Chiesa
«Momentaneamente sospesi in attesa delle nuove configurazioni sinodali». Sfogliando l’Annuario diocesano 2025, alla pagina dedicata agli “Organismi diocesani di comunione” – consiglio pastorale e consiglio presbiterale – si leggeva questa frase. Ora che le nuove «configurazioni sinodali» sono state ufficializzate – parlo delle collaborazioni pastorali – si è definita anche la fisionomia del consiglio pastorale diocesano (Cpd), il primo post Sinodo. A rappresentare il vasto territorio della Diocesi di Padova, con le sue 454 parrocchie sparse in cinque province, prima c’erano i delegati vicariali. Ora ci sono i coordinatori laici delle 47 collaborazioni pastorali. «È fondamentale la loro presenza – sottolinea don Leopoldo Voltan, uno dei due vice-presidente del Cpd (una novità!) – nella logica “dell’andata e ritorno”: alcune scelte/attenzioni diocesane arrivano direttamente in loco e, allo stesso tempo, i territori ci rimandano le loro esigenze, domande e valutazioni. La nostra Diocesi ha sempre espresso grande attenzione e ascolto a ogni territorio; le specificità contano come ricchezza e non come ostacolo. Il consiglio pastorale diocesano è un luogo intermedio in cui ritrovarsi e sostenersi nell’azione pastorale. Un luogo di composizione di un’enorme diversità, che permette di rendere oggi la Chiesa adatta all’annuncio del Vangelo».
Il neonato Cpd – che rimarrà in carica fino al 2029, come gli organismi di comunione parrocchiali – «è numericamente ampio: 89 membri. Anche se c’erano numeri alti pure nei mandati precedenti. Il Sinodo diocesano ci ha dato un metodo di lavoro che aiuta a gestire bene anche assemblee cospicue». Oltre ai coordinatori laici delle collaborazioni, ci sono i membri di diritto – tra cui il vicario generale, i vicari episcopali e i responsabili degli uffici diocesani – e i rappresentanti di varie realtà e istituzioni della Diocesi. Lo presiede il vescovo Claudio, coadiuvato da una presidenza.
«È un Cpd ampio e variegato; sicuramente l’età media è più bassa dei consigli precedenti. Una bella novità è rappresentata dai coordinatori laici delle collaborazioni pastorali; certamente non è semplice entrare nel ruolo di consiglieri: richiede assunzione di un vocabolario e di un pensiero diocesano».
Dopo il primo incontro, a dicembre 2025, in cui – tra le altre cose – è stato presentato lo statuto rivisto, il consiglio si è ritrovato il 21 marzo e ha approfondito il cammino verso i ministeri battesimali. «Il clima mi è sembrato buono, anche se c’è bisogno di conoscersi e di amalgamarsi maggiormente. Il Cpd di fatto diventa il convenire sinodale dell’intera Chiesa locale: nessuno basta a se stesso e il volto della Diocesi è un insieme, un noi, fatto di persone, sensibilità, aspetti e percorsi».
Una novità del consiglio pastorale diocesano post-sinodale è data dalla presenza, indicata nello statuto rivisto, di due vice-presidenti: un laico/una laica e un presbitero. «Esprime uno sguardo unitario sulla conduzione dell’organismo di comunione e sulla pastorale diocesana» sottolinea don Voltan. Insieme a lui, alla vice-presidenza, c’è Francesca Schiano. Per lei è un ritorno, dato che ha ricoperto lo stesso incarico per due mandati: 1993-96 e 1996-99. «Un ritorno che mi ha stupita e, per certi versi, inquietata. Ho accettato per spirito di servizio e per l’attenuarsi degli impegni familiari e lavorativi. Tuttavia non sono state poche le perplessità e i dubbi che si possono riassumere in due interrogativi principali. Da un lato mi chiedo in che misura l’esperienza maturata nei due bienni precedenti e negli anni immediatamente successivi possa essere di aiuto per fondare il nuovo, e quanto una zavorra. Una seconda perplessità, ancor più personale, riguarda la capacità di intercettare, comprendere, apprezzare ciò che è “nuovo”. Devo dire che la composizione della presidenza, eterogenea per età ed esperienze, l’armonia e la capacità di ascolto reciproco che in essa si è subito attuata mi sono state di grande aiuto e stimolo».
La vice-presidenza di Francesca Schiano comincia in una Chiesa post-sinodale, il cui volto si va progressivamente delineando. «Il Sinodo ha definito alcune linee progettuali di grande respiro alla luce di un futuro ormai prossimo e che si sta già configurando nei cambiamenti profondi a livello sociale e del nostro modo di vivere la fede. Adesso si tratta di attuare quanto progettato facendo attenzione a non distruggere ciò che è ancora vitale, ma accompagnando cambiamento ed edificazione con la fatica e l’umiltà dell’“imparar facendo”. Credo che il consiglio pastorale diocesano sarà un organismo decisivo in questo processo di cambiamento se riuscirà a svolgere al meglio le sue funzioni di ascolto – dei territori, delle diverse realtà diocesane, delle indicazioni del vescovo – di analisi serena di fatiche e potenzialità, e quindi di esercizio del consiglio».
La presidenza del consiglio pastorale diocesano, il primo post-sinodale, è così composta (per il quadriennio 2025-29): il presidente è il vescovo Claudio Cipolla, vice-presidenti Francesca Schiano (parrocchia di Tencarola, coordinatrice della collaborazione pastorale Selvazzano) e don Leopoldo Voltan (vicario episcopale per la pastorale); questi i membri laici, tutti coordinatori di collaborazioni pastorali: Riccardo Berengan, parrocchia di Battaglia Terme – cp Terme-Colli; Valeria Fornasiero, parrocchia di Sant’Agostino di Albignasego – cp Albignasego; Francesco Levorato, parrocchia di San Bellino – cp Arcella;
Matteo Rizzo, parrocchia di Arteselle – cp Adriatica. Gli altri membri: Francesca Bassi (presidente della Consulta delle aggregazioni laicali), don Fabio Moscato, Maristella Roveroni (segreteria), don Giuliano Zatti.
Il consiglio pastorale diocesano ha una composizione estremamente eterogenea. «Un tratto, però, è comune: la grande disponibilità al servizio, a tutti i livelli – evidenzia Francesca Schiano – In questi primi incontri sono emersi anche la necessità di conoscersi meglio, come persone e come Diocesi, di instaurare relazioni, di imparare a comunicare bene, di ascoltarsi; in una parola di formarsi adeguatamente per svolgere il proprio servizio-ministero di consiglieri. Mi pare di aver visto, come già in passato, una Chiesa attiva e generosa, di cui certo non si devono ignorare le fatiche e le stanchezze, ma capace di camminare in spem, cioè verso la speranza».
A maggio ci sarà l’ultimo incontro del Cpd per quest’anno pastorale. «In base a quanto emerso dalle riunioni precedenti – evidenzia Schiano – paiono prioritarie alcune linee su cui lavorare in futuro: la formazione dei consiglieri; la chiarificazione riguardo a dubbi o incomprensioni emersi in quest’anno pastorale; l’analisi di alcuni nodi problematici soprattutto in rapporto ai ministeri battesimali».