Fatti
Sette milioni e mezzo di euro investiti in tre anni per rafforzare la rete della solidarietà, sostenere le persone più fragili e sperimentare nuove forme di welfare territoriale: è il bilancio dei progetti sociali finanziati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e realizzati dal Comune di Padova. Per una città che nel 2020 è stata capitale europea del volontariato – riconoscimento inevitabilmente funestato dalla pandemia – il Pnrr ha rappresentato un’opportunità importante per consolidare una vocazione già radicata: non a caso la città del Santo è all’avanguardia a livello nazionale per numero di progetti sociali finanziati.
Le risorse europee sono servite sia per riqualificare strutture dedicate all’accoglienza e all’assistenza, sia per sperimentare nuovi modelli di intervento rivolti ad anziani, persone con disabilità, famiglie vulnerabili e persone senza dimora. «Tutti progetti che ci hanno dato grandi soddisfazioni e testimoniano la capacità delle persone degli uffici comunali di intercettare opportunità e trasformarle in interventi concreti – commenta l’assessora al sociale Margherita Colonnello – Si tratta di infrastrutture che spesso non si vedono, perché non riguardano strade o edifici, ma che contribuiscono ugualmente a costruire la nostra società».
Tra gli interventi più significativi ci sono quelli dedicati agli anziani. Il progetto delle dimissioni protette ha accompagnato 160 persone fragili nel delicato passaggio dall’ospedale al rientro a casa, mentre il Servizio di assistenza domiciliare condominiale, una delle sperimentazioni più innovative finanziate dal Pnrr, ha coinvolto 122 anziani distribuiti in cinque complessi abitativi. Qui il sostegno non si è limitato alle cure: agli operatori socio-sanitari sono stati affiancati educatori con il compito di favorire relazioni, incontri e forme di mutuo aiuto tra i residenti. All’interno dei condomini sono stati individuati alcuni spazi comuni in cui gli anziani hanno potuto trovarsi più volte alla settimana, dando vita a nuove amicizie e a piccole reti di solidarietà quotidiana.
«La solitudine è una delle grandi fragilità del nostro tempo – spiega l’assessora – Ci siamo accorti che il bisogno principale non era soltanto assistenziale: sono nate relazioni, persone che hanno iniziato ad aiutarsi reciprocamente per fare la spesa o andare in farmacia. A volte si ha vergogna a chiedere un favore; la presenza di un educatore ha facilitato questi rapporti e migliorato concretamente la qualità della vita delle persone coinvolte».
Sempre sul fronte dell’invecchiamento attivo, gli investimenti hanno consentito la riqualificazione di una palazzina collegata alla casa di riposo di Noventa Padovana, dove saranno realizzati appartamenti protetti destinati agli anziani dell’Ambito territoriale sociale. Un intervento che punta a offrire soluzioni intermedie tra la permanenza a domicilio e l’ingresso in struttura residenziale.
Un altro capitolo fondamentale riguarda la disabilità, con oltre 3,2 milioni di euro destinati a percorsi di vita indipendente per 54 persone con disabilità intellettiva, psichica, disturbi dello spettro autistico o situazioni di dipendenza. Dodici gli appartamenti attrezzati con tecnologie domotiche, che permettono ai beneficiari di sperimentare forme di autonomia abitativa, sviluppare competenze digitali e costruire percorsi di inserimento lavorativo.
Sul fronte della marginalità adulta, il Pnrr ha finanziato due progetti di Housing First che hanno consentito a trenta persone senza dimora di intraprendere percorsi di reinserimento sociale partendo da una casa. Le risorse hanno inoltre permesso di riqualificare due luoghi simbolo dell’accoglienza cittadina, la Casetta Borgomagno e l’ex Gabelli, punti di riferimento per le persone senza dimora e per chi vive situazioni di grave emarginazione. Gli interventi hanno migliorato l’efficienza energetica e la qualità degli spazi, rendendoli più adeguati ai servizi che ospitano.
Ora che la stagione del Pnrr si avvia alla conclusione, la sfida è capire che cosa resterà di queste esperienze. Per Colonnello il lascito più importante non sono tanto le opere realizzate quanto i processi avviati: «Il Pnrr ci ha consentito soprattutto di sperimentare nuovi modi di lavorare, e questo ci rende relativamente sereni perché non abbiamo creato servizi destinati a sparire improvvisamente. Certo serviranno risorse, soprattutto umane, ma l’obiettivo è consolidare quanto abbiamo imparato».
È forse questa l’eredità più significativa dei fondi europei: non soltanto edifici ristrutturati o servizi potenziati, ma la consapevolezza che la coesione di una comunità si costruisce soprattutto nelle relazioni. E che anche i cantieri invisibili possono lasciare segni duraturi.
Per quanto riguarda infanzia e adolescenza c’è il programma P.I.P.P.I., dedicato alla prevenzione dell’istituziona-lizzazione dei minori in situazione di vulnerabilità. Il progetto lavora contemporaneamente con bambini, genitori, scuola e servizi sociali, cercando di prevenire l’allontanamento dei minori dal nucleo familiare: «È un modo nuovo di intendere il servizio sociale – continua Colonnello – Non si interviene soltanto quando il problema è già esploso, ma si lavora nel contesto di vita del minore, coinvolgendo famiglia, insegnanti e comunità».