell’ambiente. Proprio da quell’atto, secondo l’associazione, avrebbe preso avvio una vasta indagine amministrativa che nei mesi successivi avrebbe acceso i riflettori sulla gestione dei materiali provenienti dai cantieri e sui possibili impatti ambientali. Nel comunicato, il portavoce Massimo Follesa richiama anche la nota diffusa lo scorso anno dal comando provinciale dei carabinieri di Vicenza, attraverso cui la Procura berica avrebbe reso nota l’esistenza di un fascicolo penale relativo ai fatti denunciati, con una dozzina di indagati legati al management della Spv.
Tuttavia, sempre secondo Covepa, pur essendosi costituita parte offesa nell’ambito dell’inchiesta, l’associazione non avrebbe mai ricevuto una comunicazione formale sulla chiusura delle indagini né avrebbe potuto consultare gli atti del fascicolo. Uno dei punti più delicati sollevati nella nota riguarda poi un’ex cava dell’Alto Vicentino, indicata come possibile elemento di collegamento tra i materiali provenienti dai cantieri e ulteriori episodi di contaminazione ambientale. Secondo quanto sostenuto dall’associazione, il fascicolo relativo a quella specifica denuncia, presentata nell’ottobre del 2021, sarebbe stato aperto soltanto nel 2025, circostanza che potrebbe aver comportato un aggravamento delle conseguenze ambientali. Da qui la decisione di rivolgersi, a inizio maggio, alla Procura di Trento, competente per eventuali procedimenti riguardanti magistrati veneti. «Agli uffici giudiziari chiediamo che sul caso sia fatta completa chiarezza – spiega il portavoce Massimo Follesa – Le indagini sulla contaminazione da derivati del fluoro addebitata ai cantieri della Pedemontana Veneta sono state macchiate da inerzie, lacune o omissioni? Nonostante il Noe avesse prontamente comunicato la nostra denuncia alla Procura berica, il fascicolo relativo è stato aperto solo quattro anni dopo».